Differenza tra capacità giuridica e di agire, concepito e nascituro
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8 Gen 2016
 
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Differenza tra capacità giuridica e di agire, concepito e nascituro

La capacità giuridica è l’attitudine della persona ad essere titolare di rapporti giuridici, mentre la capacità di agire è l’idoneità del soggetto ad acquistare ed esercitare da solo, con il proprio volere, diritti soggettivi e ad assumere obblighi.

 

La capacità giuridica è l’attitudine di un soggetto a essere titolare di rapporti giuridici, cioè di situazioni giuridiche attive e passive, e come tale mette il soggetto in condizione di vivere ed operare nel mondo del diritto. Un esempio è la possibilità di diventare erede.

La capacità giuridica si acquista con la nascita e cessa soltanto con la morte del soggetto; non può per nessun motivo un individuo essere privato della capacità giuridica.

 

La capacità di agire, invece, consiste nella idoneità del soggetto a porre in essere i negozi giuridici e nella volontarietà dello stesso ad accettarne gli effetti.

In pratica, con la capacità di agire il soggetto è posto in condizione di compiere un’attività giuridicamente rilevante e di diventare protagonista attivo sulla scena giuridica.

 

La capacità d’agire si acquista invece al raggiungimento della maggiore età, ossia quando si presume che l’individuo sia in grado di curare consapevolmente i propri interessi e di valutare la portata degli atti da porre in essere.

 

Il minore d’età, dunque, ha capacità giuridica, nel senso che ben può essere titolare di un diritto di proprietà, ma non ha capacità di agire, non potendo cioè egli disporre di tale diritto autonomamente. Per suo conto provvede il genitore o il tutore.

 

Quale forma di capacità l’ordinamento riconosce al concepito?

Nonostante l’acquisto della capacità giuridica sia in generale collegato alla nascita, la legge prende eccezionalmente in considerazione la condizione del concepito, riconoscendogli la possibilità di essere titolare di diritti, sia pure subordinatamente all’evento della nascita.

 

I casi più importanti previsti dal codice sono le seguenti ipotesi:

 

– sono capaci di diventare eredi tutti coloro che sono nati o concepiti al tempo dell’apertura della successione; deve presumersi «concepito» al tempo dell’apertura della successione, colui la cui nascita avvenga entro 300 giorni dalla morte del de cuius;

 

– il concepito è capace di ricevere per donazione. Parte della dottrina, nel caso del concepito, si verificherebbe un’anticipazione della capacità giuridica, in ragione della quale il nascituro sarebbe da ritenere già un soggetto di diritto; in particolare, secondo alcuni, sussisterebbe una capacità provvisoria che diviene definitiva con l’evento della nascita e che, invece, si risolve con efficacia retroattiva se tale evento non segue; diversamente, altra parte della dottrina sostiene che il nascituro debba intendersi quale centro autonomo di imputazione di rapporti giuridici in previsione ed attesa della persona, in relazione al quale l’evento della nascita si pone quale condizione che, come tale, non retroagisce.

 

Una sorta di capacità è riconosciuta anche a favore dei non concepiti, i quali possono ricevere per testamento e per donazione. L’unica condizione posta dal legislatore è che si tratti di figli di una determinata persona vivente al tempo del testamento o della donazione.

 

Può riconoscersi capacità giuridica al nascituro non concepito?

Una sorta di capacità è riconosciuta anche a favore dei non concepiti (cosiddetti nascituri), i quali possono ricevere per testamento e per donazione.

L’unica condizione posta dal legislatore è che si tratti di figli di una determinata persona vivente al tempo del testamento o della donazione.

 

In particolare, sul piano della disciplina giuridica, la posizione del nascituro non concepito si differenzia da quella del concepito sotto i seguenti aspetti:

 

– i concepiti rientrano nelle regole della successione legittima, mentre i non concepiti possono ricevere solo per testamento;

 

– per i concepiti l’amministrazione dei beni ereditari spetta ai genitori, mentre per i non concepiti all’amministratore dell’eredità;

 

– solo per i concepiti la tutela si estende ai rapporti personali, in quanto solo il nascituro concepito può essere riconosciuto come figlio naturale.

 

Quali effetti produce l’emancipazione?

Con il termine emancipazione si indica lo status di limitata capacità di agire di un soggetto che non abbia ancora compiuto gli anni diciotto, qualora, avendo compiuto i 16 anni, sia stato ammesso per gravi motivi a contrarre matrimonio.

 

Gli effetti dell’emancipazione sono:

 

– la cessazione della potestà genitoriale, in quanto l’emancipato è sottoposto a curatela (cioè all’ assistenza, per tal uni atti, di un curatore);

 

– l’acquisto di una limitata capacità di agire, circoscritta dalla legge agli atti non eccedenti l’ordinaria amministrazione. Tuttavia, qualora l’emancipato venga autorizzato dal tribunale all’esercizio da solo di un’impresa commerciale, egli acquista la piena capacità di agire anche al di fuori delle attività inerenti all’impresa, ad eccezione della capacità di donare e di fare testamento.

 

Quali limiti sono connessi alla capacità in materia di lavoro del minore d’età?

Il minore infradiciottenne, pur avendo la capacità di esser parte in un rapporto di lavoro, non ha la capacità di agire. Ne deriva che la riscossione del salario, il rilascio delle quietanze e qualunque altra manifestazione di volontà o di scienza che importi disposizione di diritti, possono essere effettuate solo dal suo rappresentante legale.


Autore immagine: 123rf com

 


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