Postini precari: la notifica è nulla
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8 Gen 2016
 
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Postini precari: la notifica è nulla

Cartelle di pagamento, atti giudiziari e atti di accertamento a rischio nullità: la sentenza del Giudice di Pace mette in discussione i poteri di alcuni postini.

 

Farà certamente discutere la sentenza del Giudice di Pace di Taranto [1] che ha ritenuto nulla la notifica effettuata da uno dei portalettere assunti da Poste Italiane con contratti precari a tre mesi: giovani disoccupati, cioè, con rapporto di lavoro a tempo determinato, chiamati anche “trimestrali”. Secondo la pronuncia in questione (consultabile nell’articolo “Firma illeggibile, nulla la notifica”), tali soggetti non rivestirebbero la qualifica di pubblici ufficiali, posto il carattere “precario” dell’assunzione cui hanno fatto ricorso le Poste. Con la conseguenza che non avrebbero anche il potere di certificare l’identità del soggetto firmatario e la corrispondenza tra questi e la firma posta sull’avviso di ricevimento della raccomandata. Di conseguenza, laddove la suddetta sottoscrizione sia illeggibile, se l’addetto alla posta non richiede al destinatario una copia del documento di identità e non si cura di indicarne e trascriverne gli estremi sul registro raccomandate, la notifica è nulla.

 

La questione è estremamente delicata e, qualora dovesse trovare avallo anche nelle altre aule di tribunale, di certo di avrebbe un effetto a cascata non solo sulle notifiche degli avvisi di accertamento notificati dall’Agenzia delle entrate (come era stato nel caso di specie deciso dal giudice pugliese), ma anche sulle cartelle di pagamento di Equitalia, come per qualsiasi altro tipo di atto, anche a carattere giudiziale. Insomma, gran parte degli atti notificati dal fisco o, anche, tramite l’ufficiale giudiziario ma “a mezzo posta” (ossia tramite delega al servizio di Poste Italiane) sarebbero nulli.

 

In buona sostanza, la sentenza nega l’equiparazione tra il postino regolarmente assunto con contratto di lavoro ordinario (che, in quanto incardinato nell’ufficio, sarebbe anche dotato di tutti i poteri certificatori tipici di ogni pubblico ufficiale) e quello, invece, con contratto a tre mesi che, “seppur volenteroso, non si può proprio ritenere autorizzato e competente per le notifiche”.

 

Il problema si pone laddove il destinatario dell’atto contesti il ricevimento dello stesso, disconoscendo la propria firma: spetterebbe allora alla controparte dimostrarne l’autenticità, non essendo più l’attestazione del postino un atto con piena prova, munito di fede pubblica. Conseguenza catastrofica per il sistema delle notifiche italiane, che si basa, soprattutto per quanto riguarda le cartelle di pagamento di Equitalia, proprio sul servizio di Poste Italiane.

 

Ed è proprio questo uno dei punti più caldi: diverse volte, infatti, la Cassazione – in disaccordo con alcuni giudici di merito – ha ritenuto legittima la notifica a mezzo raccomandata a.r. della cartella esattoriale dell’Agente della riscossione; ma la sentenza del giudice di Pace di Taranto rovescerebbe anche la validità di tale notifica perché andrebbe ad incidere proprio sui poteri del soggetto delegato alla consegna della famigerata busta bianca.


[1] G.d.P. Taranto, sent. n. 2952/2015.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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