Congedo obbligatorio di maternità 2016
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11 Gen 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Congedo obbligatorio di maternità 2016

Maternità: congedo obbligatorio, durata, flessibilità, trattamento lavoratori dipendenti, parasubordinati, domestici e autonomi.

 

Il congedo di maternità, conosciuto anche con il nome di astensione obbligatoria per maternità, è un periodo di assenza dal lavoro retribuito riconosciuto in prossimità della nascita del bambino (o nei casi di adozione e affidamento), sia per le lavoratrici madri che, in alcuni limitati casi, per i padri lavoratori.

 

Il trattamento economico garantito durante tale assenza è a carico dell’Inps (o del diverso ente previdenziale, per autonomi e liberi professionisti), ma può essere integrato, per i lavoratori dipendenti, dal datore di lavoro, secondo le previsioni della contrattazione collettiva.

 

La disciplina di tale congedo è rimasta per lo più immutata nel corso degli ultimi anni: il 2016 vede la stabilizzazione di alcune misure affacciatesi nel 2015 grazie al Jobs Act, quale la sospensione del congedo nel caso di ricovero del neonato.

 

 

Maternità obbligatoria: periodo di astensione

Il periodo di astensione obbligatoria, in primo luogo, intercorre tra:

 

– i 2 mesi precedenti la data presunta del parto (ai quali si deve aggiungere l’eventuale periodo tra la data presunta e quella effettiva del parto, laddove sia avvenuto oltre il termine);

 

– i 3 mesi successivi al parto.

 

Secondo un noto messaggio dell’Inps, nel computo del periodo che precede il parto l’azienda deve calcolare i 2 mesi a ritroso, senza includere la data presunta di nascita indicata nel certificato di gravidanza [1].

 

L’astensione per maternità, dal 2015, è sospesa in caso di ricovero del neonato in una struttura pubblica o privata, ma la lavoratrice dovrà disporre di un certificato medico attestante la compatibilità del suo stato di salute con la ripresa del lavoro.

 

Non bisogna dimenticare che il periodo di astensione obbligatoria costituisce un diritto indisponibile, e che l’astensione dal lavoro non può essere oggetto di rinuncia da parte della lavoratrice, anche in assenza di controindicazioni mediche.

 

 

Maternità obbligatoria- astensione precedente al parto: domanda

Per esercitare il diritto all’astensione obbligatoria precedente al parto e ricevere il connesso trattamento economico, la lavoratrice dovrà presentare un’apposita domanda all’Inps ed al datore di lavoro, entro i 2 mesi antecedenti alla data presunta del parto.

 

Nella domanda andranno indicati i dati della lavoratrice, dell’azienda e del contratto, il mese di gestazione e la data presunta del parto, salvo i casi di pagamento diretto dell’indennità di maternità da parte dell’INPS .

 

La domanda dovrà essere inoltrata tramite:

 

Sito internet dell’Inps, qualora la lavoratrice sia munita del proprio PIN dispositivo, all’interno della sezione “Servizi Online per il cittadino”;

 

Contact center multicanale, al numero 803.164;

 

Patronati, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.
I documenti contenenti dati non autocertificabili (ad esempio, provvedimento di adozione) dovranno essere inoltrati all’Istituto tramite raccomandata A/R , oppure presentati allo sportello, unitamente alla ricevuta d’invio telematico della domanda.

 

Maternità obbligatoria- astensione successiva al parto: domanda

Per godere del periodo di astensione successiva al parto la lavoratrice deve presentare all’azienda e all’Inps, entro 30 giorni dall’evento, il certificato di assistenza al parto da cui risulti la data di nascita, o la relativa dichiarazione sostitutiva. Il diritto all’indennità economica, comunque, non decade per il ritardo.

 

 

Maternità obbligatoria: flessibilità

È possibile effettuare un differimento di una parte del congedo antecedente al parto, compresa tra un minimo di un giorno e il massimo di un mese: tale variazione, detta flessibilità, può essere successivamente ridotta (ampliando il periodo di astensione precedente al parto inizialmente richiesto) sia su richiesta della lavoratrice che per fatti sopravvenuti (come una malattia). Per fruire della flessibilità, il medico specialista o competente deve certificare , al settimo mese di gravidanza, che la scelta di lavorare durante l’ottavo mese non è pregiudizievole alla salute della gestante e del nascituro.

 

 

Maternità obbligatoria: anticipazione e proroga

Il periodo di astensione obbligatoria può essere anticipato:
 per gravi complicazioni della gravidanza o patologie che possono essere aggravate dalla gravidanza;

 

 quando le condizioni di lavoro o ambientali possono recare pregiudizi alla salute della donna e del nascituro;

 

 quando la lavoratrice svolge un’attività faticosa o insalubre o che la espone ad un rischio per la sicurezza e la salute e non è possibile spostarla ad altre mansioni.

 

In presenza di tali condizioni, l’organo competente deve disporre l’interdizione dal lavoro fino all’inizio del periodo di astensione obbligatoria, e nel periodo successivo.

 

 

Maternità obbligatoria: indennità

Alla lavoratrice dipendente, come abbiamo accennato, spetta innanzitutto un’indennità a carico dell’Inps, pari, nella maggioranza delle ipotesi, all’80% della retribuzione giornaliera, riferita al periodo di paga mensile precedente a quello d’inizio del congedo di maternità. Tale indennità comprende anche il rateo giornaliero di gratifica natalizia o tredicesima , il rateo relativo alla quattordicesima (ove prevista), nonché i ratei relativi ad ulteriori emolumenti periodici quali premi, mensilità aggiuntive o trattamenti accessori eventualmente erogati.

 

La contrattazione collettiva può, poi, prevedere l’integrazione a carico del datore di lavoro, fino a raggiungere il 100% dell’ordinaria retribuzione percepita in busta paga. A carico del datore di lavoro resta anche il pagamento di tutte le festività cadenti durante il periodo di maternità obbligatoria, per le operaie, e di quelle cadenti di domenica, per le impiegate.

Maternità obbligatoria: lavoratrici autonome

Le lavoratrici autonome, indipendentemente dall’effettiva astensione dal lavoro [2], hanno diritto a un’indennità giornaliera di maternità per i due mesi precedenti e i tre successivi alla data effettiva del parto. L’indennità giornaliera è pari a 38,14 euro (importo 2015,soggetto ad adeguamento Istat).
L’indennità è erogata dall’INPS, previa domanda della lavoratrice, da inoltrare tramite:

 

sito internet dell’Inps, all’interno della sezione “Servizi Online per il cittadino”, qualora la lavoratrice possieda un PIN dispositivo;

 

contact center multicanale, al numero 803.164;

 

patronati, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

 

I documenti contenenti dati non autocertificabili dovranno essere inoltrati all’Istituto tramite raccomandata A/R , oppure presentati allo sportello, unitamente alla ricevuta d’invio telematico della domanda.

 

L’indennità si prescrive in un anno, ma possono essere idonei a interrompere la prescrizione tutti gli atti scritti volti a far valere il diritto.

 

 

Maternità obbligatoria: lavoratrici parasubordinate

Le lavoratrici parasubordinate (Cococo) e le libere professioniste, iscritte in via esclusiva alla Gestione separata, tenute al versamento dell’aliquota contributiva aggiuntiva dello 0,72% , hanno diritto a percepire l’indennità di maternità per il seguente periodo:

 

2 mesi antecedenti la data del parto;

 

3 mesi successivi alla data stessa ( o per 5 mesi successivi all’ingresso in famiglia del minore, nei casi di adozione e affidamento).

 

Si ha diritto all’indennità anche in caso di astensione anticipata, e per ulteriori periodi di interdizione autorizzati.

 

Per ottenere l’indennità, per quanto concerne le parasubordinate, è necessaria un’attestazione di astensione effettiva dal lavoro, che deve essere effettuata sia dalla collaboratrice che dal committente, con una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.

 

L’indennità è corrisposta alla collaboratrice, o alla libera professionista, direttamente dall’Inps, a seguito di apposita domanda, che può essere trasmessa esclusivamente in via telematica , tramite sito dell’Inps, Contact Center o Patronati.

 

La misura dell’indennità è pari all’80% di 1/365 del reddito imponibile ai fini contributivi derivante da attività di Cococo o libero professionale, percepito nel seguente periodo di riferimento:

 

  12 mesi precedenti l’inizio del periodo indennizzabile;

 

– in alternativa, nel periodo minore, quando l’anzianità assicurativa è inferiore a 12 mesi.

 

 

Maternità obbligatoria: colf

Il diritto a percepire l’indennità di maternità dall’Inps, per le lavoratrici domestiche, spetta solo se sono stati maturati i seguenti accrediti contributivi (anche per lavori non domestici, e per impieghi al di fuori del territorio italiano , ma in uno Stato UE):
52 contributi settimanali nei 24 mesi precedenti la maternità;

 

– in alternativa, 26 contributi settimanali nei 12 mesi precedenti.

 

L’indennità è  pari all’80% del salario convenzionale sul quale sono versati i contributi orari, ed è erogato direttamente dall’Inps.

Maternità obbligatoria: lavoratrici disoccupate

L’indennità di maternità spetta anche alle lavoratrici disoccupate, nelle seguenti ipotesi:

 

– lavoratrici disoccupate o sospese da meno di 60 giorni;

 

– lavoratrici disoccupate da oltre 60 giorni con diritto all’indennità di disoccupazione con requisiti normali o ridotti (ora Naspi) o alla indennità di mobilità;

 

– lavoratrici disoccupate da oltre 60 giorni e meno di 180, non assicurate contro la disoccupazione, in possesso del requisito di 26 contributi settimanali nel biennio precedente l’inizio della maternità;

 

– lavoratrici sospese da oltre 60 giorni con diritto alla cassa integrazione guadagni;

 

– lavoratrici agricole a tempo determinato (OTD) con almeno 51 giornate di lavoro prestato nell’anno precedente ovvero nell’anno in corso prima dell’inizio della maternità.


[1] Inps, Mess. n. 18311/2007.

[2] Cass. Sent. n.289 del 12.01.2000.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
10 Nov 2016 Tommaso Anderson

Non avete trattato l’integrazione dell’azienda in caso di maternità obbligatoria ANTICIPATA !
In anticipata la maggior parte dei Ccnl NON prevedono la corresponsione dell’integrazione ditta.