Assicurazioni sulla vita: polizze senza rischi e segreti
Lo sai che?
10 Gen 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Assicurazioni sulla vita: polizze senza rischi e segreti

La Cassazione stabilisce il dovere dell’assicuratore di proporre contratti utili alle esigenze dell’assicurato, compatibili sia con il profilo rischio che con gli intenti previdenziali dell’assicurato.

 

La Cassazione interviene a tutela dei consumatori che sottoscrivono polizze per la vita, incidendo notevolmente non solo sugli obblighi informativi dell’assicuratore, ma anche sui comportamenti e sulle scelte contrattuali da questi adottate: secondo, infatti, una recente sentenza [1], in materia di contratti di assicurazione sulla vita, l’agente ha il dovere di fornire non solo una informazione esaustiva, chiara e completa, ma anche quello di proporre al contraente polizze assicurative realmente utili per le esigenze dell’assicurato. Lo stesso dovere si estende anche agli intermediari o promotori dell’assicuratore. Ciò in attuazione dei doveri imposti dal codice civile e, in particolare, del dovere di correttezza, buona fede e correttezza sia nella fase delle trattative anteriori alla stipula del contratto che alla sua materiale esecuzione [2]. Tali doveri, infatti, hanno portata generale, e in quanto dettati da norme di legge, prevalgono sulle norme regolamentari, quali i regolamenti dell’autorità di vigilanza, ed a fortiori sulle indicazioni contenute in atti addirittura privi di potere normativo, quali le circolari dell’autorità amministrativa.

 

 

La vicenda

Un soggetto aveva stipulato un’assicurazione sulla vita a contenuto finanziario: il contratto prevedeva versamenti semestrali per 5 anni e, alla scadenza, la rinnovazione del contratto o l’erogazione d’una rendita al beneficiario. Senonché l’assicuratore aveva tenuto una condotta scorretta, sottacendo all’assicurato sia l’esatto ammontare dei costi di gestione della polizza (poi risultati pari al 10% circa dei premi), sia l’esistenza del rischio che il rendimento da essa garantito potesse essere inferiore al capitale versato dal contraente.

 

 

Gli obblighi dell’assicuratore

Al momento della stipulazione dei contratti, l’assicuratore ha l’obbligo giuridico di informare il contraente dell’esistenza e dell’ammontare dei costi di gestione relativi ad una polizza sulla vita a contenuto finanziario.

Secondo la Corte Suprema, il dovere di correttezza, in materia assicurativa, impone all’assicuratore ed ai suoi intermediari o incaricati due precisi obblighi:

 

– proporre ai contraenti non già contratti assicurativi purchessia, cioè genericamente e astrattamente coerenti con le loro esigenza di previdenza o di risparmio, ma proporre prodotti assicurativi utili: cioè coerenti con il profilo di rischio (nell’assicurazione danni) o con gli intenti previdenziali (nell’assicurazione vita) del contraente;

 

– mettere il contraente in condizione di compiere una scelta consapevole, e dunque informarlo in modo esaustivo sulle caratteristiche del prodotto, nulla lasciando di occulto.

 

Già in passato, la Cassazione si era espressa sullo stesso solco di pensiero [4] stabilendo che il principio di correttezza e buona fede si intuisce non solo dal codice civile, ma anche dalla Costituzione e, in particolare, dall’articolo 2 che richiama gli inderogabili doveri di solidarietà sociale. Il creditore non deve agire solo a tutela del proprio materiale interesse di natura economica e speculativa, ma deve anche considerare quello del debitore, cercando di fai coincidere entrambe le posizioni, senza che l’una vada a detrimento dell’altra. Questo, in pratica, significa che ciascuna delle parti del contratto ha il dovere di agire in modo da preservare gli interessi dell’altra, a prescindere dall’esistenza di specifici obblighi contrattuali o di quanto espressamente stabilito da singole norme di legge.

 

Del resto è pacifico che la responsabilità precontrattuale prevista dal codice civile [5] può derivare, oltre che dalla rottura ingiustificata delle trattative, anche dalla violazione dell’obbligo di lealtà reciproca, il quale comporta un dovere di completezza informativa circa la reale intenzione di concludere il contratto, senza che alcun mutamento delle circostanze possa risultare idoneo a legittimare la reticenza o la maliziosa omissione di informazioni rilevanti nel corso della prosecuzione delle trattative finalizzate alla stipulazione del negozio.


[1] Cass. sent. n. 8412/2015.

[2] Artt. 1175 , 1337 e 1375 cod. civ., e la loro violazione costituisce una condotta negligente, ai sensi dell’ articolo 1176, comma 2, Cc.

[3] Art. 1176 co. 2, cod. civ.

[4] Cass. sent. n. 12310/1999.

[5] Art. 1337 cod. civ.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti