Famiglia di fatto e conviventi: le soluzioni proposte dal notariato
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10 Gen 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Famiglia di fatto e conviventi: le soluzioni proposte dal notariato

Coppie di conviventi: il Consiglio nazionale del Notariato e lo studio sulle soluzioni relative ai problemi dei conviventi more uxorio.

 

A fronte dell’inerzia del legislatore che continua a dibattersi tra interminabili discussioni e affermazioni di principio senza tenere alcun conto delle spinte che vengono da più che rilevanti strati del copro sociale, è, ancora questa volta, un ordine professionale a suggerire soluzioni che diano una regolamentazione alla famiglia di fatto.

 

Il Consiglio nazionale del notariato ha fornito a tutti i notai un articolato studio che offre diversificate soluzioni relative ai problemi di natura patrimoniale, e non solo, che si pongono a coloro che scelgono la convivenza.

In definitiva, si tratta di clausole che, sfruttando i principi dell’autonomia contrattuale, tendono a regolamentare quegli aspetti della convivenza more uxorio che, ad oggi, non previsti dal legislatore, sono state risolte attraverso l’interpretazione giurisprudenziale che ha cercato di dare rilievo alla volontà dei conviventi.

 

Un aspetto rilevante dell’elaborato notarile è quello della contribuzione dei conviventi alla vita comune che, non subendo i vincoli della proporzionalità prevista in tema di matrimonio, consente scelte assolutamente libere.

 

Sono state previste clausole anche relative alla previsione della crisi della convivenza tenendo conto della eventuale contribuzione da offrire al convivente più debole per garantirgli il mantenimento in caso di scioglimento della convivenza, dei problemi legati alla casa «familiare» e agli altri cespiti acquisiti in costanza di convivenza con particolare attenzione alla titolarità o contitolarità di diritti reali. Le soluzioni adottate in questa ultima materia tengono conto di quanto previsto dalle norma in tema di regime patrimoniale della famiglia oltre che dal trust e dalle destinazioni d’uso.

 

Le clausole affrontano anche il problema della successione mortis causa che, senza ledere i diritti dei legittimari, consentono al dante causa di dare indicazioni in favore del convivente.

 

I notai hanno affrontato anche il problema dell’assistenza in caso di malattia o incapacità di uno dei conviventi ad esprimere la propria volontà.

E, così, si è prevista l’indicazione esplicita di colui che si desidera sia nominato amministratore di sostegno o che sia autorizzato all’assistenza in caso di malattia con contestuale autorizzazione ad accedere alle informazioni del caso.

 

Precisati questi concetti, evidenziamo, però, che parte della dottrina ha commentato come «l’utilità dello strumento contrattuale, al fine di regolamentare gli interessi patrimoniali inerenti a una convivenza more uxorio, si scontri con le difficoltà insite nella stessa decisione di stipulare un contratto che intenda disciplinare interessi che prendono corpo in una realtà affettiva. Difficoltà di ordine essenzialmente psicologico, considerato che un siffatto contratto dovrà per lo più essere stipulato nella fase fisiologica del rapporto e, quindi, in un momento in cui, in virtù del substrato affettivo di cui esso è permeato, si è indotti a ritenere che difficilmente potranno sorgere problematiche e/o contestazioni concernenti i rapporti patrimoniali.

 

Quel che in altri termini si vuol dire è che il contratto (almeno quello di scambio), destinato per sua stessa intima funzione a regolamentare un conflitto tra soggetti estranei posti su un piano di vero e proprio antagonismo, dovrebbe essere in questo caso stipulato in una fase (quello di avvio della convivenza o della sua fisiologica esplicazione) in cui non è in atto alcun conflitto o, quanto meno, in cui l’antagonismo, proprio in virtù della forte connotazione affettiva del rapporto, è significativamente attenuato.

Il che pone in luce, ad avviso di chi scrive, il delicato ruolo del professionista nel sensibilizzare le parti in ordine all’opportunità di regolamentare un conflitto che, sia pure in uno stato di latenza, è comunque immanente a qualsiasi relazione. Del resto le norme concernenti i rapporti patrimoniali tra i coniugi (profilo contributivo, assistenziale e regime degli acquisti) sono propriamente volte a prevenire un (possibile) conflitto tra gli interessi aventi natura patrimoniale di cui sono titolari soggetti legati da una relazione ad intensa matrice affettiva» .

 

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