È dovuto il mantenimento all’ex moglie se convive con un altro uomo?
Lo sai che?
11 Gen 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

È dovuto il mantenimento all’ex moglie se convive con un altro uomo?

Niente più alimenti al coniuge che abbia una nuova famiglia di fatto, basata sulla convivenza stabile.

 

O i soldi del mantenimento, o un nuovo compagno: è questa l’alternativa che pone la Cassazione agli ex coniugi dopo la separazione o il divorzio: una soluzione, questa, che – sebbene non scritta in nessuna legge – si è ormai fatta breccia negli ultimi anni tra le sentenze della Suprema Corte, sino a diventare “diritto vivente” e assumere i connotati di un vero e proprio principio stabile.

 

In pratica, se il coniuge beneficiario dell’assegno di mantenimento inizia una convivenza, non si estinguono automaticamente i diritti derivanti dal precedente rapporto matrimoniale: è necessario che il nuovo rapporto sia basato sulla stabilità. La connivenza occasionale contemporanea non consente di presumere il miglioramento delle condizioni economiche.

 

Differente, invece, dal rapporto occasionale vi è la convivenza more uxorio (famiglia di fatto). Quest’ultima è caratterizzata dalla stabilità, che conferisce grado di certezza al rapporto di fatto sussistente tra le persone, tale da renderlo rilevante giuridicamente. Ebbene, quando la convivenza diventa stabile e continua e i conviventi hanno un progetto di vita in comune a quello che caratterizza la famiglia fondata sul matrimonio, essa si trasforma in una vera e propria famiglia di fatto; in tal caso il coniuge obbligato al mantenimento può chiedere la riduzione dell’importo dell’assegno o può anche pretenderne l’esonero integrale. E ciò indipendentemente dalla dimostrazione del miglioramento delle condizioni economiche del coniuge beneficiario.

 

A conferma di tale indirizzo si è di nuovo espressa, poche ore fa, la Cassazione [1]. Secondo la Corte, l’instaurazione di una nuova famiglia, da parte del coniuge separato o divorziato che stia percependo il mantenimento, fa venir meno ogni diritto a percepire detto assegno mensile. E ciò vale anche se tale famiglia non è basata sul matrimonio ma è “di fatto”. Infatti, l’inizio di una convivenza con un nuovo partner slega ogni connessione con il tenore e il modello di vita caratterizzanti il precedente matrimonio. Ciò fa quindi venire meno, definitivamente, ogni presupposto per vedersi riconosciuti dell’assegno divorzile a carico dell’altro coniuge.

 

Anzi – aggiungono i giudici – non si può dire che il diritto a ottenere l’assegno di mantenimento entri in uno stato di quiescenza, cioè si sospenda semplicemente, salvo poi rivivere se la nuova relazione cessa. Al contrario, il diritto “perisce” per sempre e resta definitivamente escluso. Infatti, la formazione di una famiglia di fatto – tutelata peraltro dalla Costituzione come formazione sociale stabile e duratura in cui si svolge la personalità dell’individuo – è espressione di una scelta esistenziale, libera e consapevole: chi intraprende questa strada si assume anche il rischio di una cessazione del rapporto e, quindi, in tal caso, anche la perdita di un mantenimento da parte del convivente.

 

A differenza di quanto abbiamo visto per il coniuge beneficiario dell’assegno, l’inizio di una convivenza stabile e duratura da parte del coniuge obbligato al pagamento dell’assegno di mantenimento non determina (nemmeno in presenza di nuovi figli) la sospensione o l’estinzione dei suoi doveri di assistenza materiale stabiliti dal giudice con la separazione legale. La convivenza può però influire su una revisione dell’ammontare dell’assegno in base al miglioramento o al peggioramento delle sue condizioni economiche e, in sostanza, stabilire se egli sia ancora in grado o meno di poter garantire al coniuge più debole lo stesso tenore di vita di cui godeva durante l’unione matrimoniale.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 2 dicembre 2015 – 11 gennaio 2016, n. 225
Presidente Dogliotti – Relatore Genovese

Fatto e diritto

Ritenuto che il consigliere designato ha depositato, in data 20 luglio 2015, la seguente proposta di definizione, ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ.:
“Con decreto in data 18 giugno 2014, la Corte d’Appello di Roma, ha respinto il reclamo proposto da B.F. contro l’ex coniuge M.A. , avverso il decreto del Tribunale di Velletri che, investito del ricorso per la modifica delle condizioni di divorzio proposto dal primo, aveva disatteso la richiesta, compensando le spese di lite.
Avverso il provvedimento della Corte d’Appello ha proposto ricorso il sig. B. , con atto notificato il 17 novembre 2014, sulla base di tre motivi, con cui denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 5 l. n. 898 del 1970 e 92 c.p.c.;
L’ex coniuge ha resistito con controricorso.
Il ricorso, unificata la trattazione delle prime due doglianze per la loro stretta connessione, appare manifestamente fondato, ciò che comporta l’assorbimento della terza, attinente al regolamento delle spese da parte del giudice distrettuale.
Premesso che la Corte territoriale ha dato atto che la signora M. ha iniziato una

Mostra tutto

[1] Cass. sent. n. 225 dell’11.01.16.

 

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti
16 Gen 2016 aru marcella

come si può dimostrare che l ex convive con un altro sè ha la residernza da un altra parte e se entrambi lavorano in nero si può ,ingaggiare un detective privato