Il deficit pubblico: come si finanzia? Gli interessi sul debito
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10 Gen 2016
 
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Redazione
 


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Il deficit pubblico: come si finanzia? Gli interessi sul debito

Il finanziamento del debito pubblico, Maastricht, il pagamento degli stipendi degli statali e dei sussidi: quando lo Stato spende più di ciò che ha.

 

In che modo il Tesoro effettua i suoi pagamenti quando le entrate sono inferiori alle uscite e quindi insufficienti a coprire le spese? Il Tesoro mette in moto lo stesso meccanismo di tutti noi, l’unico possibile quando si devono mantenere impegni e non si hanno coperture: prende soldi in prestito.

 

Come li prende, e da chi?

Ha due possibilità:

 

– chiede un prestito ai privati cittadini

– oppure lo chiede direttamente alla Banca d’Italia.

 

Anzi, “aveva”, perché oggi questa seconda possibilità gli è preclusa: un trattato internazionale (di Maastricht), che l’Italia ha ratificato, impedisce alle Banche centrali di finanziare direttamente lo Stato.

 

Questo non vuoi dire che una Banca centrale non possa favorire indirettamente il finanziamento del Tesoro: basta che compri titoli già in circolazione, quindi immettendo liquidità.

Questa maggiore liquidità dovrà trovare un impiego, e quindi sarà “prosciugata” dai titoli di nuova emissione. In questo modo la Banca crea una liquidità che prima non c’era, e aumenta la quantità di moneta in circolazione.

 

Se c’è in circolazione più moneta e la quantità di beni nell’economia è la stessa di prima, la moneta si “sparge” fra i beni e ne fa alzare il prezzo. L’inflazione che ne risulta è quello che le Banche centrali non vogliono, e quindi le Banche all ‘inizio dell’anno si autolimitano: decidono che creeranno solo una certa quantità di moneta e non di più. La Banca centrale, insomma, è vincolata in quello che può fare e certamente non favorirà un finanziamento del disavanzo pubblico se pensa che questa azione possa far sconfinare la creazione di moneta rispetto al cammino prefissato.

 

Quando invece il Tesoro prende a prestito soldi dal settore privato, la quantità di moneta non aumenta: i soldi passano dall’uno all’altro attore del gioco economico. Però, per convincere i risparmiatori a dare i soldi in prestito, il Tesoro deve offrire un tasso di interesse attraente. E tanto più alto quanto più grosso è il debito pubblico – quanto più grossa è la quantità di titoli già in circolazione. Perché allora i risparmiatori si preoccuperanno della capacità dello Stato di rimborsare un debito così grosso e chiederanno un compenso maggiore per essere compensati del rischio.

 

In Italia, lo Stato può coprire il debito anche con la raccolta dell’amministrazione postale, sotto forma di conti correnti o di libretti di risparmio e buoni fruttiferi. I fondi raccolti dalla Posta sono a disposizione della Cassa depositi e prestiti, la cui liquidità viene utilizzata dal Tesoro come un polmone per le proprie operazioni di cassa.

 

Infine, lo Stato ha un’altra possibilità per finanziare la propria spesa e ridurre così il disavanzo: come un privato indebitato, può vendere i gioielli di famiglia, cioè le sue attività: è il meccanismo delle privatizzazioni.

 

Le privatizzazioni

Privatizzare vuol dire trasferire in proprietà dei singoli cittadini un bene o un servizio pubblico. Le privatizzazioni dunque riguardano direttamente e indirettamente la totalità dei cittadini.

 

II trasferimento di un bene pubblico obbedisce a due criteri:

 

– il primo riguarda il risanamento delle casse dello Stato;

 

– il secondo la creazione di una democrazia economica con un mercato allargato a una base più ampia.

 

In Italia le dismissioni dei beni pubblici sono una parte integrante del processo di risanamento della finanza pubblica. E questo in base a un ragionamento molto chiaro:

 

– il saldo del bilancio pubblico al netto degli interessi (il “disavanzo“) è fra i più alti d’Europa; la pressione fiscale è elevata e lo Stato spende relativamente poco per i servizi pubblici;

 

– le spese di investimento non possono diminuire ancora;

 

– gli interessi sono i veri responsabili del deficit;

 

– per abbassare gli interessi bisogna tener bassa l’inflazione e convincere il mercato che lo Stato pagherà i suoi debiti. E un buon modo per convincerlo è di far vedere che si disfa dei suoi “gioielli”, come farebbe un buon debitore.

 

La via maestra del risanamento è dunque questa: inflazione bassa e privatizzazioni. “Tutto

il resto – dice il Vangelo – vi sarà dato in sovrappiù”.

 


 


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Commenti
10 Gen 2016 Raffaello Bardi

Nell’articolo è ben spiegato in modo sintetico, anche se ci sono un paio di imprecisioni gravi, il Sistema demenziale di finanziamento dello Stato nel quale sono stati trascinati forzosamente gli Italiani. La truffa della “Moneta debito”, insieme a tutte le altre truffe €urocratiche, ci porterà inesorabilmente alla miseria totale e alla Nostra “assimilazione”. Buona schiavitù a tutti!