Accertamento fiscale al lavoratore dipendente che spende troppo
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7 Gen 2016
 
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Accertamento fiscale al lavoratore dipendente che spende troppo

Legittimo l’accertamento sintetico da parte dell’Agenzia delle Entrate che rivela entrate nascoste e un tenore di vita non congruo rispetto al reddito dichiarato.

 

Accertamenti fiscali a tutto spiano, ed ora non solo per professionisti e imprenditori, ma anche per lavoratori dipendenti, nonostante la comune convinzione secondo cui la capacità di evadere di tali soggetti sia ridotta: a confermare la legittimità di una indiscriminata selezione dei soggetti da verificare, ad opera dell’Agenzia delle Entrate, è una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Roma [1]. I giudici tributari hanno sdoganato l’accertamento cosiddetto “sintetico” sulla base della verifica del tenore di vita e degli acquisti sostenuti dal contribuente. Se, infatti, la capacità di spesa del lavoratore subordinato è superiore rispetto al reddito da dipendente che percepisce (e dichiara) mensilmente, il fisco può legittimamente notificare l’avviso di accertamento e rettificare le imposte dovute dal contribuente.

 

La condizione di lavoratore dipendente non mette, pertanto, al riparo da eventuali controlli fiscali, né esclude la legittimità dell’accertamento nel caso in cui il contribuente disponga di entrate extra, utili a finanziare investimenti dai quali scaturiscono incrementi patrimoniali. Legittimi, dunque, gli accertamenti in banca e quelli con il redditometro.

 

 

Cos’è l’accertamento sintetico

L’accertamento sintetico è un metodo di accertamento fiscale che, per sua natura, è applicabile solo alle persone fisiche e che concerne solo le imposte sui redditi (non l’IVA né l’IRAP). Esso è alternativo all’accertamento analitico ed è utilizzabile anche in caso di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi.

L’accertamento sintetico permette, in generale, di quantificare un maggior reddito, rispetto a quello eventualmente dichiarato, sulla base del sostenimento di alcune spese o sull’utilizzo di particolari beni o servizi “di pregio” che lasciano presumere una maggiore capacità reddituale.

 

L’applicazione di tale metodologia di accertamento non esige un preventivo riscontro dell’impossibilità (o difficoltà) di effettuare l’accertamento analitico, così come non è necessaria la mancata presentazione della dichiarazione dei redditi o la presentazione di dichiarazioni palesemente infedeli.

 

Si distingue in generale fra:

 

accertamento sintetico “puro” (cosiddetto “spesometro“), che non dipende dall’individuazione di specifici parametri o coefficienti su cui basarsi, ma si fonda sull’effettivo sostenimento di determinate spese

 

accertamento su indici di capacità contributiva-ricchezza (cosiddetto “redditometro“), che si basa invece sull’utilizzo di specifici elementi ritenuti indici di capacità contributiva, e che sono individuati con appositi decreti ministeriali.

 

 

Conta il reddito della famiglia

I recenti chiarimenti da parte dell’amministrazione finanziaria e della giurisprudenza ricordano che, per le verifiche con il redditometro, bisogna tenere in considerazione non solo il reddito percepito dal contribuente oggetto di accertamento, ma anche quello dei componenti lo stesso nucleo familiare. Ciò sulla scorta della presunzione che, all’interno della stessa famiglia, tutti i soggetti di norma concorrono indistintamente alle spese generali, per un principio di solidarietà. Non è raro che un figlio, ancora convivente con i genitori, pur percependo un proprio reddito, venga da questi aiutato e ottenga, per le proprie spese, del denaro ulteriore alla retribuzione percepita; in tal caso, la sua capacità di spesa sarebbe superiore al reddito dichiarato, ma non sarebbe certo il frutto di evasione fiscale. Ecco perché si consiglia sempre di effettuare donazioni di denaro, tra familiari, attraverso bonifico con apposita causale.

 

Ma anche quando, considerato il reddito dei familiari, il tenore di vita del contribuente risulta superiore al 20% rispetto alle sue possibilità, allora l’accertamento sintetico, con redditometro, è più che legittimo.

Scopo di tale metodo accertativo è infatti, proprio “quello di individuare fonti di reddito non dichiarate, in base alle quali si manifesti una capacità di spesa ben superiore rispetto al reddito da lavoro dipendente dichiarato”.

 

 

La vicenda

Nel caso di specie, una lavoratrice, destinataria dell’avviso di accertamento, era risultata proprietaria di diversi immobili, oltre a disporre di un’abitazione principale, di un’auto e di avvalersi di una collaboratrice domestica. La stessa, in giudizio, aveva offerto prove generiche, senza dimostrare quali somme di quelle presenti nei conti correnti e nei libretti postali cointestati fossero state impiegate per mantenere il proprio tenore di vita e, soprattutto, per finanziare gli investimenti


[1] CTR Roma sent. n. 7101/2015.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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