Scuola: la competizione come la più alta forma di collaborazione
Miscellanea
5 Gen 2016
 
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Rubbettino
 


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Scuola: la competizione come la più alta forma di collaborazione

Scuola pubblica e privata ed il principio di competizione: la macchina sociale per scoprire il nuovo e selezionare il meglio.

 

Interconnesso con il principio di sussidiarietà (di cui abbiamo parlato qui) è il principio di competizione. Come, tra altri, ha insegnato Karl Popper, la scienza avanza attraverso la più severa competizione tra idee; progredisce da problemi a problemi sempre più profondi sulla strada delle congetture e delle confutazioni. «La mia concezione del metodo della scienza è semplicemente questa: esso sistematizza il metodo prescientifico dell’imparare dai nostri errori: lo sistematizza grazie allo strumento che si chiama discussione critica. Tutta la mia concezione del metodo scientifico si può riassumere dicendo che esso consiste di questi tre passi:

inciampiamo in qualche problema;

tentiamo di risolverlo, ad esempio proponendo qualche nuova teoria;

impariamo dai nostri sbagli, specialmente da quelli che ci sono resi presenti dalla discussione critica dei nostri tentativi di risoluzione.

O, per dirla in tre parole: problemi-teorie-critiche. Credo che in queste tre parole problemi-teorie-critiche, si possa riassumere tutto quanto il modo di procedere della scienza razionale».

 

Questo scrive Popper nel saggio Problemi, scopi e responsabilità della scienza. La ricerca scientifica, dunque, progredisce tramite la più severa competizione tra idee. E, d’altro canto, la democrazia è competizione tra proposte politiche per la soluzione di problemi politici e sociali. E la libera economia è competizione di merci e servizi sul mercato. Competizione da cum-petere, che vuol dire: cercare insieme la soluzione migliore.

 

La competizione è una macchina di esplorazione dell’ignoto; arricchisce il mondo di idee, beni, servizi – e di nuovi problemi; è strumento di solidarietà poiché viene incontro ai consumatori: consente l’appagamento dei loro bisogni e delle loro preferenze al costo più basso. Hayek: «Così come per la sfera intellettuale, anche in quella materiale la concorrenza è il mezzo più efficace per scoprire il modo migliore di raggiungere i fini umani. Solo là dove sia possibile sperimentare un gran numero di modi diversi di fare le cose si otterrà una varietà di esperienze, di conoscenze e di capacità individuali tali da consentire, attraverso la selezione ininterrotta delle più efficaci tra queste, un miglioramento costante».

 

E va da sé che chi teme e rifiuta la competizione deve avere chiaro il suo rapido ritorno nella vita della tribù o all’interno della caverna. La competizione, infatti, è il terrore di tutti i conservatori – conservatori di destra, di centro e di sinistra. Ha scritto Von Hayek, nel saggio Perché non sono un conservatore, che «uno dei tratti fondamentali dell’atteggiamento conservatore è il timore del cambiamento». Ostile ai cambiamenti, il conservatore avverte d’istinto che sono le idee nuove a provocare siffatti cambiamenti, e di conseguenza le avversa.

È la competizione la “macchina sociale” che porta alla scoperta del “nuovo” da cui selezionare il “meglio”. In questo preciso senso, la competizione costituisce la più alta forma di collaborazione.

 

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