Equitalia: colpa grave e risarcimento se insiste nella riscossione
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7 Gen 2016
 
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Equitalia: colpa grave e risarcimento se insiste nella riscossione

Responsabilità processuale e indennizzo a carico di Equitalia in quanto agisce in forza di un proprio diritto alla riscossione.

 

Se Equitalia insiste nel voler riscuotere forzatamente un credito non dovuto deve pagare, oltre alle spese processuali, anche il risarcimento al contribuente; non può infatti scaricare la responsabilità per l’illegittimità della pretesa sull’ente impositore per il quale agisce in qualità di mandataria. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente ordinanza [1].

 

L’agente alla riscossione agisce in giudizio in proprio, sia pure in virtù del sottostante mandato che la lega con l’ente titolare del credito; pertanto spetta ad Equitalia, e non al mandante, la scelta se rinunciare o meno all’azione: ne consegue che, al pari di ogni altro soggetto dotato di legittimazione processuale, anche l’agente della riscossione deve essere condannato al risarcimento del danno, oltre che alle spese processuali, nei confronti della parte vincitrice del giudizio per aver agito con colpa grave [2].

 

Il che significa, in pratica, che prima di avviare l’esecuzione forzata o, eventualmente, resistere alla causa avviata dal contribuente per impugnare la cartella di pagamento, Equitalia è tenuta sempre a verificare i documenti di cui è in possesso od assumere le necessarie informazioni presso l’ente impositore-mandante.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 23 settembre – 22 dicembre 2015, n. 25852
Presidente Ragonesi – Relatore Cristiano

Fatto e diritto

E’ stata depositata la seguente relazione:
1) Il tribunale di Torino, con decreto del 19.5.2014, ha respinto l’opposizione ex art. 98 Lfall. proposta da Equitalia Sud s.p.a per ottenere l’ammissione allo stato passivo dei Fallimento della Ciarli s.r.l. di crediti erariali insinuati con due distinte domande tardive, contrassegnate nell’elenco ai nn. T/28 e T/29.
Il tribunale ha rilevato che Equitalia aveva già chiesto ed ottenuto l’ammissione dei crediti dedotti in giudizio, che avevano formato oggetto di un’altra domanda di insinuazione tardiva (T/23), di cui quelle nn. T/28 e T/29 costituivano (per la parte di interesse) mera ed inammissibile duplicazione; ha inoltre ritenuto che l’opponente versasse in colpa grave, per aver omesso di verificare la correttezza del provvedimento di esclusione, fondato sulla medesima ragione, non solo prima della proposizione del ricorso ex art. 98 1. fall., ma persino in corso di causa, nonostante le fosse stato concesso un termine proprio a tale scopo, e l’ha pertanto condannata al pagamento, oltre che delle spese di lite, anche della somma di E 4.000,

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[1] Cass. ord. n. 25852/15 del 22.12.2015.

[2] Art. 96 cod. proc. civ.

 


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