La riparazione è una ammissione di responsabilità
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4 Gen 2016
 
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La riparazione è una ammissione di responsabilità

La disponibilità del venditore ad eliminare il vizio è un riconoscimento implicito del difetto dell’oggetto acquistato: tale presunzione non è esclusa dalla dichiarazione del venditore di aver agito solo a titolo di cortesia.

 

Mettiamo che abbiate acquistato un prodotto e, dopo qualche giorno, vi accorgiate della presenza di un difetto. Per ottenere la riparazione o la sostituzione con un altro pezzo, la legge vi impone di effettuare la denuncia al venditore entro 8 giorni: basterà una lettera consegnata a mani e controfirmata da questi “per ricevuta” oppure una raccomandata a.r. inviata alla sede legale dell’azienda o una posta elettronica certificata all’indirizzo indicato nel registro generale Ini-pec.

 

È difficile, però, che si proceda alla formale contestazione scritta del prodotto difettoso se il venditore, al momento del reclamo orale, si dichiara già disponibile alla riparazione. L’acquirente, infatti, potrebbe soprassedere dall’invio della diffida, ritenendo di aver risolto il problema bonariamente.

 

Qui potrebbero sopraggiungere i problemi. Se infatti, anche dopo una prima riparazione, il prodotto continui a presentare il difetto oppure il venditore, sebbene a parole si sia dimostrato disponibile, poi nei fatti non mantiene la promessa, allora il cliente potrebbe trovarsi – anche per il decorso degli otto giorni – con le spalle al muro.

Non è però così. Infatti, con una recente sentenza [1], la Cassazione ha chiarito che la disponibilità del venditore a riparare il prodotto difettoso, seppur lo faccia a titolo di cortesia, implica una sua ammissione di responsabilità. Insomma, tale sua disponibilità si presume essere una tacita dichiarazione di colpa, vincolandolo a risarcire l’acquirente o a sostituire il prodotto difettoso.

 

Il riconoscimento della propria responsabilità da parte del venditore – si legge in sentenza – e della presenza dei difetti del bene venduto può avvenire in qualsiasi modo, anche con un comportamento concludente come l’esecuzione di riparazioni o la sostituzione di parti della cosa medesima, senza necessità che a ciò si accompagni la formale ammissione di responsabilità o l’assunzione di obblighi specifici.

 

In ogni caso, nei confronti dell’acquirente resta sempre responsabile il venditore, anche se il vizio è di fabbrica e, quindi, dipende dal produttore.


 

[1] Cass. sent. n. 20811/2015.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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