Causa vinta: al cliente cosa viene rimborsato?
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10 Gen 2016
 
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Causa vinta: al cliente cosa viene rimborsato?

Condanna alle spese processuali, contributo unificato, parcella dell’avvocato, restituzione delle somme anticipate e anticipi versati al difensore e al CTU.

 

Di regola il giudice condanna la parte a cui dà torto (la parte soccombente) a pagare tutte le spese del processo, comprese quelle anticipate dalla controparte, che ha quindi diritto al rimborso.

 

In caso di soccombenza reciproca (ossia, quando il giudice rigetta in tutto o in parte le pretese di entrambe le parti) o se ricorrono circostanze particolari, la sentenza può compensare le spese (in pratica, ciascuna delle parti non potrà ottenere, dall’altra, il rimborso di quanto speso per il processo).

 

Il giudice che emette un provvedimento (sentenza, decreto o ordinanza) pronuncia d’ufficio la condanna al pagamento delle spese processuali, anche senza che nessuna delle parti ne abbia fatto esplicita richiesta: tale statuizione è, infatti, necessaria e inscindibile dal provvedimento alla pronuncia sul merito. Se il giudice dimentica di pronunciarsi sulle spese, la sentenza è viziata e può essere impugnata.

 

 

Rimborso delle spese e del compenso dell’avvocato

Chi perde viene condannato al rimborso delle spese a favore dell’altra parte. Egli deve, quindi:

 

– sopportare le spese da lui anticipate, che sono definitivamente poste a suo carico. Per esempio, se ha introdotto la causa, il contributo unificato che ha corrisposto e le notifiche della citazione gravano su di lui; così il compenso del consulente tecnico d’ufficio (CTU), l’imposta per la registrazione della sentenza, ecc.

 

rimborsare alla parte vittoriosa le spese che ha sostenuto dall’inizio del giudizio. Quindi, se a introdurre il giudizio è stata la parte vittoriosa, a questa è dovuta la restituzione del contributo unificato e delle spese di notifica dell’atto introduttivo; altrettanto è dovuto il rimborso per gli anticipi eventualmente versati al CTU e ai vari consulenti del giudice (non sono dovuti quelli ai consulenti di parte), tutte le richieste di copie e certificati fatti in cancelleria, ecc;

 

– pagare il compenso spettante all’avvocato della parte vittoriosa, nei limiti dell’importo liquidato dal giudice nella decisione: se la parte vittoriosa e l’avvocato si sono accordati per un compenso superiore, tale accordo non rileva né riguarda il soccombente. Questo vuol dire che il giudice definisce l’importo da corrispondere al difensore della parte vincitrice secondo apposite e predefinite tabelle ministeriali, a prescindere da quale sia l’ammontare della parcella concordata tra cliente e professionista. Quindi, per esempio, se l’avvocato ha convenuto con il proprio cliente un corrispettivo superiore a quanto liquidato dal giudice, quest’ultimo dovrà ugualmente a versarlo al primo, anche se, per tale parte, non verrà mai rimborsato dalla parte soccombente.

 

Di norma avviene che il compenso dovuto all’avvocato – o, quanto meno, la parte necessaria a coprire le spese vive – venga anticipata dal cliente al momento del conferimento del mandato. Questo significa che, intervenuta la sentenza di condanna che decide sulle spese processuali, tali importi verranno restituiti dalla parte soccombente. Ma se la parte soccombente non paga la condanna alle spese, redendosi inadempiente e costringendo il vincitore all’esecuzione forzata, quest’ultimo è ugualmente tenuto a pagare la parcella al proprio difensore.

 

 

A chi paga la parte soccombente?

Nella maggior parte dei casi, la sentenza ordina la parte soccombente al pagamento dell’intera condanna direttamente nei confronti del vincitore. Per cui, se quest’ultimo ha già corrisposto l’onorario al proprio avvocato, avrà diritto a trattenere tutto l’importo riscosso. Viceversa, se ancora deve una parte dell’onorario al difensore, dovrà girargli il residuo.

 

 

Quali sono i costi non rimborsabili?

Non tutti i costi che la parte vittoriosa ha affrontato nel processo sono rimborsabili. Ad esempio non sono rimborsabili le spese che relative ai rapporti tra parte e avvocato estranei alla lite in senso proprio come quelle sostenute per effettuare le indagini sulla consistenza patrimoniale della controparte o il compenso dovuto ai consulenti e periti di parte.

 

In caso di liquidazione giudiziale del compenso, se la parte vittoriosa è stata assistita da più avvocati, a carico del soccombente possono essere computati i compensi di un solo avvocato.

 

Nei procedimenti avanti al giudice di pace se il valore della domanda non supera 1.100 euro, il giudice può condannare la parte soccombente al rimborso delle spese e del compenso solo entro i limiti del valore della domanda, ma solo se la controversia deve essere decisa secondo equità (per cui la parte di spese e compenso superiore al valore della domanda rimane a carico della parte vittoriosa). Quando invece la controversia deve essere decisa secondo diritto il giudice di pace, a prescindere dal valore della causa, deve applicare il principio generale della soccombenza [1].

 

 

La distrazione delle spese all’avvocato

L’avvocato può chiedere al giudice che, in caso di vittoria del suo assistito, le spese processuali a carico del soccombente vengano liquidate direttamente a suo favore. In pratica, chi perde dovrà versare la condanna delle (sole) spese legali all’avvocato di controparte anziché al suo cliente. È questa la cosiddetta distrazione delle spese. Ciò al fine di consentire al legale di ottenere più facilmente e con maggiore sicurezza il pagamento del proprio compenso e il rimborso delle spese anticipate, potendole richiedere direttamente al soccombente in forza del provvedimento del giudice.

 

Per sapere se la sentenza dispone la distrazione alle spese è sufficiente leggere la parte finale della sentenza stessa (di norma è indicato nelle ultime righe).

 

Anche in caso di distrazione il difensore può ugualmente rivolgersi al proprio cliente per il pagamento del compenso e delle spese, ove lo ritenga più conveniente (salva la possibilità poi per il cliente di farsi rimborsare dal soccombente).

 

Inoltre, anche se c’è distrazione di spese, se l’avvocato e il cliente si erano accordati per un compenso superiore la differenza dovrà essere corrisposta da quest’ultimo.


 


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