Più ombre che luci per la magistratura Onoraria nella legge di stabilità
Ditelo Voi
9 Gen 2016
 
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Più ombre che luci per la magistratura Onoraria nella legge di stabilità

Organico dei tribunali, mancato potenziamento con la legge di Stabilità, indennità ai giudici onorari: il metodo manageriale del Governo di gestire la giustizia. 

 

Il Ministero della giustizia ha adottato misure volte alla razionalizzazione delle indennità da corrispondere ai giudici di pace, ai giudici onorari aggregati, ai giudici onorari di tribunale e ai vice procuratori onorari, in modo da assicurare risparmi non inferiori a euro 6.650.275 per l’anno 2016 e a euro 7.550.275 a decorrere dall’anno 2017 e ciò indipendentemente dal grande contributo che la magistratura Onoraria rende quotidianamente al servizio giustizia, risparmio tanto più ingiustificato se si tiene conto che con il PCT il Ministero si vanta di un risparmio di oltre 124 milioni per il 2016 e, inoltre, di un surplus, in entrata, di altri   100 milione circa che perverranno dai fondi Europei. Quindi ben 224 milioni in più che ben potevano essere reinvestiti, anche solo in minima parte per la Magistratura Onoraria.

 

Invece di potenziare gli organici con maggiori assunzioni e di “stabilizzare” la magistratura onoraria, con maggiore avvalimento delle funzioni per fare fronte in modo, questo si razionale, al carico giudiziario per la definizione dei procedimenti civili, compresi quelli in materia di lavoro e previdenza, si è preferito fare ricorso agli assurdi criteri delle priorità individuate dai Presidenti delle Corti di Appello con i programmi previsti dall’articolo 37,comma 1, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, che, in base a un illogico criterio, in quanto il danno che si produce è superiore ai vantaggi che si vorrebbero capitalizzare, si è stabilito che le udienze per la decisione delle cause più vecchie, di ruolo, hanno precedenza sulle nuove. Ciò, però, comporta per le cause iscritte in appello ad esempio nell’anno 2014 o nell’anno 2015, che le udienze per la loro decisione vengono fissata negli anni 2019 e 2020. “Programmazione” aberrante che comporta che tutte le cause saranno decise, in appello, dopo 4 o cinque anni, periodo che si cumula a quello del primo grado e a quello del giudizio di Cassazione e che ci fanno restare nella classifica mondiale come i peggiori in tema di durata del processo. Fare passare questa “trovata” per un sano metodo manageriale la dice lunga sullo stato dell’amministrazione di vertice del nostro pianeta giustizia.

 

Nel solco di questa illogicità è poi anche la “mente” dell’ultimo legislatore governativo-parlamentare che ha attribuito nuove competenze ai Consiglieri Ausiliari di Corte di Appello per la competenza, prima esclusa, per le cause da decidere in unico grado, che però per motivi intelligibili è stata limitata solo alla legge 24 marzo 2001, n. 89. Ma anche qui il legislatore si è palesato contraddittorio perché se il Giudice può decidere sulle richieste della legge Pinto in unico grado, non si capisce perché non possa decidere anche in altre in unico grado atteso che del collegio giudicante non può far parte più di un giudice ausiliario.

 

Ragionevolmente a pensar male, come diceva un noto politico, si fa peccato ma spesso ci si indovina, perché l’operazione pare essere finalizzata solo al tentativo di basso profilo di moltiplicare per otto i provvedimenti da rendere e cioè in luogo dei 90 annuali di portarli a 800 nell’anno per la stessa somma prevista come indennità in favore degli stessi giudici che ora dovranno elevare la loro produttività, come sostenuto dalla recente decisione del giudice Alberto Munno, un magistrato della II sezione del Tribunale civile di Taranto, che ha ritenuto il lavoro di giudice in violazione della Convenzione dei diritti dell’uomo in quanto connotato da schiavitù e di fatto una forma diventato una forma di lavoro forzato.

 

Più che una legge di stabilità, per la giustizia, questa appare essere la legge dell’instabilità di una delle terzietà del nostro paese, Terzietà essenziale per l’amministrazione della giustizia, tutto l’opposto della comunicazione, oramai solo fine a se stessa, tanto che alla maggiore professionalità e impegno corrispondono basse remunerazioni, fatta eccezione per le indennità dei Politici e gli stipendi dei manager e dei dirigenti e delle lobby di varia natura sempre più genuflesse all’economia finanziaria che ha distrutto il lavoro e anche l’idea dello Stato-comunità.

 

avv. Michele Gorga


Autore immagine: 123rf com

 


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