Malattia psichica del genitore: giustifica l’affido esclusivo dei figli?
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1 Gen 2016
 
L'autore
Maria Elena Casarano
 


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Malattia psichica del genitore: giustifica l’affido esclusivo dei figli?

Il disturbo mentale del genitore non comporta l’automatico affidamento della prole in via esclusiva al genitore “sano”. Ogni situazione va valutata caso per caso e può eventualmente tradursi in una conferma dell’affido condiviso, proprio nell’interesse dei minori.

 

Dopo diversi anni di matrimonio, mia moglie vuole separarsi. Il dialogo tra noi è stato sin da subito molto difficile e di recente ho scoperto che, in passato, ha subito un trattamento psichiatrico (che ora rifiuta di proseguire) che le ha diagnosticato un disturbo della personalità. Lei ha un rapporto conflittuale con i nostri bambini e conduce una vita libertina, uscendo con gente che non conosco e allontanandosi per interi w.e. Sono in grado di provare quanto dico e perciò vorrei sapere se posso richiedere e ottenere l’affido esclusivo dei nostri due bambini.

 

Non esistono situazioni specificamente individuate dalla legge in grado di legittimare una richiesta di affidamento esclusivo dei figli, ma la loro individuazione è demandata alla discrezionalità del giudice chiamato a decidere nel caso concreto.

 

I criteri di deroga all’affido condiviso

Esistono a riguardo, infatti, dei punti cardine consolidati nella giurisprudenza:

– l’affido condiviso costituisce una regola generale in caso di separazione, per poter derogare alla quale è necessario che “risulti, nei confronti di uno dei genitori, una sua condizione di manifesta carenza o inidoneità educativa o comunque tale da rendere quell’affidamento in concreto pregiudizievole per il minore” [1];

 

– l’idoneità educativa del genitore che si intende escludere dall’affido andrà accertata “con un apprezzamento globale della personalità, dell’attitudine, della disponibilità materiale e psicologica, dell’ambiente in cui ciascuno dei due genitori è inserito, in rapporto alle esigenze concrete, morali e affettive dei figli, e quindi con esclusivo riferimento all’interesse di questi ultimi” [2];

 

– “l’esclusione della modalità dell’affidamento condiviso dovrà risultare sorretta da una motivazione non più solo in positivo sulla idoneità del genitore affidatario, ma anche in negativo sulla inidoneità educativa del genitore che in tal modo si escluda dal pari esercizio della responsabilità genitoriale e sulla non rispondenza, quindi, all’interesse del figlio dell’adozione, nel caso concreto, del modello legale prioritario di affidamento” [3].

 

 

La prova del pregiudizio per i figli

Ciò significa, all’atto pratico, che da un lato il lettore ha senz’altro titolo per chiedere l’affido esclusivo dei due minori nel contesto della separazione dalla moglie [4] ma dovrà, al contempo, essere in grado di provare le ragioni a supporto di tale domanda. Non sarà sufficiente, perciò, che l’istanza si basi sul timore, come pure il personale convincimento, che la moglie non sia in grado di assumersi le responsabilità derivanti dal suo ruolo genitoriale, ma dovrà dar prova di come la condotta di quest’ultimo abbia pregiudicato, o possa pregiudicare il benessere dei due bambini.

Nel caso di specie, il lettore non dovrebbe avere difficoltà a dar prova della fondatezza dei suoi timori, ben potendo fare quantomeno un oggettivo riferimento ad una serie di circostanze documentabili (visite e diagnosi dello psicologo, rifiuto della donna a proseguire nel percorso terapeutico, continue e frequenti assenze della stessa dalla casa familiare, ecc.).

 

 

Il problema della malattia mentale

Tuttavia, con riferimento al problema della riferita patologia psichica sofferta dalla donna ed alle decisioni che il Tribunale potrebbe assumere in questo caso, va anche detto che essa (anche ove provata) potrebbe non dare necessariamente luogo all’automatico accoglimento della domanda di affido esclusivo.

Appare rappresentativa, in tal senso, una pronuncia con la quale il Tribunale di Milano [5] ha affermato che non bisogna ritenere, in modo aprioristico, la malattia psichica come una causa di impossibilità a crescere un bambino e, quindi, impeditiva dell’affidamento condiviso. Si è detto, infatti, che su chi soffre di una malattia mentale ricadono spesso preconcetti sociali che finiscono col “marchiare” spesso il soggetto come socialmente pericoloso. In questo modo, i danni alla persona finiscono per trovare origine non tanto nella patologia sofferta, ma nel fatto che il malato, intimorito da tali pregiudizi, tende a chiudersi in se stesso, rafforzando l’etichettatura che la società ha creato su di lui.

 

In altre parole, non è detto che dalla patologia psichica derivi, in automatico, l’incapacità del genitore di prendersi cura dei propri figli, ma tale incapacità deve essere provata in giudizio: a tal riguardo potrà avere grosso rilievo l’eventuale consulenza tecnica (di un medico o uno psicologo) che presumibilmente potrà disporre il giudice nel corso del giudizio, così come le relazioni dei servizi sociali di zona. Al pari, potrà avere peso sulla decisione del giudice quanto emerso dall’ascolto dei figli (specie con riguardo al riferito rapporto conflittuale esistente con la madre). Tale ascolto, di norma, viene disposto in tutti i casi in cui si debba decidere su questioni (diverse da quelle patrimoniali) che riguardano i minori, se abbiano compiuto i 12 anni ma anche di età inferiore, ove capaci di discernimento (cioè in grado di elaborare idee e concetti in modo autonomo, di avere proprie opinioni e di comprendere gli eventi). La sussistenza o meno di tale capacità potrà anche essere valutata dal giudice, prima di ascoltare i minori, dopo aver disposto un colloquio con un esperto; solitamente, tuttavia, essa viene ritenuta sussistente durante l’età scolare.

 

Altre questioni riguardanti i riferiti rapporti personali tra i coniugi (difficoltà di dialogo o altro) non potrebbero, invece, avere alcun peso sulla domanda di affido esclusivo; neppure, infatti, la forte conflittualità tra i genitori viene normalmente ritenuta una motivazione sufficiente per giustificare un provvedimento di deroga all’affido condiviso dei figli.

 

 

Le soluzioni possibili

Al lettore non rimane dunque che valutare, insieme al proprio legale di fiducia, il fondamento (meglio “la non manifesta infondatezza”) di una domanda di affido esclusivo, attraverso l’esame dei documenti già in possesso e di quelli comunque producibili su richiesta (vedi relazioni mediche). Il personale consiglio è, tuttavia, quello di non escludere a priori la possibilità di chiedere in prima istanza l’affido condiviso con collocazione prevalente dei due minori presso di sé (anche in ragione delle frequenti assenze della madre da casa) e solo in via subordinata l’affido esclusivo, solo ove il procedimento giudiziale dovesse mostrare inevitabile allo stesso giudice questa seconda soluzione.

 

Tra l’altro, la prova di essere un padre onnipresente e attento potrebbe portare lo stesso magistrato a ritenere la prima domanda più rispondente al benessere e alla serenità dei bambini, rispetto a quella più drastica di limitare la madre della responsabilità genitoriale nei loro confronti; l’uomo potrebbe, infatti, in questo nuovo contesto di vita (da separato) sentirsi più sereno e maggiormente indotto a “favorire” il difficile rapporto dei due figli con la madre.

 

Tale soluzione produrrebbe un effetto pratico sostanzialmente analogo (se pur meno incisivo) rispetto a quello derivante da una richiesta di affido esclusivo (cioè che i due bambini vivrebbero col padre in modo stabile, con pieno diritto della madre a frequentarli ), senza necessariamente dar luogo ad una “guerra” giudiziaria. Anzi, è addirittura possibile che essa venga accolta con maggiore favore anche dalla donna (più propensa, per così dire, alle “libere uscite”), così consentendo ai coniugi di raggiungere una soluzione consensuale alla separazione.


[1] Cfr. Cass. n. 16593/2008.

[2] Cfr. Cass. n. 9746/1990.

[3] Cass. sent. 16593/08.

[4] Ai sensi dell’art. 337 quarter co. 2 cod. civ.

[5] Trib. Milano, ord. del 27.11.13.

 

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Commenti
1 Gen 2016 Pierpaolo Poldrugo

Certamente se a patire della malattia psichica è la mdre difficilmente essa portà essere invocata per derogare dall’affidamento condiviso.
Al contrario, se fosse il padre a soffrirne il mantenimento del principio generale sarebbe problematico.
Per una valutazione serena e realistica occorre partire dalla constatazione che la legge non è uguale per tutti.