Entro quanto tempo il controllo della dichiarazione dei redditi?
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3 Gen 2016
 
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Entro quanto tempo il controllo della dichiarazione dei redditi?

Unico e accertamento fiscale dell’Agenzia delle Entrate: entro quanto tempo può arrivare il controllo della dichiarazione di Unico.

 

Più tempo per l’Agenzia delle Entrate per controllare le dichiarazioni dei redditi e notificare l’accertamento fiscale in caso di evasione: la legge di Stabilità 2016 [1] ha, infatti, aggiornato la materia, da un lato cancellando la previsione che un tempo consentiva il raddoppio dei termini in presenza di un fondato sospetto di reato e, dall’altro lato, prevedendo un dilatamento degli originari tempi dei controlli. Le novità partiranno dalle dichiarazioni di Unico 2017. Due gli interventi che riguardano tutti i cittadini: anzitutto si allungano i tempi di accertamento per Iva a e imposte sui redditi da 4 a 5 anni, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione (quindi entro il 31 dicembre 2022 per i redditi del 2016, da dichiarare nel 2017); in caso di dichiarazione omessa o nulla si passa a 7 anni. Quando poi le indagini fiscali riguardano i paradisi fiscali, i tempi si allungano molto: i termini sono raddoppiati, quindi si passa al decimo anno successivo a quello di presentazione della relativa dichiarazione, che salgono a 14 in caso di omissione.

In questa breve scheda vedremo quali sono i termini per il controllo delle dichiarazioni dei redditi prima e dopo la riforma.

 

 

Dichiarazioni dei redditi fino al 31.12.2016

In generale e salvo i casi particolari di seguito esaminati, l’Agenzia delle Entrate deve notificare l’avviso di accertamento e il contestuale provvedimento di irrogazione delle relative sanzioni, a pena di decadenza:

 

–  se è stata presentata la dichiarazione, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo alla presentazione;

 

–  se la dichiarazione è stata omessa o è nulla, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui avrebbe dovuto essere presentata.

 

Entro lo stesso termine:

 

–  l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza possono esercitare i poteri istruttori loro riconosciuti (accessi, ispezioni, verifiche e acquisizioni in genere di dati, elementi e notizie) che, pertanto, non possono riguardare periodi d’imposta per i quali non è più possibile eseguire l’accertamento;

 

– l’Agenzia delle Entrate può integrare o modificare in aumento l’accertamento già emesso, mediante la notifica di nuovo atto se è sopravvenuta la conoscenza di nuovi elementi.

Il termine è interrotto solo dalla notifica dell’accertamento e si intende rispettato se l’AE richiede la notifica dell’atto entro la scadenza ed indipendentemente dal momento in cui lo stesso perviene al destinatario.

 

L’atto emesso o notificato oltre il termine di decadenza è nullo; la nullità non è rilevabile d’ufficio ma deve essere tempestivamente eccepita dal contribuente nel ricorso introduttivo del giudizio.

 

Per esempio:

 

– per il periodo di imposta 2012, l’anno di presentazione della dichiarazione è il 2013, l’accertamento per la dichiarazione presentata scade nel 2017 mentre quello per l’omessa dichiarazione scade nel 2018.

 

– per il periodo di imposta 2013, l’anno di presentazione della dichiarazione è il 2014, l’accertamento per la dichiarazione presentata scade nel 2018 mentre quello per l’omessa dichiarazione scade nel 2019;

 

– per il periodo di imposta 2014, l’anno di presentazione della dichiarazione è il 2015, l’accertamento per la dichiarazione presentata scade nel 2019 mentre quello per l’omessa dichiarazione scade nel 2020.

 

Raddoppio dei termini

Quando il contribuente ha commesso una violazione che comporta obbligo di denuncia per uno dei reati tributari previsti dalla legge [2] i termini ordinari sono raddoppiati (quindi, passano al 31 dicembre rispettivamente dell’8° e del 10° anno successivo a quello in cui la dichiarazione è stata presentata o doveva essere presentata).

 

In pratica, per le violazioni costituenti reato, denunciato all’autorità giudiziaria entro gli ordinari termini di decadenza, le rettifiche potranno avvenire entro il 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione ovvero del decimo anno in ipotesi di omessa presentazione. Quindi, esemplificando, le ultime dichiarazioni da presentare in vigenza del regime in vigore fino al 31 dicembre 2015 saranno relative al periodo di imposta 2015 (da presentare nella maggior parte dei casi entro settembre 2016).

Esse potranno essere rettificate entro il 31 dicembre 2020, ove non vi siano reati tributari, ovvero entro il 31 dicembre 2024 in caso di delitti tributari denunciati all’autorità giudiziaria entro il 31 dicembre 2020.

 

Il raddoppio si applica solo al periodo di imposta in cui è stata commessa la violazione rilevante penalmente e opera con riferimento a tutti i periodi d’imposta per i quali, alla data del 4 luglio 2006, sono ancora pendenti i termini ordinari di accertamento.

 

Il raddoppio opera:

– a prescindere dall’esito del giudizio penale che consegue alla denuncia: decreto di archiviazione o rinvio a giudizio e, in quest’ultimo caso, sentenza di proscioglimento o di condanna;

– anche nei confronti dei soggetti legati da un rapporto di responsabilità solidale, limitatamente agli aspetti tributari rilevanti per la determinazione della posizione fiscale del soggetto accertato.

In base alle modifiche normative in vigore dal 2 settembre 2015, il raddoppio opera solo se l’agenzia delle Entrate o la Finanza presenta o trasmette la denuncia penale entro la scadenza ordinaria dei termini ordinari [3].

 

L’Agenzia delle Entrate deve indicare, nella motivazione dell’avviso di accertamento, i presupposti del raddoppio del termine, dovendo consentire sia al contribuente che alla Commissione tributaria di controllarne la sussistenza.

 

 

Dichiarazioni dei redditi dal 1.01.2017

Per gli avvisi di accertamento emessi con riferimento sia alle imposte sui redditi, sia all’Iva, dai periodi di imposta in corso al 31 dicembre 2016 si applicano le nuove regole approvate con la legge di stabilità 2016. Saranno quindi sottoposte al nuovo regime le dichiarazioni del 2016 da presentarsi con Unico 2017. A partire da queste dichiarazioni, gli uffici potranno svolgere accertamenti:

 

– se è stata presentata la dichiarazione, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione (quindi entro il 31 dicembre 2022 per il periodo 2016). Il precedente termine era di quattro anni;

 

se la dichiarazione è stata omessa o è nulla entro il 31 dicembre del settimo anno successivo a quello in cui si sarebbe dovuta presentare in ipotesi di omissione o nullità della dichiarazione (quindi entro il 31 dicembre 2024 per il periodo 2016). Il precedente termine era di cinque anni.

 

Questi termini valgono sia se il contribuente ha commesso violazioni tributarie penalmente rilevanti, sia se la rettifica riguarda illeciti di tipo amministrativo. Dunque, non si applica più il raddoppio dei termini.

 

Le nuove norme tuttavia sembrano interessare solo le imposte dirette, l’Iva e i tributi collegati per i quali si applicano le medesime regole di accertamento (e quindi di decadenza).


[1] Legge 208/2015 (legge di Stabilità 2016).

[2] D.Lgs. 74/2000.

[3] Art. 2 D.Lgs. 128/2015.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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