Eredità: chi sono i legittimari e quale tutela è prevista?
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5 Gen 2016
 
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Eredità: chi sono i legittimari e quale tutela è prevista?

I legittimari sono quei soggetti che, per il particolare vincolo di parentela che li lega al testatore, non possono mai essere esclusi dalla eredità.

 

Si definiscono legittimari o successori necessari quei soggetti che, in ragione dello stretto legame di sangue con il testatore o del vincolo di coniugio con lo stesso, non possono essere esclusi dall’eredità (o meglio, dalla successione) anche nel caso in cui il testatore (ossia il soggetto defunto) abbia disposto diversamente, per esempio escludendone uno in modo espresso o tacito.

 

Chi sono i legittimari?

– il coniuge superstite;

– i figli legittimi, legittimati e adottivi e i relativi discendenti;

– i figli nati fuori dal matrimonio e relativi discendenti;

– gli ascendenti (genitori, nonni).

 

Tali soggetti sono titolari di un diritto intangibile ad una determinata quota del patrimonio ereditario, che pertanto dovrà così ripartito:

 

– una quota liberamente disponibile da parte del testatore

 

– una quota di legittima o riserva, destinata per legge alla successione “necessaria” ossia in favore dei legittimari.

 

 

Quali forme di successione esistono?

Le successioni possibili sono due

 

– quella per legge: tutte le volte in cui il defunto non abbia fatto testamento o il testamento sia invalido;

 

– quella per testamento: tutte le volte in cui il defunto abbia fatto testamento.

 

Che differenza c’è tra successione dei legittimari e successione legittima?

Malgrado l’affinità terminologica, occorre tenere distinto il concetto di successione dei legittimari [1] da quello di successione legittima o ab intestato, cioè quella che si apre in favore degli eredi legittimi in caso di mancanza, revoca, invalidità o inefficacia anche parziale del testamento.

 

Ciò non vuol dire che vi sia una terza forma di successione accanto a quella per legge o per testamento: significa semplicemente che esiste una successione legittima “potenziata” con la funzione di limitare e correggere la volontà testamentaria.

 

 

Come si reintegra la quota di legittima in caso di lesione?

L’azione di riduzione è il rimedio che l’ordinamento appresta in caso di lesione di legittima, ossia quando la quota del patrimonio spettante agli aventi diritto (gli stretti congiunti del testatore) è stata intaccata per effetto di atti posti dal testatore quando ancora era vivo (per es. donazioni) oppure con il testamento stesso. In altri termini, questo tipo di azione è finalizzata alla reintegrazione della legittima mediante la riduzione delle disposizioni testamentarie e delle donazioni eccedenti la quota disponibile da parte del testatore.

 

Alla determinazione della porzione disponibile si perviene attraverso le seguenti operazioni:

 

1) si calcola il valore dei beni caduti in successione (cosiddetto relictum);

 

2) si detraggono da questo valore i debiti ereditari (cosiddetto debitum);

 

3) si somma infine il valore dei beni donati in vita dal defunto (cosiddetto donatum).

 

Quest’ultima operazione viene chiamata “riunione fittizia” per evidenziarne il carattere meramente contabile.

 

Ciò posto, possono esperire l’azione di riduzione, entro dieci anni dalla data di accettazione dell’eredità da parte del chiamato in base a disposizioni testamentarie lesive della legittima [2]:

 

a) il legittimario leso;

 

b) l’erede del legittimario, se quest’ultimo muoia prima di aver accettato l’eredità o vi abbia rinunciato;

 

c) l’avente causa dal legittimario;

 

d) il legittimario pretermesso dal testatore.

 

 

Come si svolge l’azione di riduzione?

Sono condizioni dell’azione:

 

1) l’imputazione ex se ,cioè alla propria porzione di legittima, della quota di eredità, delle donazioni e dei legati già ricevuti, salvo espressa dispensa da parte del donante o del testatore;

 

2) l’ accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario.

 

Se la domanda di riduzione è accolta si procede in tal modo:

 

– innanzitutto si riducono proporzionalmente le disposizioni testamentarie (tranne diversa volontà del testatore);

 

– successivamente, e in via sussidiaria, si riducono le donazioni, cominciando dall’ultima che ha provocato la lesione e risalendo poi a quelle precedenti.

 

 

A cosa serve l’azione di restituzione?

L’azione di riduzione non ha natura recuperatoria, essendo tale effetto reale collegato all’azione di restituzione. Lo scopo di tale azione, esperibile sia contro i beneficiari sia contro gli aventi causa da questi, è quello di far conseguire il pieno possesso dei beni al legittimario.

 

Così, il legittimario che mediante l’azione di riduzione abbia fatto dichiarare inefficace la disposizione lesiva può ottenere la restituzione dell’immobile libero da ogni peso o ipoteca nei confronti dei beneficiari delle disposizioni ridotte. Se però l’azione di riduzione è proposta dopo che siano decorsi venti anni dalla trascrizione delle donazioni, i pesi e le ipoteche restano efficaci e si determina soltanto l’obbligo per il donatario di compensare in denaro i legittimati in ragione del minor valore del bene.

 

Sono tenuti alla restituzione anche gli eventuali terzi che abbiano acquistato dai donatari un immobile a titolo oneroso, qualora non siano trascorsi venti anni dalla trascrizione della donazione, ma l’acquisto dell’avente causa del donatario può essere reso inefficace soltanto dopo la vana escussione dei beni del donatario stesso.

 

Infine, se oggetto delle disposizioni lesive sono beni mobili si reputano salvi gli acquisti fatti in buona fede dal terzo possessore.


[1] Art. 565 cod. civ.

[2] Cass. S.U. sent. n.20644/2004.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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