Stranieri in Italia: la tutela giurisdizionale dei richiedenti asilo
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11 Gen 2016
 
L'autore
Claudio Bloise
 


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Stranieri in Italia: la tutela giurisdizionale dei richiedenti asilo

Contro il provvedimento di diniego della Commissione Territoriale è possibile introdurre giudizio di impugnazione dinanzi il tribunale ordinario.

 

Al termine della procedura amministrativa, qualora la Commissione Territoriale non abbia accolto la domanda di protezione internazionale ovvero quando la Commissione Nazionale per il diritto di asilo abbia, revocato o dichiarato la cessazione della protezione internazionale in precedenza riconosciuta dalla commissione territoriale, è consentito allo straniero adire il giudice ordinario per la tutela dei suoi diritti.

 

Il legislatore ha scelto per il giudizio di impugnazione il procedimento camerale che si svolge davanti al tribunale in composizione monocratica, adito dallo straniero con un ricorso sottoscritto da un difensore munito di valida procura alle liti e al quale vengono indirizzate tutte le comunicazioni e le notificazioni [1].

 

Il ricorso in opposizione avverso il provvedimento della Commissione territoriale va introdotto dinanzi al tribunale del capoluogo del distretto di corte d’appello in cui ha sede la commissione territoriale, ovvero al tribunale del capoluogo del distretto di corte in cui ha sede il centro di accoglienza per i richiedenti asilo o il centro di identificazione ed espulsione.

 

Il ricorso va proposto a pena di inammissibilità nei trenta giorni successivi alla notifica del provvedimento di rigetto allo straniero, mentre il termine per proporre l’opposizione è di quindici giorni dalla comunicazione del provvedimento negativo qualora l’opponente sia accolto o trattenuto in un centro.

 

Per effetto del deposito del ricorso l’efficacia del provvedimento che ha respinto la domanda di protezione internazionale è sospesa di diritto. Ciò comporta per lo straniero la possibilità di richiedere il permesso di soggiorno temporaneo, rinnovabile sino al termine del giudizio. La sospensione automatica è tuttavia esclusa in casi particolari: quando il ricorso faccia seguito ad un provvedimento della Commissione territoriale che ha dichiarato inammissibile la domanda (perché per es. il richiedente ha già ottenuto il riconoscimento della protezione internazionale da un altro Paese firmatario della Convenzione di Ginevra e può ancora avvalersi di tale protezione, o ha reiterato la domanda di asilo sulla quale la commissione si è già pronunciata senza addurre nuovi elementi sulla sua situazione personale o sulla situazione del suo Paese di origine), ovvero che ha rigettato la domanda per manifesta infondatezza, ovvero quando lo straniero si è allontanato senza giustificato motivo dal centro di accoglienza o quando lo straniero ha presentato domanda dopo essere stato fermato per aver eluso o tentato di eludere il controllo alla frontiera o subito dopo o ha presentato la domanda dopo essere stato fermato in condizioni di soggiorno irregolare. In tutti i casi in cui il deposito del ricorso non comporta la sospensione automatica del provvedimento impugnato, la sospensione può essere chiesta dall’interessato contestualmente al deposito del ricorso quando ricorrono gravi e fondati motivi e il giudice provvede entro cinque giorni con ordinanza non impugnabile, anche apposta in calce al decreto con cui fissa l’udienza.

 

A seguito del deposito del ricorso il giudice fissa con decreto l’udienza camerale di comparizione delle parti e dispone che, a cura del cancelliere, il ricorso ed il decreto siano notificati al ricorrente e al Ministero dell’Interno presso la commissione territoriale che ha emesso il provvedimento impugnato e comunicati al Pubblico Ministero.

 

Quanto alla natura del giudizio vale la pena precisare cheQ al giudice dell’opposizione viene devoluta la cognizione sulla domanda di protezione internazionale integralmente respinta dalla Commissione territoriale all’esito della fase amministrativa, ovvero solo sulla forma di protezione maggiore negata dall’autorità amministrativa.

 

L’onere della prova gravante sul richiedente la protezione deve ritenersi attenuato; ne consegue che eventuali lacune o necessità di integrazioni istruttorie per la suddetta dimostrazione possono essere colmate mediante l’esercizio di poteri-doveri officiosi da parte del giudice, che può richiedere informazioni o documentazione alle Autorità pubbliche competenti dello Stato italiano, di quello di origine o di quello verso il quale possa ravvisarsi un collegamento significativo con il richiedente medesimo [2].

 

L’ordinanza adottata dal Tribunale all’esito del procedimento di primo grado può costituire oggetto d’impugnazione avanti alla Corte d’Appello competente.


[1] Art. 35 D.Lvo n. 25/2008.

[2] Cass. S.U. Sent. n. 27310/2008, del 17 novembre 2008.

 


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