Opere abusive su suoli pubblici
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2 Gen 2016
 
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Opere abusive su suoli pubblici

Abuso edilizio sui suoli di proprietà dello Stato o di enti pubblici: regime sanzionatorio.

 

La legge n. 10/1977 regolava la materia con il meccanismo sanzionatorio previsto dai commi 13° e 14° dell’art. 15: limitava, però, la regolamentazione ai suoli di proprietà dello Stato e degli enti pubblici territoriali ed adottava, per le ipotesi di assenza di concessione e di difformità totale, un regime diverso da quello relativo alle difformità soltanto parziali. Invero:

 

—   le opere eseguite da terzi, in totale difformità dalla concessione o in assenza di essa, su suoli di proprietà dello Stato o degli altri enti territoriali dovevano essere acquisite gratuitamente, rispettivamente al demanio dello Stato ed al patrimonio indisponibile degli enti, salvo che il potere di ordinarne la demolizione qualora contrastassero con rilevanti interessi urbanistici ed ambientali.

Al costruttore venivano accollate la cura e le spese della demolizione: nel caso di mancata esecuzione dell’ordine, alla demolizione doveva provvedere il Comune, con recupero delle spese ai sensi del R.D. 14-4-1910, n. 639;

—   nelle ipotesi, invece, in cui le opere medesime fossero soltanto parzialmente difformi dalla concessione, esse dovevano essere demolite a spese del costruttore. Qualora, poi, la demolizione non poteva essere eseguita senza pregiudizio della parte conforme al provvedimento concessorio, lo Stato e gli altri enti territoriali dovevano ordinare il pagamento di una sanzione pecuniaria pari al doppio del valore della parte difforme.

 

Una nuova regolamentazione era stata introdotta dall’art. 14 della legge n. 47/1985, che aveva eliminato la precedente distinzione delle sanzioni, introducendo un unico sistema repressivo per qualsiasi violazione del regime concessorio, esteso a tutti i suoli pubblici (non solo a quelli appartenenti ad enti territoriali).

 

Attualmente la materia è disciplinata dall’art. 35 del T.U. n. 380/2001.

Il regime è assai semplice ed è rivolto al ripristino dello stato di fatto preesistente:

 

—  il dirigente o responsabile dell’ufficio comunale, una volta accertata la violazione, notifica al responsabile dell’abuso (titolare, committente, costruttore, direttore dei lavori) diffida a demolire entro un termine non prorogabile.

 

La lettera della legge non fa espresso riferimento alle «variazioni essenziali», ma si tratta di una mera imprecisione del testo, le cui disposizioni devono senz’altro applicarsi anche in tali ipotesi;

 

—  seguirà, in caso di inottemperanza, l’ordine di demolizione e di ripristino dello stato dei luoghi, di cui deve essere data comunicazione all’ente proprietario del suolo;

—  la demolizione è eseguita a cura del Comune ed a spese dei responsabili dell’abuso.

 

Si ricordi che, per gli abusi parziali, la demolizione deve essere comunque disposta, a prescindere da qualsiasi valutazione circa il pregiudizio che possa essere arrecato alla parte conforme.

 

Resta fermo il potere di autotutela dello Stato e degli enti pubblici, previsto dalla normativa vigente.

 

 

L’art. 17bis della legge 12-7-1991, n. 203 (che ha convertito, con modificazioni, il D.L. 13-5-1991, n. 152) ha istituito — presso il Ministero dell’interno — il Comitato tecnico centrale per l’esecuzione della demolizione delle opere e manufatti realizzati abusivamente su suolo del demanio o del patrimonio dello Stato o di enti pubblici.

 

Le amministrazioni e gli enti pubblici proprietari dei suoli su cui insistono le opere abusive possono richiedere all’ufficio territoriale del Governo l’intervento del Comitato nelle ipotesi in cui — espletate senza esito le procedure di gara per l’affidamento dei lavori di demolizione indicate nell’art. 41 del T.U. n. 380/2001 — sussista la materiale impossibilità di dare esecuzione alle ordinanze di demolizione per carenza dei mezzi tecnici occorrenti.

 

L’ufficio territoriale del Governo trasmette la richiesta al Comitato, correlata di una propria relazione (qualora si ravvisino particolari esigenze di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, acquisisce anche il preventivo parere del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica); il Comitato tecnico centrale elabora il progetto di demolizione e sovrintende all’esecuzione di questa, alla quale si provvede con personale e mezzi delle Forze armate, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e delle altre amministrazioni dello Stato, tenuto conto delle rispettive dotazioni di attrezzature e mezzi tecnici in relazione all’entità dell’intervento.

 

L’esecuzione, ove necessario, avverrà con l’intervento della forza pubblica.

Le spese sono a carico delle amministrazioni richiedenti (assistite dai privilegi che la legge prevede per la riscossione delle imposte) con rivalsa nei confronti dei responsabili degli abusi.

Il Regolamento contenente la normativa di dettaglio è stato emanato con D.M. 12-7-1993, n. 371.

 

Diritto-Urbanistico

 


 


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