L’attività amministrativa e i provvedimenti
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10 Gen 2016
 
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Edizioni Simone
 


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L’attività amministrativa e i provvedimenti

Nozione, elementi e requisiti degli atti amministrativi, principali tipi di atti amministrativi.

 

L’attività amministrativa è quell’attività mediante la quale gli organi statali o di un’altra P.A. all’uopo preposti provvedono alla cura degli interessi pubblici ad essi affidati.

 

Gli «atti amministrativi» sono proprio quegli atti unilaterali aventi rilevanza esterna posti in essere da una autorità amministrativa nell’esercizio di una funzione amministrativa (SANDULLI).

 

All’interno della categoria degli atti amministrativi si è soliti fare una importante bipartizione, tra provvedimenti amministrativi ed atti amministrativi che non sono provvedimenti.

 

Possono definirsi «provvedimenti amministrativi» quegli atti tipici e nominati posti in essere dalla P.A. e consistenti in manifestazioni di volontà destinate ad influire unilateralmente sulla sfera giuridica dei soggetti cui sono destinati, mediante la costituzione, modificazione e estinzione dei loro poteri e delle loro facoltà.

 

Tutti gli altri atti amministrativi diversi da essi non sono provvedimenti.

 

I provvedimenti presentano caratteri specifici, in quanto sono:

 

a)- tipici e nominativi:

— tipicità, nel senso che provvedimenti amministrativi sono solo quelli previsti dall’ordinamento;

— nominatività, nel senso che a ciascun interesse pubblico particolare da realizzare è preordinato un determinato

tipo di atto definito e disciplinato (esplicitamente o implicitamente) dalla legge.

Entrambi tali caratteri sono espressione del principio di legalità;

 

b)- autoritativi: nel senso che producono unilateralmente i loro effetti (costituzione, modificazione o estinzione di posizioni giuridiche soggettive) anche contro la volontà del destinatario;

 

c)- esecutori: accanto all’autoritarietà e all’esecutività (che è l’astratta attitudine dell’atto di essere eseguito), i provvedimenti comportanti obblighi per i destinatari sono dotati anche di una particolare efficacia, qualificata esecutorietà, consistente nella possibilità concessa alla P.A. di dare immediata e diretta esecuzione all’atto amministrativo, anche contro il volere del soggetto destinatario del provvedimento sfavorevole, senza previa pronunzia giurisdizionale.

 

 

Elementi e requisiti degli atti amministrativi

 

Profili generali

L’atto amministrativo, sia o meno «provvedimento», presenta sempre una sua struttura composta da elementi e requisiti.

 

Gli elementi dell’atto amministrativo si distinguono in:

 

essenziali: sono quelli necessari giuridicamente per dar vita all’atto;

 

accidentali: sono quelli che non sono necessari per l’esistenza dell’atto, ma che possono

essere introdotti occasionalmente dall’autorità amministrativa;

 

naturali: sono quegli elementi che, essendo previsti dalla legge per il tipo «astratto» di atto,

si considerano sempre inseriti in esso, anche se non vi appaiono espressamente.

 

I requisiti sono quei componenti che incidono sulla efficacia e validità dell’atto. Essi si distinguono in:

 

requisiti di legittimità che, se mancano, determinano l’annullabilità dell’atto;

requisiti di efficacia, necessari perché l’atto sia «efficace». Essi a loro volta, si distinguono in requisiti di esecutività e requisiti di obbligatorietà.

 

Gli elementi essenziali dell’atto amministrativo

Gli elementi essenziali dell’atto amministrativo sono:

 

a)- l’agente o soggetto, cioè l’autorità amministrativa che emette l’atto e che deve essere

competente a compierlo;

 

b)- il destinatario, cioè il soggetto (organo pubblico o soggetto privato) nei cui confronti l’atto

è diretto a produrre i suoi effetti;

 

c)- la volontà: nessun atto può considerarsi riferibile al soggetto che lo ha compiuto, se non

è stato da esso consapevolmente voluto;

 

d)- il contenuto od oggetto, che consiste in ciò che si intende autorizzare, disporre, ordinare,

concedere, attestare etc. attraverso l’atto amministrativo. Il contenuto muta col variare dell’atto, avendone ciascuno di esso uno proprio e tipico, che deve sempre essere possibile, lecito e determinato;

 

e)- la causa, cioè lo scopo tipico per cui viene emesso l’atto; va sottolineato che ciascun atto amministrativo è caratterizzato da una propria funzione istituzionale e ad essa deve corrispondere;

 

f)- la forma, cioè la veste esterna con cui l’atto viene manifestato, cioè «emesso» (forma scritta,

orale, segnaletica, tacita).

 

Secondo la più autorevole dottrina, in diritto amministrativo vige il principio della libertà della forma, per cui, al di fuori delle ipotesi in cui è la legge stessa che richiede una forma particolare, l’atto può manifestarsi in qualsiasi forma, anche implicita. Va sottolineato, però, che la legge di solito richiede la forma scritta.

 

 

Gli elementi accidentali

Sono tali quegli elementi che possono essere apposti ad atti discrezionali regolati da norme non cogenti, solo se ed in quanto non ne alterino il contenuto tipico.

 

Costituiscono elementi accidentali dell’atto:

 

1. il termine, che è quel momento futuro e certo a partire dal quale (cd. termine iniziale) o fino al quale (cd. Termine finale) l’atto avrà efficacia; può essere apposto discrezionalmente solo a quegli atti per i quali la legge non prescrive diversamente;

 

2. la condizione, che è quell’avvenimento futuro ed incerto al cui verificarsi inizierà (cd. condizione sospensiva) o cesserà (cd. condizione risolutiva) l’efficacia dell’atto; è apponibile a tutti gli atti di amministrazione attiva ed agli atti di controllo;

 

3. l’onere, che è un particolare obbligo posto a carico del destinatario di un atto per lui favorevole (è tale quello che comporta un ampliamento della sua sfera giuridica o d’azione); mira a far sì che con l’ampliamento dei poteri del privato, si ralizzi anche l’interesse pubblico (concessione, autorizzazione, sovvenzione etc.);

 

4. la riserva, che consiste nella facoltà che la P.A. si riserva di adottare futuri provvedimenti in relazione all’oggetto stesso dell’atto emanato.

 

 

I requisiti

I requisiti di legittimità sono quei requisiti richiesti dalla legge affinché l’atto, oltre che

esistente, sia anche valido (cioè legittimo). Essi sono (SANDULLI):

 

a) inerenti all’agente:

— la legittimazione, e cioè l’esistenza di una investitura effettuata nei modi di legge (fa

eccezione il caso delle funzioni di fatto);

— la competenza per territorio, grado e materia a provvedere all’emanazione dell’atto.

 

b) inerenti all’oggetto

Tale è l’effettiva esistenza in concreto del potere relativo a quel dato oggetto.

 

c) inerenti al destinatario

Tali possono essere, ad esempio, la sua regolare condotta civile e morale, l’idoneità fisica o il titolo di studio.

 

d) inerenti alla forma

Nel concetto di forma, rientrano, oltre al modo di estrinsecazione dell’atto, anche le condizioni

di tempo e di luogo e le modalità prescritte per il suo compimento. Si ricordi che mentre la mancanza o la erronea indicazione dell’intestazione, della data o del luogo producono solo irregolarità, la mancanza del preambolo produce illegittimità.

 

e) inerenti al contenuto

Sono tali la conformità dell’atto ai precetti legislativi previsti per il suo tipo e il rispetto delle norme sulla sua emanazione.

 

I requisiti di efficacia sono condizioni richieste affinché l’atto, già perfetto, divenga

anche efficace. Essi a loro volta si distinguono in:

 

— requisiti di esecutività: per cui l’atto, già perfetto, può essere portato ad esecuzione. Tali

requisiti che operano ex tunc, sono ravvisabili nell’esito positivo del controllo ovvero nel

verificarsi di eventuali condizioni sospensive;

 

— requisiti di obbligatorietà: per cui l’atto, già perfetto ed esecutivo, diviene obbligatorio

nei confronti dei destinatari. Tali sono gli atti di comunicazione, e cioè la notificazione, la

trasmissione e la pubblicazione.

 

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