Chi non paga il mantenimento all’ex moglie riceve la cartella esattoriale
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5 Gen 2016
 
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Redazione
 


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Chi non paga il mantenimento all’ex moglie riceve la cartella esattoriale

Equitalia aggredisce il marito che non versa l’assegno: così funziona la rivalsa dello Stato dopo che il fondo di solidarietà del Ministero di Giustizia ha corrisposto il mantenimento.

 

Per chi non paga il mantenimento all’ex coniuge – conseguenza della sentenza di separazione o divorzio – ora arriva anche la cartella di pagamento di Equitalia. È questa la conseguenza della nuova previsione contenuta nella legge di Stabilità 2016 [1]. Ma procediamo con ordine.

 

 

Pignoramento e sequestro

Chi non versa l’assegno di mantenimento si espone al rischio di un pignoramento, ossia un’azione esecutiva, di carattere civile, volta a bloccare il conto corrente bancario, lo stipendio, la pensione e ogni altro bene mobile o immobile di titolarità del debitore.

 

Il verbale di separazione e la sentenza di separazione del giudice sono infatti i titoli esecutivi. Il coniuge interessato, tramite il suo avvocato, può porli direttamente in esecuzione forzata, senza ricorrere al giudice: può cioè redigere l’atto precetto consistente nell’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal titolo esecutivo entro un termine non inferiore a 10 giorni con avvertimento che, nel caso in cui tale adempimento non avvenga, si procederà ad esecuzione forzata.

 

In caso di inadempimento del coniuge obbligato, su richiesta del coniuge interessato, il giudice può disporre anche il sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato. Il coniuge può chiedere il sequestro solo se, al momento della domanda, l’altro coniuge non ha adempiuto all’obbligo di versare l’assegno.

Se il coniuge obbligato non paga o ritarda il pagamento dell’assegno di mantenimento, il coniuge beneficiario può chiedere al tribunale di ordinare a terzi tendi a pagare delle somme di denaro in favore del coniuge obbligato – per esempio il datore di lavoro o l’ente di previdenza – che una parte di tali somme siano versate direttamente all’altro coniuge. È quello che si chiama ordine di pagamento diretto.

 

 

Multa

Se il comportamento dell’ex pregiudica anche il minore od ostacoli il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento, il giudice – sempre nell’ambito del processo civile – può anche disporre una delle seguenti sanzioni:

 

1) ammonire il genitore inadempiente;

2) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti del minore;

3) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti dell’altro;

4) condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende.

I provvedimenti assunti dal giudice del procedimento sono impugnabili nei modi ordinari.

 

 

Denuncia penale

Se l’ex versa in condizioni economiche gravose, il coniuge inadempiente può essere condannato alla reclusione fino a un anno; al contrario, se l’ex è economicamente autonomo, la pena giusta – secondo le Sezioni Unite della Cassazione – è quella della multa da 103 a 1032 euro [2].

 

 

Il rimborso al fondo di solidarietà del Ministero della Giustizia

Come abbiamo chiarito nell’articolo “Anticipo assegno di mantenimento e fondo di solidarietà”, la Legge di Stabilità 2016 [1] ha previsto, in favore del coniuge in stato di bisogno, convivente con figli minori o maggiorenni con handicap, cui non sia stato versato il mantenimento, l’accesso a uno speciale Fondo di solidarietà. In pratica, il Ministero della Giustizia anticipa il pagamento dell’assegno di mantenimento, rivalendosi poi contro il soggetto obbligato al versamento, ma inadempiente. Il coniuge moroso dovrà così rimborsare allo Stato i soldi che esso ha “anticipato” in favore dell’ex.

 

L’azione esecutiva per crediti dello Stato è portata avanti dall’Agente della Riscossione, ossia Equitalia. Dunque, fermo restando che per maggiori chiarimenti dovrà attendersi il decreto attuativo ministeriale (da adottarsi entro il 30 gennaio prossimo), è verosimile che chi non paghi il mantenimento si vedrà recapitare a casa anche una cartella di pagamento per ogni mensilità arretrata e non versata all’ex.


[1] L. 208/2015 art. 226-bis, 226-ter, 226-quater.

[2] Cass. S.U. sent. n. 23866/2013.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
7 Gen 2016 Roberto Castelli

E’ curiosa l’assenza di specularità nel passaggio che indica:

Non è infatti contemplato l’aspetto relativo al fatto che, chi è tenuto a pagare il mantenimento versi lui stesso in condizioni economiche gravose! Assurdo non prevederlo soprattutto in virtù ad uno sguardo onesto nei confronti della realtà di tante famiglie che vivono i riflessi del disagio economico che attraversa il mondo.
Tanto che chi paga il mantenimento ha un sesso definito nel 98% dei casi, e anche questo la racconta lunga, oltre al fatto che la legge sull’affido condiviso, prevede il mantenimento per parte e l’assegno deve risultare “forma residuale”… ma grazie ai giudici è regola. Dunque leggi bypassare da modalità. E spremitura anche dei moribondi sembrerebbe. Ma quando inizieremo a cambiare il diritto di famiglia ed affrontare con modalità europee i temi relativi all’affido e mantenimento dei minori nel nostro paese?