Abuso edilizio: ordine di sospensione dei lavori e sequestro del cantiere
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2 Gen 2016
 
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Abuso edilizio: ordine di sospensione dei lavori e sequestro del cantiere

A fronte della costruzione di un’opera abusiva, il Comune può emettere un provvedimento cautelare di sospensione dei lavori e disporre il sequestro del cantiere.

 

L’ordine di sospensione dei lavori è un provvedimento cautelare, che l’autorità comunale può emettere al fine di impedire che dalla prosecuzione dei lavori illeciti derivi un danno di maggiori dimensioni: esso non può essere emesso, pertanto, per dare all’amministrazione il tempo di verificare se un abuso sia stato o meno commesso, richiedendo — al contrario — che un’inosservanza della normativa urbanistica sia stata accertata e non semplicemente ritenuta possibile.

 

In giurisprudenza:

 

—   «La sospensione dei lavori non può essere ordinata a fini dichiaratamente istruttori, e, cioè, in attesa di accertare l’eventuale illegittimità dell’atto concessorio, in quanto il vigente sistema urbanistico–edilizio prevede, una volta intervenuto il rilascio del titolo edificatorio, soltanto il potere di annullamento in presenza di determinati presupposti; ovvero, prima del rilascio, l’adozione della misura cautelare di salvaguardia a tutela del piano ancora in itinere» (C. Stato, sez. V, 16 ottobre 2006, n. 6134, in Urbanistica e appalti 2006 1481).

 

—   «Ai sensi dell’art. 32 L. 17 agosto 1942, n. 1150, la sospensione dei lavori è rigorosamente circoscritta all’ipotesi di lavori iniziati senza licenza ovvero eseguiti in difformità delle previsioni urbanistiche o dal progetto approvato, escludendosi l’applicazione della misura sospensiva ai casi di illegittimità della licenza, non ancora accertata con formale provvedimento» (C. Stato, sez. V, 28 gennaio 1992, n. 78, in Riv. amm., 1992, 323).

 

—   «L’ordine di sospensione dei lavori di cui all’art. 4, 3° comma, L. 28 febbraio 1985, n. 47, in quanto misura prodromica e strumentale all’applicazione delle misure sanzionatorie dirette al ripristino dell’equilibrio urbanistico violato, non può essere utilizzato per verificare se vi sia stata una violazione urbanistica; ne consegue che l’accertamento dell’illecito deve precedere l’applicazione della misura cautelare» (T.a.r. Basilicata, 24 marzo 1997, n. 26, in Rass. giur. energia elettrica, 1997, 996).

 

—   «Il sindaco, nell’esercizio delle funzioni di vigilanza sull’attività edilizia ed urbanistica, può ordinare la sospensione dei lavori solo in relazione alla difformità dell’opera dalle previsioni urbanistiche e/o alle modalità esecutive fissate nella concessione di costruzione, ma non può disporla in attesa di accertare l’eventuale illegittimità dell’atto concessorio o la sua eventuale decadenza, essendo consentito dalla legge, in tali casi, solo l’annullamento d’ufficio dell’atto stesso» (T.a.r. Calabria, 5 febbraio 1996, n. 161, in Trib. amm. reg., 1996, I, 1592).

 

L’art. 27, 3° comma, del T.U. n. 380/2001 prevede l’emissione dell’ordine di sospensione dei lavori in tutte le ipotesi in cui sia constatata l’inosservanza di norme di legge o di regolamento, di prescrizioni degli strumenti urbanistici, nonché delle modalità esecutive fissate in permessi di costruire.

L’art. 2, comma 341, della legge 24-12-2007, n. 244 — in aggiunta alle disposizioni dell’art. 27, 3° comma, del T.U. n. 380/2001 — ha previsto inoltre che, entro i successivi 15 giorni della notifica dell’ordine di sospensione, il dirigente o il responsabile dell’ufficio, su ordinanza del sindaco, può procedere al sequestro del cantiere.

 

In giurisprudenza:

 

—   «Anche nell’ipotesi di concessione edilizia assentita con l’istituto del silenzio-assenso il sindaco può emanare un’ordinanza di sospensione dei lavori, considerata espressione di un potere di controllo sull’attività edilizia (fattispecie nella quale, dopo detta ordinanza, era stato disposto l’annullamento della concessione)» (Cons. giust. amm. sic. sez., giurisdiz., 30 marzo 1998, n. 176, in Cons. Stato, 1998, I, 499).

 

La sospensione dei lavori non è normativamente prevista, invece, per le opere che vanno immediatamente demolite ai sensi dell’art. 27, 2° comma, del T.U. n. 380/2001, ove la tutela cautelare sarebbe meramente dilatoria e poco compatibile con la richiesta immediatezza dell’intervento demolitorio.

 

La sospensione ha «durata» fino all’emanazione dei provvedimenti repressivi definitivi, che dovranno essere adottati e notificati entro 45 giorni dalla comunicazione dell’ordine. Non è espressamente sancita la decadenza dell’efficacia allo scadere del termine anzidetto a questo, dunque, ben può essere considerato meramente ordinatorio.

L’inutile decorso del termine, inoltre, non determina alcuna preclusione quanto all’adozione dei provvedimenti definitivi, poiché il suo mancato rispetto da parte dell’autorità comunale non priva quest’ultima del potere sanzionatorio che la legge le impone di esercitare in materia di repressione degli abusi edilizi.

Anche la mancata adozione dell’ordine, pertanto, non può comportare alcuna conseguenza sulla validità dei provvedimenti medesimi.

 

L’istituto era originariamente disciplinato dall’art. 32 della legge n. 1150/1942 ed esso — secondo la giurisprudenza prevalente e buona parte della dottrina (MENGOLI, SCHINAIA, SPADACCINI, SPANTIGATI) — costituiva atto dovuto solo nel caso di lavori parzialmente o qualitativamente difformi dalla concessione edilizia e non anche nelle ipotesi di opere eseguite senza la concessione stessa.

 

ASSINI, al contrario, riteneva che il provvedimento di sospensione avesse carattere doveroso per ogni fattispecie abusiva, purché — ovviamente — i lavori illegittimi fossero in corso di svolgimento. Ed invero una misura sospensiva adottata in relazione ad un’attività costruttiva ormai terminata non potrebbe perseguire lo scopo che le è istituzionalmente proprio e risulterebbe perciò viziata sotto il profilo funzionale.

 

L’efficacia del provvedimento sospensivo si esauriva nel termine di un mese ed il costruttore poteva riprendere i lavori qualora detto termine fosse decorso senza che l’amministrazione avesse provveduto in via definitiva. Era sempre possibile, comunque, emettere un nuovo ordine di sospensione allorquando permaneva l’illegittimità delle opere.

 

Un indirizzo giurisprudenziale (Cons. Stato, sez. VI, 11-3-1980, n. 299 e Cass. pen., sez. III, 24-6-1983) riteneva, invece, che il termine di efficacia di un mese doveva ritenersi riferito al solo provvedimento sospensivo emanato nelle ipotesi di difformità, mentre l’ordine di sospensione aveva durata indeterminata per le costruzioni prive di concessione.

 

Già con l’art. 4 della legge n. 47/1985 è stata sottratta a qualsiasi termine di decadenza l’efficacia dell’ordine di sospensione, fissandosi un termine di 45 giorni, meramente sollecitatorio, per l’adozione dei provvedimenti definitivi.

 

L’ordine di sospensione deve essere motivato in relazione all’accertamento della commissione di un abuso urbanistico o edilizio; deve escludersi, invece, che la motivazione debba anche evidenziare la sussistenza di un pubblico interesse alla sospensione.

 

Appare opportuno ricordare, infine, che il provvedimento di sospensione dovrebbe essere notificato al proprietario-committente, al direttore ed all’assuntore dei lavori illegittimi; deve ritenersi sufficiente, comunque, la notificazione all’esecutore materiale dei lavori allorquando l’amministrazione non abbia avuto la possibilità di accertare l’identità di tutti i soggetti anzidetti.

 

Diversa natura ha l’ordine di sospensione previsto dall’art. 30, 7° comma, del T.U. n. 380/2001 nelle ipotesi di accertata lottizzazione abusiva.

Tale provvedimento, infatti, non solo ingiunge la sospensione delle opere in corso ma deve contenere altresì il divieto di disporre dei suoli e delle opere stesse con atti negoziali tra vivi.

Esso va trascritto nei registri immobiliari e, decorsi 90 giorni dall’avvenuta notifica, si trasforma automaticamente (ove non intervenga revoca) in provvedimento di confisca delle aree lottizzate, le quali sono acquisite al patrimonio comunale senza bisogno di un’ulteriore manifestazione espressa di volontà.

 

Diritto-Urbanistico

 


 


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