Maria Elena Casarano
Maria Elena Casarano
8 Gen 2016
 
Le Rubriche di LLpT


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Mantenimento per i figli: a chi spetta versare l’assegno?

Il giudice può porre anche a carico del genitore collocatario il versamento di un assegno all’ex per il periodo in cui starà con i figli se vi è sproporzione economica tra i genitori; ai minori va assicurato pari benessere per incoraggiarli a frequentare anche il genitore meno benestante.

 

La separazione fra due genitori (sposati o meno che siano) determina, il più delle volte, delle soluzioni giudiziarie standardizzate in merito all’affidamento e al mantenimento dei figli, in base alle quali, di solito, il giudice:

 

– colloca i minori in modo stabile presso uno dei genitori (più spesso la madre), eventualmente assegnando a quest’ultimo la casa familiare,

 

– determina il calendario delle visite dei figli per il genitore non collocatario (solitamente il padre)

 

– e stabilisce la misura del contributo economico da quest’ultimo dovuto all’altro per il mantenimento della prole: nel periodo di convivenza con i minori, infatti, il genitore deve essere posto nelle condizioni di occuparsi economicamente di loro come quando la famiglia era unita, anche grazie all’assegno di mantenimento versato dall’ex.

 

Con particolare riguardo a tale provvedimento di carattere economico (che rappresenta spesso uno dei motivi di maggiore contrasto tra i genitori) non è detto tuttavia che esso si sostanzi in un obbligo ad esclusivo carico del genitore non collocatario.

 

La decisione sulla collocazione stabile dei figli, infatti, non viene presa dal giudice sulla base delle maggiori o minori disponibilità economiche del padre o della madre, ma tiene conto dei benefici globali che il minore può trarre dalla permanenza abituale con una delle due figure genitoriali (ad esempio, come spesso avviene, la individuazione della mamma come genitore collocatario il più delle volte è legata alla tenera età dei figli o alla possibilità di un loro accudimento costante conseguente alla condizione di casalinga o lavoratrice part time).

 

Non si può affatto escludere, quindi, che sia invece il genitore che vive stabilmente con i figli ad essere più benestante. In tal caso – come ha ricordato il Tribunale di Milano in una recente pronuncia [1] – il giudice potrà imporre a quest’ultimo di versare un assegno (cosiddetto perequativo) in favore dell’altro per il periodo in cui la prole abiterà con lui.

 

Nello specifico, infatti, quando vi sia una evidente sproporzione tra le condizioni economiche dei genitori, il giudice potrà imporre anche al collocatario con maggiore disponibilità di reddito il versamento di un assegno all’ex per il tempo che il figlio trascorrerà presso quest’ultimo. In caso contrario, verrebbe a crearsi una eccessiva disparità tra i due gli stili di vita vissuti dal minore quando dimora con uno o l’altro dei genitori, con inevitabile danno a suo carico.

 

All’atto pratico, infatti, il figlio si troverebbe a godere di un maggior benessere quando vive con il genitore collocatario e, di conseguenza, sarebbe portato a preferire la permanenza presso di lui.

 

Tale assegno perequativo, ricorda il giudice meneghino, ha lo scopo di soddisfare delle esigenze specifiche e chiare: non corrisponderebbe, infatti, alle esigenze del figlio prevedere una regolamentazione dei rapporti economici tra i genitori che gli permetta di godere di ogni bene quando si trova con un genitore (cibo, abiti, casa confortevole, internet, tv privata, giochi, ecc .) mentre, gli consenta di disporre solo delle minime utilità quando si trova con l’altro.

 

Una situazione simile avrebbe come inevitabile effetto quello di creare nel minore la condizione psicologica di voler stare col genitore in grado di assicurargli un maggior benessere economico, non solo a scapito dell’altro, ma soprattutto del suo pieno diritto alla bigenitorialità.

 

È bene chiarire, tra l’altro, che detto assegno, ove disposto, non va inteso come una sorta di forzatura giuridica in quanto la legge [2] riconosce al giudice la possibilità di determinare le misure economiche in grado di garantire il più possibile alla prole la conservazione del tenore di vita avuto quando la famiglia era unita, modellandole ad un principio di proporzionalità ora che i genitori sono separati.

 

In parole povere, in presenza di situazioni patrimoniali e di reddito particolarmente sproporzionate tra loro, il magistrato ha senz’altro il potere di porre a carico di un genitore (anche se si tratti del collocatario) l’obbligo di versare uno specifico assegno; ciò allo scopo di garantire al figlio il soddisfacimento di specifiche esigenze che l’altro genitore non è in grado di fornire.

 

È bene che, in ogni caso, i genitori in procinto di separarsi non dimentichino che hanno sempre la possibilità di sottoporre alla valutazione del giudice accordi riguardanti i figli (anche nati fuori dal matrimonio) diversi da quelli “standard”[3], individuati in premessa. Se, infatti, le circostanze concrete lo permettono (come le residenze non troppo distanti dei due genitori, la dimostrata capacità di collaborazione degli stessi nella gestione dei figli) essi potranno, ad esempio, scegliere di non prevedere una collocazione prevalente dei figli, ma che gli stessi stiano per lo stesso tempo con il papà e con la mamma (cosiddetto collocamento alternato). In tal caso:

 

– ciascun genitore provvederà a soddisfare le loro esigenze per il tempo che abiteranno insieme

 

– oppure , anche in questo caso, il genitore più benestante potrà versare il proprio contributo all’altro.

 

Non va dimenticato, tuttavia, che il giudice può intervenire anche in caso di accordo quando, esso appaia lesivo del benessere morale e materiale dei minori, in ragione delle accertate disponibilità economiche delle parti, del tenore di vita pregresso e degli attuali bisogni dei figli.

 

Onde evitare , perciò, il rischio che il tribunale possa modificare quanto stabilito dai genitori, il consiglio rimane sempre quello che essi curino con attenzione le condizioni della separazione, soffermandosi nella individuazione delle modalità di affidamento e mantenimento della prole, non solo sui propri personali bisogni, ma anche su quelli dei propri figli i quali, specie quando troppo piccoli, non sempre possono essere in grado di manifestarli apertamente.


[1] Trib. Milano, 15.07.2015, sulla scorta non solo col consolidato orientamento di legittimità (Cass. sent. 18538/13) ma anche di suoi numerosi precedenti (Trib. Milano, sent. 19.03.2014; Trib. Milano. decr. 3.11.2014; Trib. Milano. ord. 11.05.2015; C.App. Milano, decr. 8 – 11.08.2014).

[2] Art. 337 ter co. 4 cod. civ.

[3] Art. 337 ter co.2 cod. civ.: “Il giudice(…)prende atto se non contrari all’interesse dei figli degli accordi intervenuti tra i genitori”.

 


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