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Editoriali Pubblicato il 1 gennaio 2016

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Editoriali Autorizzazione amministrativa negata senza motivo: il Comune paga i danni al cittadino

> Editoriali Pubblicato il 1 gennaio 2016

Se un ente pubblico agisce senza rispettare i criteri di efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa produce un danno che deve essere risarcito.

Il signor Mario è un imprenditore e costruisce impianti a biomassa per la produzione di energia elettrica.

Per poter costruire detti impianti egli inoltra richiesta per ottenere le autorizzazioni degli enti pubblici coinvolti (Comune, Provincia e Regione).

In genere, seguendo il pur lungo e talvolta oscuro iter burocratico, il signor Mario ottiene sempre, nei tempi di legge, le autorizzazioni necessarie per poter esercitare la propria attività.

Ma qualche anno fa, un ente locale, decide di ostacolare il rilascio dell’autorizzazione richiesta.

Invano il signor Mario fa presente al Comune che gli altri Enti, Provincia e Regione, hanno già rilasciato la V.I.A. [1] necessaria, seppur con prescrizioni, e che l’opera era prevista in un accordo di programma già sottoscritto anche dall’ente locale stesso.

Il Comune, prima archivia la pratica, poi chiede alla Provincia di revocarla ed, infine, paradossalmente, denuncia alla Regione che la autorizzazione V.I.A. rilasciata non avrebbe rispettato i tempi stabiliti.

Il signor Mario non comprende i motivi di tale comportamento, tuttavia ritiene di aver subito un danno ingiusto e pertanto decide di appellarsi prima al T.A.R. [2] e poi al Consiglio di Stato [3].

I giudici di secondo grado riconoscono il diritto del signor Mario al procedimento e dunque, alla costruzione dell’impianto, ed inoltre stabiliscono il diritto dell’imprenditore ad un risarcimento per i costi aziendali sostenuti nel periodo di impedimento e per i mancati ricavi conseguenti.

Il T.A.R. [4] infine decide che il Comune deve risarcire il signor Mario per il danno emergente, perché nel procedimento in oggetto il Comune non aveva alcun potere discrezionale, anzi, stanti le altre autorizzazioni già concesse dagli altri enti, il Comune non avrebbe avuto neppure il diritto di rilasciare ulteriori permessi, essendo l’autorizzazione unica provinciale già da sola sufficiente all’esecuzione dell’opera richiesta.

Pertanto i giudici del T.A.R. hanno ritenuto che nel caso del signor Mario fosse stato leso l’interesse legittimo pretensivo del cittadino [5] e che il comportamento del Comune contrastasse con i principi generali di efficienza e di efficacia della attività amministrativa [6].

Il signor Mario sarà risarcito dal Comune, speriamo a carico dei funzionari che hanno sbagliato e non a carico dei contribuenti.

L’importante principio ribadito dai giudici è però valido per tutti i cittadini ed è importante ricordarlo, qualora se ne presenti la necessità.

note

[1]   V.I.A. –Valutazione di Impatto Ambientale

[2]   T.A.R. – Tribunale Amministrativo Regionale

[3]   Consiglio di Stato – Sentenza n. 255/2012

[4]   T.A.R. – Genova – Sentenza n. 933/2015

[5]   Cassazione a SS.UU. – Sentenza n. 500 del 22.7.1999

[6]   Artt. nn. 1 e 2 della L. 241/90

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