Debiti di lavoro: il fondo patrimoniale non tutela dal fisco
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4 Gen 2016
 
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Debiti di lavoro: il fondo patrimoniale non tutela dal fisco

Il creditore può iscrivere ipoteca e pignorare la casa inserita nel fondo patrimoniale per debiti contratti per esigenze familiari.

 

Solo i debiti contratti per esigenze familiari consentono al creditore di aggredire la casa inserita nel fondo patrimoniale; tali sono sicuramente le tasse non pagate nell’esercizio della professione o dell’attività d’impresa. Risultato: l’Agenzia delle Entrate ed Equitalia possono iscrivere ipoteca e pignorare l’immobile nonostante la copertura del fondo stesso.

A chiarire questo principio è stata la Commissione Tributaria Regionale di Bolzano con una recente sentenza [1].

 

La CTR non fa che confermare il più recente orientamento della Cassazione, secondo cui, tra le obbligazioni a cui non può essere opposto il fondo patrimoniale, vi sono anche quelle derivanti dalla gestione dell’attività lavorativa (sia essa strutturata in forma professionale che imprenditoriale): e ciò sulla scorta della presunzione che il lavoro sia un’esigenza familiare primaria, avendo lo scopo di procurare il reddito per il sostentamento del nucleo.

 

Solo i debiti contratti per soddisfare esigenze voluttuarie o altri intenti puramente speculativi trovano l’ostacolo del fondo e non possono aggredire gli immobili ivi inseriti.

Come noto, infatti, il codice civile [2] stabilisce che l’esecuzione forzata sui beni del fondo e sui frutti di essi non può avvenire per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia. In parole povere, tutte le volte in cui un soggetto si indebita per effettuare spese necessarie al sostentamento dei suoi più stretti familiari allora il creditore può pignorare il fondo patrimoniale; invece, quando il debito ha natura diversa (si pensi all’auto di lusso, al motoscafo, a un contratto di natura speculativa) il fondo patrimoniale non può più essere attaccato.

 

Quanto ai debiti tributari, così come la Cassazione, anche il ministero delle Finanze, nel lontano 1983 [3] ha ritenuto che essi legittimino il pignoramento dei beni inseriti del fondo patrimoniale, essendo, per definizione, sorti per scopi inerenti ai bisogni della famiglia.

 

La vicenda

Nel caso di specie un contribuente aveva ricevuto un avviso di iscrizione di ipoteca notificato da Equitalia per due immobili che lo stesso aveva inserito in un fondo patrimoniale in data successiva alla notifica dell’intimazione di pagamento.

Nel respingere l’appello, i giudici altoatesini hanno comunque precisato che il credito tributario vantato dal fisco a seguito del mancato pagamento, tra l’altro, di imposte di registro, ipotecarie e catastali per l’acquisto di immobili e riconducibili a un componente della famiglia può essere soddisfatto attraverso l’iscrizione di ipoteca sui beni immobili del fondo patrimoniale. In assenza di prove contrarie da parte del contribuente, infatti, si presume che i debiti tributari non siano stati contratti per soddisfare esigenze di natura voluttuaria o per conseguire interessi meramente speculativi.

 

L’ipoteca e il pignoramento

Ciò detto, il fisco – o meglio, Equitalia – può iscrivere ipoteca solo se il debito per cui si procede è superiore a 20mila euro; tuttavia non può procedere al successivo pignoramento se il debito non supera 120mila euro. Resta fermo il divieto di pignoramento della prima casa di residenza adibita ad abitazione del contribuente, il quale non possegga altri immobili.


La sentenza

In tema di riscossione coattiva delle imposte, l’iscrizione ipotecaria di cui all’articolo 77 del Dpr n. 602 del 1973 è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale alle condizioni indicate dall’articolo 170 del Cc , sicché è legittima solo se l’obbligazione tributaria sia strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito non ne conosceva l’estraneità ai bisogni della famiglia, circostanze che non possono ritenersi dimostrate, né escluse, per il solo fatto dell’insorgenza del debito nell’esercizio dell’impresa.

•Corte cassazione, sezione VI – 5, ordinanza 23 novembre 2015 n. 23876

 

 

Le controversie aventi a oggetto il provvedimento di iscrizione di ipoteca su immobili, cui l’Amministrazione finanziaria può ricorrere in sede di riscossione delle imposte sul reddito, ai sensi dell’articolo 77 del Dpr 29 settembre 1973 n. 602, appartengono alla giurisdizione del giudice tributario in ragione della natura tributaria dei crediti garantiti dall’ipoteca, senza che possa avere rilievo la destinazione dei beni a

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[1] CTR Bolzano sent. n. 110/1/2015.

[2] Art. 170 cod. civ.

[3] Min. Finanze nota n. 15/10423 del 17.12.1983.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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