Pagamento in contanti oltre 3000 euro: sanzioni e soluzioni alternative
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10 Gen 2016
 
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Pagamento in contanti oltre 3000 euro: sanzioni e soluzioni alternative

Devo pagare una ditta che mi ha chiesto 5 mila euro per dei lavori in casa: cosa rischio se la pago in contanti?

 

Occorre preliminarmente ricordare che, attualmente, le violazioni relative all’obbligo del pagamento in contante sopra la soglia di 3.000 euro (così modificata a partire dal 1° gennaio 2016 [1]) sono punite con la sanzione amministrativa dall’1% al 40% dell’importo trasferito [2]; questa sanzione non può comunque essere inferiore all’importo di 3.000 euro e, per le violazioni che riguardano importi superiori a 50.000 euro, la sanzione minima è aumentata di cinque volte (non può, cioè, essere inferiore a 15.000 euro).

 

La legge di Stabilità 2016 [1] ha innalzato da 1.000 a 3.000 euro il limite oltre il quale è vietato il trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi. La disciplina in tema di circolazione del contante è stata introdotta non soltanto per contrastare il riciclaggio di capitali di provenienza illecita, ma anche per limitare l’evasione fiscale, garantendo una maggiore trasparenza negli scambi.

 

Le parti, tuttavia, possono, di comune accordo, trovare una soluzione che consenta al committente di corrispondere l’importo in contanti. Tale accordo passa per la concessione di una rateizzazione del prezzo.

Infatti, in base alla legge, è possibile effettuare il pagamento di un importo complessivo anche superiore a 3.000 euro in rate, ciascuna delle quali però di importo inferiore al suddetto limite. In pratica, il lettore potrà – per esempio – corrispondere una prima rata di 2.000 euro, una seconda di 2.000 e una terza di 1.000, tutte e tre in contanti, nonostante la loro somma sia superiore al limite di 3.000 euro. L’importante è che la singola rata non superi mai il limite di 3.000 euro.

 

La possibilità di pagare in rate, aggirando l’ostacolo del divieto all’uso del contante oltre la soglia limite è subordinata a due condizioni:

 

– il pagamento in rate deve essere connaturato all’operazione stessa: così, il caso di un lavoro di ristrutturazione, per esempio, in cui il pagamento venga frazionato in base a SAL (stati di avanzamento dell’opera); si pensi anche alla cura presso un dentista, con pagamento scaglionato a seconda dei vari interventi e sedute eseguite dal sanitario;

 

– la rateizzazione è la conseguenza di un preventivo accordo tra le parti che deve risultare formalizzato in un apposito documento o direttamente in fattura.

 

ATTENZIONE! L’Amministrazione Finanziaria può valutare, caso per caso, se il frazionamento sia stato realizzato con lo specifico scopo di eludere il divieto.

 

Il limite a mille euro

Rimane fermo il limite dei 1.000 euro:

 

– per i servizi di rimessa di denaro con l’estero (c.d. “money transfer”)

 

– per gli emolumenti erogati dalle pubbliche amministrazioni.

Pertanto le pensioni di importo pari o superiore a 1.000 euro continueranno a dover essere pagate con strumenti di pagamento tracciabili

 

– per gli assegni bancari e postali emessi senza clausola di non trasferibilità.

 

Pertanto, come in passato, gli assegni emessi per importi pari o superiori a 1.000 euro devono indicare il nome o la ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità.

 

 

Una consulenza professionale dell’importo totale di 4.500 euro può essere pagata in nove rate mensili da 500 euro ciascuna, tutte versate in contanti?

Sì. È vietato dividere in modo artificioso i pagamenti [3]. Ma il Mef ha chiarito all’epoca della vecchia soglia che si possono concordare in anticipo i pagamenti rateali nel contratto: l’amministrazione, però, potrà sempre verificare che la divisione non sia artificiosa.

 

 

È possibile prelevare allo sportello bancario 4mila euro in un’unica soluzione? E se un negoziante avesse l’esigenza di versare tutti insieme 9.500 euro incassati dalla propria clientela al dettaglio?

Entrambe le operazioni sono consentite, anche se di valore pari o superiore a 3mila euro, perché non implicano “trasferimento” di denaro tra soggetti diversi. Il ministero dell’Economia l’aveva già chiarito quando la soglia era a mille euro.

 

 

Il proprietario di un immobile riceve da un’impresa edile una fattura da 5.500 euro per lavori di ristrutturazione. Può pagare una parte in contanti e una parte con assegno? Oppure con due assegni inferiori al limite di legge?

È ammesso il pagamento parziale in contanti, purché sia rispettata la soglia dei 3mila euro. È possibile anche usare più assegni inferiori a 3mila euro, purché indichino nome e ragione sociale del beneficiario.


[1] L. 208/2015, art. 46 co. 1 che modifica l’art. 49 co. 1, d.lgs. n. 231/2007.

[2] Ai sensi dell’art. 58, comma 7 e 7-bis, D.Lgs. n. 231/2007.

[3] Art. 49, comma 1, Dlgs 231/2007

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
28 Feb 2016 Luca Nava

Sanzione minima di tremila euro, nel rispetto del principio di proporzionalità e adeguatezza della sanzione. Criminali.