Diritto di recesso per i regali di Natale
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3 Gen 2016
 
L'autore
Emmanuela Bertucci
 


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Diritto di recesso per i regali di Natale

Ho ricevuto un regalo di Natale che non mi piace/che non va bene/che non funziona. Posso pretendere dal venditore che me lo cambi o che restituisca il prezzo?

 

(Quasi) terminate le festività – manca solo la Befana – in tanti si ritrovano con un regalo di Natale che per qualche motivo non va bene (un capo di vestiario di taglia sbagliata o di un colore che non piace) , che non funziona o che, magari, pur se gradito è un “doppione”. È possibile cambiarlo? Quali sono i diritti dei consumatori in questi casi? Cosa si può pretendere dal negoziante?

 

Iniziamo con una prima distinzione basata sul luogo in cui è avvenuto l’acquisto, poiché per i regali comprati in negozio non esiste il diritto di recesso (o di ripensamento); in questo caso il negoziante potrà – come “cortesia commerciale” e in un’ottica di fidelizzazione del cliente – acconsentire al cambio del prodotto, ma è bene chiarire che non vi è assolutamente tenuto. Davanti al negoziante che nega il cambio dunque non si può fare nulla.

 

Diverso è invece il caso dei regali acquistati su internet, per i quali si può esercitare il diritto di recesso, ossia “ripensarci”, rispedire il bene acquistato al venditore e chiedere la restituzione del prezzo pagato.

 

Chi ha comprato qualcosa a distanza (cioè su internet, per telefono o per posta) o fuori dai locali commerciali del negoziante (per strada, ad esempio), ha 14 giorni di tempo per ripensarci, che decorrono dal momento in cui il bene è stato acquistato o, nei casi di vendite a distanza, dal momento in cui il bene è stato recapitato.

Entro questo termine l’acquirente può avvalersi del diritto di recesso, comunicandolo al venditore con una raccomandata con ricevuta di ritorno.

 

Se invece il regalo piace a chi l’ha ricevuto, ma è rotto, non funziona o ha caratteristiche diverse da quelle riportate sulla confezione, si può allora attivare la garanzia del venditore, che dura due anni e dà diritto alla riparazione del bene, o alla sua sostituzione, a scelta dell’acquirente tranne nel caso in cui il rimedio scelto sia troppo oneroso per il venditore. In questo caso può essere il venditore ad indicare se sostituirà o riparerà il bene.

 

Se sia la riparazione che la sostituzione sono impossibili o troppo onerose, l’acquirente ha diritto ad una riduzione del prezzo (si si tratta di un piccolo difetto) o alla risoluzione del contratto, con restituzione di quanto pagato.

Il tutto deve comunque avvenire senza alcuna spesa per l’acquirente, che può esercitare la garanzia del venditore entro 26 mesi dall’acquisto.

 

Purtroppo capita spesso che il negoziante non accetti, in prima battuta, di riconoscere la garanzia e quindi potrebbe rifiutarsi di sostituire o riparare il bene. Ciò accade alcune volte per ignoranza delle norme contenute nel Codice del Consumo ma molto più spesso perché il venditore non vuole assumersi l’onere di dover sostituire il prodotto per poi rivalersi con il produttore.

 

La risposta tipica del negoziante che non intende prestare la garanzia è: “Si rivolga ad un centro assistenza del produttore”, in caso si tratti di prodotti tecnologici (telefoni, computer, tv, ecc.), oppure “si rivolga al produttore, che c’entro io? Io vendo e basta!”.

 

In questi casi è bene sapere che il venditore è in torto. Esiste anche la garanzia del produttore, ma solitamente è meno favorevole al consumatore, mentre la legge italiana impone espressamente al venditore di farsi carico del difetto del bene per poi rivalersi lui, e non il consumatore, con il produttore.

 

Qualora il venditore si rifiutasse di prestare la garanzia, come prevede la legge, sarà necessario inviargli una raccomandata con ricevuta di ritorno nella quale si spiega che il prodotto acquistato presenta un difetto e si chiede la riparazione o la sostituzione in garanzia.

 


Autore immagine: 123rf com

 


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