Omesso o ritardato versamento del contributo di costruzione
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2 Gen 2016
 
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Omesso o ritardato versamento del contributo di costruzione

Quali sanzioni in caso di omesso o ritardato pagamento dei contributi di costruzione?

 

L’art. 42 del T.U. n. 380/2001 demanda alle Regioni la competenza a regolamentare le sanzioni per il mancato o ritardato versamento del contributo di costruzione.

 

Esso però — come modificato dall’art. 27, 17° comma, della legge 28-12-2001, n. 448 (legge finanziaria 2002) — stabilisce che le sanzioni medesime devono essere graduate in misura non inferiore ai seguenti parametri di riferimento né superiore al loro doppio:

 

a) aumento del contributo in misura pari al 10 per cento, qualora il versamento sia effettuato con un ritardo contenuto entro 120 giorni;

b) aumento del contributo in misura pari al 20 per cento, quando, superato il termine anzidetto, il ritardo si protragga non oltre i successivi 60 giorni;

c) aumento del contributo in misura pari al 40 per cento, quando il ritardo, superati già 180 giorni, si protragga non oltre i successivi 60 giorni.

Decorso inutilmente quest’ultimo termine, il Comune provvederà alla riscossione coattiva del complessivo credito.

 

Appare utile ricordare che, ai sensi dell’art. 15, 1° comma, della legge n. 10/1977, il ritardato versamento del contributo comportava:

—   la corresponsione degli interessi legali di mora, per i versamenti effettuati nei 30 giorni dal termine stabilito;

—   la corresponsione di una penale pari al doppio degli interessi legali, per i versamenti effettuati negli ulteriori 30 giorni (inutilmente decorsi i primi 30);

—   l’aumento di un terzo del contributo dovuto, per i versamenti effettuati con ulteriore ritardo.

 

Tale disciplina venne modificata dall’art. 3 della legge n. 47/1985, che ha previsto (fino all’entrata in vigore della legge n. 448/2001) un aumento del contributo:

—   del 20 per cento, per i versamenti effettuati nei 120 giorni dal termine stabilito;

—   del 50 per cento, per i versamenti effettuati nei successivi 60 giorni (inutilmente decorsi i primi 120);

—   del 100 per cento, per i versamenti effettuati con ulteriore ritardo.

 

L’intervento della legge n. 448/2001 (legge finanziaria 2002) ha ridimensionato in maniera consistente l’aggravio della misura del contributo, ove corrisposto con ritardo, stabilito dall’art. 3 della legge n. 47/1985 con previsione che era stata integralmente recepita nel testo originario dell’art. 42 del T.U. n. 380/2001.

 

Le sanzioni anzidette, secondo la lettera della legge, non sono applicabili congiuntamente, bensì soltanto in via alternativa (nel caso in cui si passi dalla prima alla seconda situazione, e da questa alla terza).

 

La formulazione dell’art. 42 pone l’obbligo, per le Regioni, di stabilire con apposito provvedimento legislativo la misura concreta delle sanzioni, ma la giurisprudenza del Consiglio di Stato non ha ritenuto indispensabile il ricorso alla legge per la mera determinazione quantitativa, in relazione alla quale è stato ritenuto legittimo anche il ricorso ad atti di normazione secondaria.

 

In mancanza di normativa regionale, le sanzioni devono essere applicate nelle misure indicate dall’art. 42.

Le sanzioni in oggetto si correlano al ritardo nel versamento sia della quota di contributo commisurata alle opere di urbanizzazione, sia di quella attinente al costo di costruzione.

 

Il computo del ritardo deve essere effettuato:

 

—  per la quota relativa agli oneri di urbanizzazione: dall’atto del rilascio del permesso di costruire.

 

Si ricordi che tale momento non può certo essere individuato con riguardo alla sottoscrizione dell’atto abilitativo.

Sembra, piuttosto, che il legislatore abbia fatto riferimento al momento della notificazione della parte dispositiva del provvedimento all’interessato, ovvero del ritiro — presso gli uffici comunali — della copia integrale del documento (che deve essere conservata presso il cantiere).

La materia, comunque, può essere oggetto di interventi legislativi regionali o di disciplina regolamentare da parte dei Comuni;

 

—  per la quota relativa al costo di costruzione: dal momento che il Comune avrà fissato, per il pagamento della stessa, nel permesso di costruire.

 

Si ricordi che detto termine non potrà superare di oltre 60 giorni la ultimazione delle opere.

 

Nei casi di pagamento rateizzato del contributo, la disciplina del ritardo dovrà essere correlata alla scadenza delle singole rate.

 

In giurisprudenza:

 

—   «È manifestamente infondata, in relazione agli artt. 3 e 53 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell’art. 3 L. 28 febbraio 1985, n. 47 nella parte in cui prevede, in caso di ritardato pagamento dei ratei del contributo di costruzione, sanzioni di importo superiore a quello degli interessi moratori, atteso che il legislatore ha tenuto conto, con prescrizioni palesemente dissuasive dell’inadempimento, dell’esigenza di assicurare al comune la pronta acquisizione dei contributi ad esso dovuti e che questi ultimi non sono annoverabili tra i tributi» (C. Stato, sez. IV, 10 agosto 2007, n. 4419, Riv. giur. edilizia, 2008, I, 289).

 

—   «L’applicazione della sanzione pecuniaria per tardato pagamento del contributo dovuto per il rilascio del permesso per costruire non deve essere preceduta dalla comunicazione di avvio del relativo procedimento, trattandosi dell’applicazione di un’espressa disposizione di legge» (C. Stato, sez. V 28 settembre 2011, n. 5394).

 

—   «Ai sensi dell’art. 3 L. 28 febbraio 1985, n. 47, è legittima l’applicazione delle sanzioni per ritardato pagamento del contributo di costruzione qualora sia stata respinta dal comune la richiesta di autorizzazio-ne per la realizzazione di opere di urbanizzazione a scomputo» (C. Stato, sez. V, 10 febbraio 2004, n. 489, in Riv. giur. edilizia, 2004, I, 1389).

 

—   «Legittimamente l’amministrazione comuna-le applica la sanzione prevista dall’art. 3 L. 8 febbra-io 1985, n. 47, nel caso di ritardato od incompleto pagamento di una o più rate degli oneri dovuti per una concessione edilizia, essendo irrilevante ai fini dell’applicazione della sanzione in questione che una parte della rata dovuta sia stata già corrisposta; trat-tandosi infatti di obbligazioni interamente regolate dalla legge, una volta che ne sia determinato in concreto l’ammontare, non è in potere della p.a. accettare l’adempimento parziale in armonia ai principi stabiliti dall’art. 1181 cod. civ.» (C. Stato, sez. V, 1 ottobre 2002, n. 5127, in Giust. amm., 2002. 1094).

 

—   «La previsione dell’art. 3 L. n. 47/85 per cui, in caso di rateizzazione, gli aumenti del contributo si applicano ai ritardi nella corresponsione delle singole rate, postula che la rateazione sia stata accordata dall’amministrazione prima del decorso dei termini previsti per gli aumenti» (C. Stato, sez. V, 18 dicembre 2003, n. 8345, in Cons. Stato 2004, II, 743).

 

—   «L’obbligazione di pagamento delle sanzioni per ritardato pagamento degli oneri concessori va configurata come propter rem e, quindi, da porsi a carico del soggetto che in un determinato momento si trova in una relazione qualificata con l’immobile. La fideiussione, che accompagna gli obblighi di pagamento degli oneri di urbanizzazione, non ha la finalità di agevolare l’adempimento del soggetto obbligato al pagamento, ma costituisce unicamente una garanzia personale prestata unicamente nell’interesse dell’amministrazione, sulla quale non incombe alcun obbligo di preventiva escussione del fideiussore, atteso che la garanzia sussidiaria serve a scongiurare che il comune possa irrimediabilmente perdere un’entrata di diritto pubblico, senza che questo determini un minor impegno del soggetto tenuto al pagamento, in quanto da un lato non incide sui doveri di diligenza incombenti sul debitore o sul suo avente causa, e dall’altro non estingue di per sé l’obbligazione principale; di conseguenza è da escludere un obbligo da parte dell’amministrazione, a fronte del ritardato pagamento degli oneri concessori, di escutere la fideiussione, evitando in tal modo di applicare la sanzione» (C. Stato, sez. IV, 1 aprile 2011, n. 2037).

 

—   «Il ritardato pagamento degli oneri di urbanizzazione relativi a un permesso di costruire comportano l’irrogazione del provvedimento sanzionatorio previsto dall’art. 42 T.U. sull’edilizia, D.P.R. n. 380/2001, a nulla rilevando la mancata escussione dell’istituto bancario fideiussore da parte dell’amministrazione» (C. Stato, sez. IV, 13 marzo 2008, n. 1084).

 

—   «È legittimo il provvedimento con il quale il comune, in caso di mancato pagamento delle rate del contributo di costruzione da parte del titolare di concessione edilizia, applica la sanzione nella misura prevista dall’art. 3 L. 28 febbraio 1985, n. 47, essendo ininfluente che detto comune non abbia preventivamente segnalato al debitore inadempiente le conseguenze alle quali andava incontro per effetto del consumato ritardo nel pagamento né si sia tempestivamente attivato nei confronti del garante per il recupero di quanto dovuto» (C. Stato, sez. IV, 10 agosto 2007, n. 4419, in Riv. giur. edilizia, 2008, I, 289).

 

—   «È illegittimo il provvedimento di applicazio-ne, da parte dell’amministrazione comunale, della sanzione di cui all’art. 3 L. n. 47/85, per ritardato pagamento di rate del contributo di urbanizzazione, qualora risulti che questa ha violato il dovere di cor-rettezza previsto dall’art. 1175 cod. civ., nonché il princi-pio stabilito dall’art. 1227, 2° comma cod. civ., che pone a carico del creditore i danni che avrebbe potuto evitare usando l’ordinanza diligenza (nella fattispecie il comune non si era avvalso della polizza fideiussoria prodotta dal titolare della concessione edilizia, sin dal momento del rilascio della concessione medesima, con l’obbligo del fideiussore che aveva rinunciato al beneficium excussionis di versare in tempi brevi quanto richiesto dal comune previo un semplice avviso al garantito» (C. Stato, sez. V, 10 gennaio 2003, n. 32 in Urbanistica e appalti, 2003, 696).

 

—   «In caso di ulteriore ritardo nel pagamento, dopo la scadenza del periodo di tempo previsto per l’applicazione delle sanzioni di cui all’art. 3 L. n. 47/85, degli oneri concessori edilizi, sugli aumenti dovuti per il ritardato pagamento spettano al comune anche gli interessi di legge: ciò perché l’art. 1282 cod. civ., quale disposizione di carattere generale, è appli-cabile anche alle sanzioni amministrative pecuniarie una volta sorta l’obbligazione ex lege di pagare una certa somma di denaro» (C. Stato, sez. V, 18 dicem-bre 2003, n. 8345, in Riv. giur. edilizia, 2004, I, 627).

 

—   «La mera proposizione del ricorso giurisdizionale non rende illiquido il credito della p.a. relativo al contributo afferente alla concessione edilizia richiesta, con la conseguenza che il medesimo rimane suscettibile di produrre interessi, si sensi dell’art. 1282 cod. civ.

È ammissibile il cumulo degli interessi corrispettivi, previsti dall’art. 1282 cod. civ., con le sanzioni di cui all’art. 3 L. 28 febbraio 1985, n. 47» (C. Stato, sez. V, 23 maggio 2003, n. 2789, in Riv. giur. edilizia, 2003, I, 1511).

 

—   «In caso di ritardato pagamento della sanzione pecuniaria irrogata, ex art. 3 L. n. 47 del 1985, per omesso versamento nei termini del contributo di concessione o delle singole rate di esso, legittimamente vengono applicati gli interessi legali, i quali maturano dal momento della costituzione in mora del debitore, nella specie coincidente con la data di comunicazione dell’avviso di riscossione della predetta sanzione» (T.a.r. Lombardia, 19 novembre 1996, n. 1657, in Riv. giur. edilizia, 1997, I, 349).

 

—   «Il versamento del contributo di concessione costituisce prestazione che deve essere eseguita al domicilio del creditore, risultando il debitore ai sensi dell’art. 1219, 3° comma, cod. civ., automaticamente costituito in mora alla scadenza del termine, in quanto l’adempimento dell’obbligazione pecuniaria presuppone l’iniziativa esclusiva del debitore alla scadenza stabilita; pertanto, le sanzioni pecuniarie che, ai sensi dell’art. 3 L. 28 febbraio 1985, n. 47, sono irrogate nell’ipotesi di ritardo nel versamento del contributo, costituiscono un effetto legale automatico del ritardo, che prescinde dalla conoscenza dell’interessato ed opera senza oneri di preavviso o di avvertenze a carico dell’amministrazione creditrice» (T.a.r. Lombardia, 17 aprile 1999, n. 1192, in Trib. amm. reg., 1999, I, 2416).

 

—   «L’art. 28 L. 24 novembre 1981, n. 689, che fissa in cinque anni il termine di prescrizione del diritto a riscuotere le somme di danaro dovute a titolo di sanzione amministrativa, si applica anche alle sanzioni pecuniarie conseguenti al ritardato pagamento dei contributi di concessione edilizia» (T.a.r. Puglia, sez. II, 9 ottobre 1966, n. 634, in Urbanistica e appalti, 1977, 95).

 

La riscossione del contributo, delle sanzioni e delle relative spese ha luogo ai sensi degli artt. 179 e 180 del D.Lgs. 18-8-2000, n. 267 (T.U. delle leggi sull’ordinamento degli enti locali): art. 43 del T.U. n. 380/2001.

Tale procedimento, ovviamente, presuppone il provvedimento di applicazione della sanzione: i ricorsi contro detto provvedimento sono devoluti alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, al quale spetta altresì provvedere sulla istanza di sospensione dell’efficacia dell’atto impugnato.

 

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