Stato e privato: una strana coppia che, da sempre, nel nostro Paese, prima si odia e poi si ama…
Il 23 ottobre scorso, la S.I.A.E. ha concluso un importante accordo con l’Associazione Fonografici Italiani. I due presidenti delle associazioni [1] hanno firmato un accordo in virtù del quale tutti i diritti economici spettanti ai produttori fonografici associati alla A.F.I. e dovuti da coloro che utilizzano in pubblico supporti musicali (come discoteche, pub, radio in store, radio locali, attività ricreative) saranno riscossi dalla S.I.A.E. medesima.
In altre parole, l’Ente pubblico posto a difesa dei diritti di proprietà intellettuale sfrutterà da oggi la propria articolata dislocazione territoriale per fungere anche da esattore, a servizio dell’industria privata…
Ma le discutibili connessioni tra Istitutizioni pubbliche e industria dei contenuti non finiscono qui.
Il sito del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha creato un link intitolato “I giovani, la musica e internet“. Cliccando su di esso, si rinvia al sito della Federazione dell’Industria Musicale italiana [2] dove, ovviamente, per ragioni di parte, la visione di internet e della musica viene rappresentata in modo del tutto parziale.
[1] Giorgio Assuma da un lato, Leopoldo Lombardi dall’altro.
[2] http://www.fimi.it/musicarete.php
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Massimo
ok, l’articolo è di un anno, non c’è però nulla di strano, così era fino a una decina di anni fa e così deve tornare ad essere. Anzi, anche scf dovrebbe smetterla con le richieste dirette agli utenti e andare in SIAE per il compenso sull’uso delle registrazioni.
Il compenso di sui all’art. 73 e 73-bis DEVE essere incassato dalla SIAE perché facente parte dei proventi che gli utenti pagano per gli utilizzi commerciali dei diritti d’autore. Il principio è stato ribadito varie volte, fin anche dal Consiglio di Stato.
Saluti a tutti