Chi chiama in causa il terzo senza motivo paga le spese processuali
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6 Gen 2016
 
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Chi chiama in causa il terzo senza motivo paga le spese processuali

Chiamata in causa: su chi gravano le spese processuali del terzo chiamato quando la domanda del chiamante rispetto alla controparte principale del giudizio viene accolta?

 

La chiamata in giudizio dei terzi può costare caro sotto il profilo delle spese processuali anche nel caso in cui si abbia ragione: questo perché se tale chiamata è assolutamente infondata, la condanna alle spese è di chi ha effettuato, imprudentemente, la citazione del terzo. È quanto chiarito dalla Corte di Appello di Milano in una recente sentenza [1].

 

In linea generale, le spese del chiamato in garanzia vanno poste a carico della parte soccombente del giudizio principale, ossia di colui che, avendo perso la causa, in un certo senso, anche se indirettamente, ha provocato detta chiamata in garanzia. Tale regola, però, trova eccezione nel caso in cui l’iniziativa del chiamante si riveli palesemente arbitraria: in tal caso è quest’ultimo che deve pagare al terzo le spese processuali.

 

È questo, peraltro, l’insegnamento della stessa Cassazione [2] secondo cui, in tema di spese processuali, la palese infondatezza della domanda di garanzia proposta dal convenuto nei confronti del terzo chiamato comporta l’applicabilità del principio della soccombenza nel rapporto processuale instaurato tra convenuto e terzo chiamato, anche quando l’attore principale sia a sua volta soccombente nei confronti del convenuto: e ciò perché il convenuto chiamante sarebbe stato soccombente nei confronti del terzo anche in caso di esito diverso della causa principale.

 

Sul tema delle spese processuali relative alla chiamata del terzo, si riscontrano numerosi precedenti dello stesso tenore. A sottolineare la regola generale è stato, un anno fa, il tribunale di Milano [3] che, a sua volta, ha richiamato una decisione della Suprema Corte [4]: il rimborso delle spese processuali sostenute dal terzo chiamato in garanzia dal convenuto deve essere posto a carico dell’attore-soccombente, ove la chiamata in causa si sia resa necessaria in relazione alle tesi sostenute dall’attore stesso e queste siano risultate infondate; non rileva che l’attore non abbia proposto nei confronti del terzo alcuna domanda. Al contrario il rimborso delle spese processuali si sposta a carico della parte che abbia chiamato o abbia fatto chiamare in causa il terzo qualora l’iniziativa del chiamante si riveli palesemente arbitraria.

 

Ed ancora, in tema di liquidazione delle spese di giudizio, le spese sostenute dal terzo chiamato in garanzia, nella specie impropria, una volta che sia stata rigettata la domanda principale, vanno poste a carico della parte che, rimasta soccombente, abbia provocato e giustificato la chiamata in garanzia, trovando tale statuizione adeguata giustificazione nel principio di causalità, che governa la regolamentazione delle spese di lite [5].


La sentenza

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE D’APPELLO DI MILANO SEZIONE PRIMA CIVILE
nelle persone dei seguenti magistrati:
dr. Amedeo Santosuosso – Presidente
dr. Maria Rosaria Sodano – Consigliere
dr. Francesca Fiecconi – Consigliere relatore ha pronunciato la seguente
sentenza

nella causa iscritta al n. r.g. 2409/2010 promossa in grado d’appello con atto di citazione notificato il 10.06.2010 a ministero dell’Ufficio unico notificazioni di Milano e posta in deliberazione sulle conclusioni precisate dalle parti all’udienza del 17.03.2015

TRA

PI. AVV. GU., con il patrocinio dell’avv. ME.EL.LU.EZ. e dell’avv. GU. PI. MILANO, elettivamente domiciliato in MILANO presso il difensore avv. ME.EL.LU.EZ.

APPELLANTE CONTRO

AR. COOPERATIVA EDILIZIA, con il patrocinio dell’avv. FE.FR. e dell’avv. RE.DA. DECEDUTO – ARESE, elettivamente domiciliato in ARESE presso il difensore avv. FE.FR. MA.LA.,

contumace
DI.PI., contumace
avente ad oggetto: Prestazione d’opera intellettuale SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Il Tribunale di Busto Arsizio – sezione distaccata di Saronno – con ordinanza decisoria del

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[1] C. App. Milano sent. n. 2818/15 del 26.06.2015.

[2] Cass. sent. n. 8363/2010.

[3] Trib. Milano, sent. n. 49890/2014.

[4] Cass. sent. n. 7431/2012.

[5] Cass. sent. n. 23552/2011, n. 12301/2005, n. 6514/2004.

 


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