No più decreti ingiuntivi sullo stesso credito per evitare opposizioni
Lo sai che?
5 Gen 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

No più decreti ingiuntivi sullo stesso credito per evitare opposizioni

Illegittima la richiesta di decreto ingiuntivo con frazionamento della richiesta di pagamento per evitare pretestuose contestazioni avversarie.

 

Chi è creditore di una somma di denaro non può agire, nei confronti del debitore, con più richieste di decreti ingiuntivi, ciascuno per una frazione del credito, neanche se lo scopo è quello di evitare, almeno con riferimento ad una parte delle somme, pretestuose contestazioni avversarie. È quanto riferisce il Tribunale di Perugia con una recente sentenza [1].

 

 

La vicenda

Una ditta vantava un credito di circa 45 mila euro nei confronti di una donna per l’esecuzione di alcuni lavori in riferimento ai quali erano sorte alcune contestazioni da parte della committente. Senonché, per recuperare tali somme, l’appaltatore aveva agito inizialmente con un primo decreto ingiuntivo per la parte di lavori su cui non vi erano stati contrasti e, dopo, con un secondo. In questo modo il creditore aveva tentato di evitare che l’opposizione al decreto ingiuntivo – scontata per la seconda richiesta di pagamento – potesse impedirle di recuperare la prima trance di denaro.

 

 

La motivazione della sentenza

Il giudice ricorda l’orientamento della Cassazione in merito alle richieste di pagamento frazionate: un orientamento che, sebbene inizialmente permissivista [2], è poi mutato [3]: oggi, la Corte ritiene che dividere i ricorsi per decreto ingiuntivo relativi allo stesso credito gravi eccessivamente sul debitore (sottoponendolo a spese legali che, altrimenti, sarebbero dovute una sola volta). Ciò è contrario alle regole di correttezza e buona fede (oltre che a caricare di lavoro le aule di giustizia).

 

Secondo i giudici supremi, si abusa del processo quando si esercita l’azione “in forme eccedenti, o devianti, rispetto alla tutela dell’interesse sostanziale”. Di conseguenza, “la parcellizzazione o frazionamento del credito – afferma il Tribunale – è strategia processuale che incide di certo in senso pregiudizievole sulla posizione del debitore”: ciò perché si “prolunga il vincolo coattivo cui questi deve sottostare per liberarsi dell’obbligazione nella sua interezza”, ma anche perché si aggravano le spese a carico del debitore.

 

Il frazionamento del credito dà luogo “a una inutile duplicazione delle iniziative giudiziarie”, il che è in “netto contrasto con il principio sancito dalla costituzione della ragionevole durata del processo [4]”.

 

 

La conseguenza

La conseguenza di tale interpretazione è, per il creditore, catastrofica: egli, cioè, non può più recuperare – benché non ancora prescritte – le parti del credito che non abbia richiesto con il primo decreto ingiuntivo. Infatti, il giudice, stando tale orientamento, rigetterà i ricorsi successivi al primo, se traggono origine dallo stesso rapporto contrattuale e, quindi, costituiscono parte del medesimo credito unitario.

 

 

Come difendersi

Per non rendere il frazionamento del credito un abuso di processo e, quindi, ottenere un successivo decreto ingiuntivo, è necessario che il creditore dimostri che, dopo la prima richiesta di pagamento, siano mutate le circostanze di fatto, tali da eliminare gli ostacoli che, inizialmente, avevano impedito l’unitaria ingiunzione di pagamento. Solo così il creditore può agire per chiedere anche la seconda parte del credito.


La sentenza

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI PERUGIA – Sezione Prima Civile – in composizione monocratica, in persona del giudice dr.ssa Ilenia Miccichè, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta al n. 1526 del Ruolo Generale dell’anno 2008, trattenuta in decisione all’udienza del 17.06.15, vertente tra:
(A), C.F. …, nata a … il …, residente in …, via …, rappresentata e difesa dall’avv. …, con studio in …, via … n. .., unitamente e disgiuntamente all’avv. …, con studio in …, via … n. .., elettivamente domiciliata in …, via … n. …, presso lo studio dell’avv. …, come da procura speciale estesa in calce alla memoria di costituzione di nuovo difensore depositata l’11.06.15;

Opponente

Contro
(B) s.r.l., corrente in …, via … n. .., P.IVA …, in persona del legale rappresentante pro tempore sig. …, rappresentata e difesa dall’avv. … ed elettivamente domiciliata presso il suo

studio in …, via … n. .., giusta procura a margine della comparsa di costituzione e risposta;

Mostra tutto

 

[1] Trib. Perugia sent. n. 1745 del 27.11.2015.

[2] Cass. sent. n. 108/2000.

[3] Cass. sent. n. 23726/2007.

[4] Art. 111 Cost.

 

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti