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Lo sai che? Pubblicato il 3 gennaio 2016

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Lo sai che? Il pignoramento

> Lo sai che? Pubblicato il 3 gennaio 2016

Esecuzione forzata: procedura di pignoramento, beni pignorabili, impignorabili, parzialmente pignorabili, la scelta del creditore.

L’espropriazione forzata inizia con il pignoramento (l’unica eccezione è costituita dall’espropriazione di cose soggette al pegno ipoteca: per esse infatti l’esecuzione inizia direttamente con istanza di assegnazione o di vendita).

Il pignoramento deve essere effettuato non prima di 10 giorni e non oltre 90 giorni dalla notifica del precetto. Peraltro, la perenzione (ossia la scadenza) del precetto (che, appunto, scocca al 91° giorno dalla sua notifica) non è rilevabile d’ufficio, ma può essere fatta valere dalla parte interessata a mezzo dell’opposizione agli atti della esecuzione.

Il pignoramento consiste in una ingiunzione che l’ufficiale giudiziario fa al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre, alla garanzia del credito esattamente indicato, i beni che vi si assoggettano i frutti di essi.

Sotto il profilo soggettivo il pignoramento è dunque un atto che può compiere solo l’ufficiale giudiziario su istanza del creditore e previa esibizione da parte dello stesso del titolo esecutivo e del precetto ritualmente notificati.

Sotto il profilo oggettivo, invece, esso consiste in una ingiunzione fatta debitore, eseguita previa l’esatta indicazione di beni o del credito che vengono assoggettati alla espropriazione.

La funzione del pignoramento è quella di vincolare i beni da assoggettare all’esecuzione forzata, ossia di assicurare determinati beni del debitore, dopo averli individuati, alla soddisfazione del creditore. Tale vincolo giuridico produce l’effetto di rendere inefficaci nei confronti del creditore procedente e dei creditori intervenuti gli atti di vendita o di disposizione compiuti dal debitore ed aventi ad oggetto i beni pignorati.

Si tratta di inefficacia relativa, poiché l’atto è di per sé valido ma non produce effetti soltanto nei confronti dell’espropriante o degli intervenuti.

Restano comunque salvi gli effetti del possesso di buonafede per i beni mobili non iscritti in pubblici registri.

Nel caso in cui i beni pignorati appaiano insufficienti oppure per essi appaia manifesta la lunga durata della liquidazione, l’ufficiale giudiziario invita il debitore ad indicare altri beni suscettibili di pignoramento ed i luoghi in cui si trovano ovvero le generalità dei terzi debitori. In caso di risposta positiva (di tale dichiarazione è redatto verbale che il debitore sottoscrive appena di nullità) il pignoramento si intende esteso anche ai diversi beni indicati.

È prevista una sanzione penale e confronti del debitore che ometta di rispondere nel termine di 15 giorni o effettui una falsa dichiarazione.

In ogni caso ufficiale giudiziario, ai fini della ricerca delle cose dei crediti a sottoporre ad esecuzione, quando non individua beni utilmente pignorati oppure le cose e i crediti pignorati indicati dal debitore appaiono insufficienti a soddisfare il creditore procedente e i creditori intervenuti, su richiesta del creditore procedente, rivolge richiesta ai soggetti gestori dell’anagrafe tributaria o di altre banche dati pubbliche.

La richiesta, eventualmente riguardante più soggetti nei cui confronti procedere al pignoramento, deve indicare distintamente le complete generalità di ciascuno, nonché quelle dei creditori istanti.

L’ufficiale giudiziario ha altresì facoltà di richiedere l’assistenza della forza pubblica, ove da lui ritenuto necessario.

Se il debitore è un imprenditore commerciale, l’ufficiale giudiziario negli stessi casi appena sopra esaminati del previa istanza del creditore procedente, con spese a carico di questi, invita il debitore a indicare il luogo ove sono venute le scritture contabili e nomina un commercialista, o un avvocato oppure un notaio iscritto nell’elenco apposito per il loro esame a fini dell’individuazione di cose e crediti pignorabili. Il professionista nominato può richiedere informazioni agli uffici finanziari sul luogo di tenuta nonché sulle modalità di conservazione, anche informatiche o telematiche, delle scritture contabili indicati nelle dichiarazioni fiscali del debitore e vi accede ovunque si trovi detto luogo, richiedendo quando occorre l’assistenza dell’ufficiale giudiziario territorialmente competente. Il professionista trasmette apposita relazione con i risultati della verifica al creditore istante all’ufficiale giudiziario che lo ha nominato, che provvede alla liquidazione delle spese e del compenso. Se dalla relazione risultano cose o crediti non oggetto della dichiarazione del debitore, le spese dell’accesso alle scritture contabili e della relazione sono liquidate con provvedimento che costituisce titolo esecutivo contro il debitore.

Oggetto del pignoramento

Il pignoramento può avere ad oggetto:

– beni determinati, scelti fra tutti i beni rientranti nel patrimonio del debitore;

– beni appartenenti a terzi.

Non sono invece pignorabili:

1- perché non suscettibili di espropriazione:

– i beni demaniali dello Stato, delle province dei comuni soggetti al regime del demanio pubblico (per es. i cimiteri);

– i beni che fanno parte del patrimonio indisponibile dello Stato, delle province dei comuni;

– gli edifici destinati all’esercizio del culto cattolico, anche se appartenenti a privati;

– le cose sacre quelle che servono all’esercizio del culto;

– i beni di stati sovrani stranieri che abbiano una destinazione pubblica (per esempio residenze diplomatiche);

– i beni e le ragioni dotali destinati ad “sustinenda onera matrimonii”;

– l’usufrutto legale degli ascendenti;

– i diritti di uso di abitazione;

– i beni del fondo patrimoniale destinato a far fronte ai bisogni della famiglia e i frutti di essi, per i debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia;

2- perché sottratti all’espropriazione:

– l’anello nuziale, i vestiti, la biancheria, i letti, gli utensili di casa e cucina, eccetera;

– i commestibili e i combustibili necessari per un mese al mantenimento del debitore e della sua famiglia;

– le armi e oggetti che il debitore ha l’obbligo di conservare per l’adempimento di un pubblico servizio;

– le decorazioni al valore, le lettere, i registri, gli scritti di famiglia;

– i crediti alimentari, tranne per causa di alimenti e sempre con l’autorizzazione del presidente del tribunale o di un giudice da lui delegato per la parte da lui stabilita;

– i crediti aventi per oggetto sussidi di grazia e di sostentamento a persone comprese nell’elenco dei poveri o sussidi dovuti per maternità, malattia o funerali denti vari.

Beni relativamente impignorabili

Sono pignorabili sono in mancanza di altri mobili le cose che il proprietario di un fondo vi detiene per il servizio alla coltivazione del medesimo.

Gli strumenti gli oggetti e i libri indispensabili per l’esercizio della professione dell’arte o del mestiere del venditore nei limiti di un quinto quando il presumibile valore di realizzo degli altri beni rinvenuti dall’ufficiale giudiziario o indicati dal debitore non appare sufficiente per la soddisfazione del credito; il predetto limite non si applica per i debitori costituiti in forma di società ed ogni altro caso se nelle attività del debitore risulta una prevalenza del capitale investito sul lavoro.

Beni pignorabili solo in particolari circostanze di tempo

I frutti non ancora raccolti o separati dal suolo non possono essere pignorati separatamente dall’immobile cui accedono, se non delle ultime sei settimane anteriori del tempo ordinario per la loro maturazione. I bachi da seta sono pignorabili solo quando sono nella maggior parte sui rami per formare il bozzolo.

Procedimento del pignoramento

Il creditore può liberamente scegliere singoli beni da pignorare, siano essi mobili o immobili; l’unica eccezione a tale facoltà di scelta è prevista dalla legge nel caso in cui egli sia titolare di pegno o ipoteca: in tal caso, egli non può pignorare altri beni del debitore medesimo, se non sottopone ad esecuzione di beni gravati da ipoteca, pegno o privilegio.

Il creditore procedente (o anche più creditori insieme) presenta l’istanza all’ufficiale giudiziario competente il quale compie il pignoramento.

Il debitore esecutato, oltre a subire la procedura, può assumere una delle seguenti iniziative:

– ha la possibilità di evitare il pignoramento, versando nelle mani dell’ufficiale giudiziario l’importo del credito e delle spese per consegnarlo al creditore affinché detta somma rimanga depositata con un oggetto del pignoramento. In tal caso il pagamento estingue il pignoramento in via immediata. Il debitore potrebbe però pagare con riserva di presentare opposizione: in questo secondo caso l’importo del credito delle spese va aumentato di due decimi e non estingue il pignoramento;

– può chiedere la conversione del pignoramento prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione, sostituendo alle cose pignorate una somma di denaro pari all’importo delle spese e dei crediti comprensivi di capitale e interessi. In tal modo il momento ultimo aldilà del quale la conversione non può essere più richiesta coincide con quello in cui è disposta la vendita o l’assegnazione.

La vendita e l’assegnazione

Per la realizzazione concreta del credito, il creditore procedente deve ottenere la liquidazione dei beni oggetto di espropriazione, ossia la trasformazione dei beni in denaro.

Egli ha due possibilità:

– fare istanza per la vendita dei beni pignorati;

– fare istanza per la loro assegnazione in pagamento.

Il giudice competente fissa l’udienza per l’autorizzazione della vendita o per l’assegnazione in modo diverso a seconda del tipo di procedura.

La vendita forzata ha lo scopo di trasformare i beni pignorati in denaro liquido. Pertanto se pignoramento ha avuto ad oggetto una somma di denaro questa fase non avviene ed il creditore procedente potrà chiedere senz’altro direttamente la distribuzione della somma.

La vendita può avvenire:

-all’incanto, ossia con offerte successive in aumento (cosiddetta asta);

senza incanto o a mezzo di commissario.

Il creditore pignorante può chiedere l’assegnazione dei beni pignorati; quest’ultima consiste nell’attribuzione diretta del bene pignorato al creditore sulla base di un determinato valore, avviene di soddisfare il suo credito.

Con l’assegnazione il bene viene trasferito in proprietà al creditore, per un valore che non può essere inferiore alle spese di esecuzione e ai crediti aventi diritto a prelazione anteriori al credito dell’offerente. Se sono intervenuti altri creditori, l’assegnazione questa richiesta vantaggio di uno solo di più d’accordo fra tutti.

La distribuzione della somma ricavata

È l’ultima fase del processo di esecuzione consiste nella ripartizione tra i creditori della somma ricavata dalla vendita forzata dei beni del debitore, avviene di realizzare il soddisfacimento dei loro crediti.

La distribuzione della somma ricavata avviene secondo le seguenti regole:

-se vi è un solo creditore pignorante, senza intervento di altri creditori, il giudice dispone favore del creditore stesso il pagamento di quanto gli spetta, imputando la capitale, interessi e spese;

-se vi sono più creditori, il giudice procede ad un riparto dei vari crediti secondo le norme previste nelle singole espropriazioni e che così si possono sintetizzare:

1-dopo per sentito tutti i creditori viene formato un piano di parto;

2-se tale piano viene formato in via amichevole dagli stessi creditori il giudice si limita ad approvarlo;

3-se manca l’accordo l’approvazione del giudice, trasformato dallo stesso giudice.

La somma residua derivata dall’espropriazione e restituita al debitore al terzo che abbia subito esproprio.

note

Autore immagine: 123rf com

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