TFR: il 40% all’ex coniuge dopo il divorzio
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20 Feb 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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TFR: il 40% all’ex coniuge dopo il divorzio

Una quota del Tfr deve essere corrisposta all’ex coniuge, anche quando si è passati a nuove nozze.

 

Il nuovo matrimonio non cancella la spettanza della quota del Tfr all’ex coniuge: è quanto chiarito, di recente, da un’ordinanza della Corte di Cassazione [1]. Le nuove nozze, difatti, influiscono solo laddove a risposarsi sia il coniuge a cui spetta la quota della liquidazione, e non il lavoratore.

 

 

Tfr all’ex

Nel dettaglio, è proprio la Legge sul divorzio, del 1970 [2], a stabilire che, al momento del pagamento del trattamento di fine rapporto, il coniuge divorziato debba corrispondere all’ex una quota di quanto ricevuto datore di lavoro.

Lo stesso principio è applicabile per le anticipazioni del Tfr richieste nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, esclusi i casi in cui le anticipazioni sono state erogate prima dell’instaurazione della causa di divorzio, durante la convivenza matrimoniale o durante la separazione.

 

All’ex coniuge titolare di assegno divorzile, precisamente, spetta una quota del Tfr pari al 40% della liquidazione, riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio.

Il fatto che il lavoratore si sia risposato non ha alcuna influenza sulla spettanza del diritto all’ex coniuge, mentre comporterebbe la perdita del diritto il caso contrario, laddove a risposarsi fosse l’ex, e non il dipendente.

Non rileva nemmeno la presenza di figli nati dal nuovo matrimonio, né il cambiamento in peggio delle condizioni economiche del lavoratore.

 

Quando, invece, alla cessazione del rapporto siano corrisposte somme diverse dal Tfr, come gli incentivi all’esodo, su queste somme non deve essere trattenuta la quota percentuale a favore del coniuge divorziato. Lo stesso ragionamento è applicato ai cosiddetti premi di anzianità, ed alle indennità di “prepensionamento”.

 

 

Tfr a rate

Infine, per quanto riguarda gli acconti, o anticipi del Tfr (da non confondere con le anticipazioni), si applica quanto osservato per la liquidazione a saldo: gli acconti, infatti, altro non sono che tranches del pagamento del Tfr. Molto spesso, effettivamente, capita che il datore di lavoro non sia in grado di saldare la liquidazione in un’unica soluzione, ed allora la paga a rate. Il lavoratore, ovviamente, ha diritto agli interessi sin dal momento di spettanza del tfr, in pratica dal mese successivo alla cessazione del rapporto; non è vero, come molti credono, che la liquidazione vada pagata dopo 6 mesi, a meno che non si parli del TFS del settore pubblico, per il quale le tempistiche di pagamento sono ancora più lunghe, arrivando a 24 mesi.

 

 

Rapporto di lavoro dopo il divorzio

La legge sul divorzio afferma chiaramente che la quota percentuale della liquidazione spetti non sull’intero Tfr, ma solo relativamente agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio: pertanto, per le liquidazioni relative ad impieghi instaurati successivamente allo scioglimento, o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio, non spetterà alcuna percentuale al coniuge divorziato.


[1] Cass. Ord. 24184/2015.

[2] Art. 12 bis L. 898/1970.

 


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Commenti
21 Feb 2016 rosalia lo monaco

posso fare richiesta al datore di lavoro dell’ex coniuge di comunicarmi quando quest’ultimo andrà in pensione per aver garantita la quota spettante del TFR? grazie