Il nuovo limite dei pagamenti in contanti a tremila euro: come funziona
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3 Gen 2016
 
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Il nuovo limite dei pagamenti in contanti a tremila euro: come funziona

Pagamenti a rate, fatture, tasse, assegni non trasferibili, prelievi e versamenti sul conto, donazioni, stipendi, pensioni, locazioni, sanzioni.

 

La legge di Stabilità 2016 porta a tremila euro il limite all’uso dei contanti: ciò significa che, fino a 2.999,99 euro, è possibile pagare in denaro cash, ma da 3.000,0 in su è necessario utilizzare il bonifico bancario, l’assegno non trasferibile, la carta di credito o di debito (bancomat). Rispetto al passato, quindi, si potrà usare il contante per tutti i pagamenti da 1.000 euro a 2.999,99 che, invece, fino al 31 dicembre 2015, erano vietati.

 

In particolare la nuova legge inoltre prevede:

 

– il divieto di trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi (privati o operatori economici), quando il valore oggetto di trasferimento, è complessivamente pari o superiore a 3mila euro. Questo divieto non opera quando il trasferimento avviene con l’intervento di banche, Poste italiane, istituti di moneta elettronica e istituti di pagamento;

 

– l’incremento del limite da 2.500 a 3mila euro per la negoziazione a pronti di mezzi di pagamento in valuta nello svolgimento dell’attività di cambiavalute;

 

– il mantenimento della soglia di mille euro per la rimessa di denaro (money transfer) e per l’emissione di assegni bancari e postali senza indicazione del beneficiario (ovvero con girata libera) e senza la clausola di non trasferibilità.

 

Due gli interventi che dovrebbero favorire il ricorso dei consumatori a mezzi tracciabili di pagamento. Il primo consiste nell’ampliamento alle carte di credito dell’onere che incombe su imprese, esercenti al minuto e professionisti di accettare pagamenti effettuati tramite Pos da 5 euro in su. L’obbligo (espressione utilizzata dal legislatore) non trova applicazione solo nei casi di oggettiva impossibilità tecnica. Il secondo consiste, in particolare per i pagamenti elettronici di importo contenuto (inferiori a 5 euro) nell’abbattimento delle commissioni bancarie ovvero nella riduzione delle stesse.

 

L’adeguamento a tale normativa avverrà, per quanto riguarda le commissioni bancarie di carte di credito e di debito entro il 1° febbraio 2016 con un decreto che sarà emanato dal ministero dell’Economia.

 

Ma come funziona, nella pratica, la nuova normativa e, soprattutto, quali sono i casi in cui, pur superando il tetto massimo di tremila euro è consentito utilizzare il denaro contante? Lo scopriamo un questa breve scheda.

 

 

Pagamenti a rate

Nel caso in cui un contratto preveda un corrispettivo superiore a tremila euro e le parti abbiano convenuto un pagamento a rate, ciascuna singola rata potrà essere pagata in contanti purché di importo non superiore a 2.999,99 euro. Tale accordo, quindi, consente di superare il limite di pagamento con strumenti tracciabili.

Tuttavia, per evitare che tale accordo si presti come una elusione al divieto di uso del contante, è necessario anche che:

 

– il pagamento a rate sia connaturale alla natura stessa del contratto: si pensi al caso del mandato professionale a un avvocato da versare in base alle fasi del processo, al compenso in favore di un dentista da ripartire in base ai singoli interventi, al corrispettivo a un appaltatore definito in base a stati di avanzamento d’opera, ecc.;

 

– per ogni singolo pagamento deve essere conservata la disposizione scritta dei contraenti circa la corresponsione e l’accettazione del versamento.

 

Fuori da questa ipotesi, mancando l’accordo espresso e scritto tra le parti, il pagamento in più tranche di un’unica prestazione il cui valore complessivo eccede i tremila euro non può avvenire per contanti.

 

Sarà quindi, ad esempio, possibile pagare una fattura (Iva compresa) ad esempio di 8.320 euro (6.000 euro + Iva) in tre rate cadauna di euro 2.440.

 

 

Pagamenti delle tasse e degli importi dovuti per legge

Non fanno eccezione alla regola generale dell’uso dei contanti limitato a 2.999,99 euro neanche i pagamenti delle tasse. Così, per esempio, il pagamento del bollo auto, delle cartelle di Equitalia, ecc.

Stesso discorso per tutti quei pagamenti dovuti per legge: si pensi all’assicurazione obbligatoria sulle auto.

 

 

Assegni bancari e postali

Il limite a tremila euro non vale per la trasferibilità degli assegni. Gli assegni bancari e postali, infatti, potranno continuare ad essere emessi privi di clausola di intrasferibilità solo per importi inferiori ai 1.000 euro. Sopra questo tetto, invece, l’assegno dovrà recare la dicitura “non trasferibile”. Ciò deriva dal fatto che, le nuove disposizioni non hanno apportato alcuna modificazione alla legge sulla trasferibilità degli assegni [1]. In pratica, per questi ultimi permarrà l’obbligo di indicare il nome e la ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità a partire dai 1.000 euro.

 

 

Prelievi e versamenti dal e sul conto corrente bancario o postale

Restano liberi i versamenti e i prelievi sul conto corrente: a tali operazioni non si applica la normativa sulla tracciabilità, la quale invece resta destinata solo agli scambi di denaro tra soggetti diversi (invece, nei rapporti con la banca il titolare del denaro resta sempre il correntista).

Il dipendente dell’istituto di credito può chiedere spiegazioni sull’uso del denaro eventualmente prelevato, ma solo ai fini del controllo della normativa sull’antiriciclaggio, ma senza potersi opporre al prelievo stesso, a prescindere dal valore dell’importo se non superiore a 12.500 euro.

 

 

Stipendi del datore di lavoro privato

Per i dipendenti del settore privato, il limite al pagamento in contanti segue la nuova regola e si alza, quindi, a tremila euro. Il datore, cioè, potrà eventualmente consegnare il denaro contante al lavoratore: un comportamento di certo rischioso per l’azienda perché esclude, in futuro, la prova certa circa la consegna del denaro (prova che invece il bonifico o l’assegno consente).

 

 

Stipendi del datore di lavoro pubblico

Nel pubblico impiego, invece, il limite al pagamento degli stipendi resta ancorato a mille euro: fino a 999,99 euro è possibile la consegna del cash, oltre tale soglia permane l’obbligo della tracciabilità.

 

 

Pagamenti delle pubbliche amministrazioni

Tutti i pagamenti, a qualsiasi titolo effettuati, dalla pubblica amministrazione devono avvenire necessariamente con bonifico in conto corrente se l’importo della prestazione supera 999,99 euro. Quindi, oltre ai predetti stipendi, anche pensioni o compensi per attività professionali e non, devono sempre avvenire attraverso il canale telematico e la tracciabilità dell’operazione. La norma, infatti, ha la finalità di ridurre la spesa pubblica.

 

 

Donazioni tra parenti o amici

Gli scambi di denaro tra parenti e amici seguono le regole appena enunciate. Dunque, il genitore che consegni dei soldi al figlio farà bene a utilizzare il bonifico se l’importo supera i tremila euro. In ogni caso, se il pagamento si sostanzia in un generalizzato sostegno è importante conoscere le regole sulle donazioni di denaro e sulle causali di versamento da utilizzare per il bonifico bancario.

 

 

Locazione

Il pagamento dell’affitto segue le nuove regole: così l’inquilino potrà pagare in un’unica volta gli importi fino a 2.999,99 euro, pretendendo la relativa ricevuta a quietanza del pagamento.

Nel caso di arretrati versati in un’unica soluzione è possibile superare il tetto di 3mila euro se il locatore offre una ricevuta di pagamento distinta per ogni singola mensilità. Se, invece, viene consegnata un’unica ricevuta, è necessario pagare con strumenti tracciabili quando l’importo complessivo dei canoni supera i tremila euro.

 

 

Cambiavalute

Sale inoltre da 2.500 a 3 mila euro il limite per la negoziazione a pronti di mezzi di pagamento in valuta svolta dai “cambiavalute”. A mille euro resta il limite per il money transfer.

 

 

Sanzioni

La sanzione prevista per chi evade l’obbligo di pagamento tracciabile è va dall’1 al 40% dell’importo corrisposto, con penalità che non può essere inferiore comunque a 3mila euro. È ferma la possibilità dell’oblazione.

Non sono previsti sconti per le violazioni anteriori al 1° gennaio 2016.


[1] Art. 49 co. 5, del dlgs 231/07.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
10 Gen 2016 giacomo lazzari

il comma 5 non è stato modificato, vero, ma con Dlgs 169 2012 è stato stabilito che da tale data il comma 5 segue le sorti del comma 1..quindi anche il limite per gli assegni è cambiato…e
LEGGE:
Il D.Lgs. 13 agosto 2010, n. 141, come modificato dal D.Lgs. 19
settembre 2012, n. 169, ha disposto (con l’art. 27, comma 1-ter) che “I commi 5 e 7 dell’articolo 49 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, si interpretano nel senso che costituiscono violazione
l’emissione, il trasferimento e la presentazione all’incasso di
assegni bancari e postali, di assegni circolari, vaglia postali e
cambiari privi dell’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e della clausola di non trasferibilita’ per importi pari o superiori al limite previsto dal comma 1, primo periodo. Il comma 6 dell’articolo 49 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, si interpreta nel senso che il trasferimento e la presentazione all’incasso di assegni bancari e postali emessi all’ordine del traente da parte di soggetto diverso, costituiscono violazione”.