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Lo sai che? Pubblicato il 11 gennaio 2016

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Lo sai che? Accertamento con adesione dell’Agenzia Entrate: ricorso impossibile

> Lo sai che? Pubblicato il 11 gennaio 2016

L’accordo con il fisco, anche se il contribuente non paga l’importo concordato, impedisce la possibilità di ricorrere al giudice.

 

Il contribuente, oggetto di controllo fiscale, che trova l’accordo con l’Agenzia delle Entrate e firma il cosiddetto “accertamento con adesione” non può poi presentare ricorso al giudice tributario (la Commissione Tributaria Provinciale) per impugnare l’avviso di accertamento, anche se non paga l’importo concordato con il fisco. È quanto chiarito dalla Commissione Tributaria Provinciale di Milano con una recente sentenza [1].

La vicenda

Dopo aver ricevuto un avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate, per maggiori ricavi non fatturati, un contribuente firmava un atto di adesione con l’ufficio. Il mese successivo, però, impugnava l’avviso, sostenendo di non esser stato informato delle ragioni della verifica fiscale da cui era scaturito l’avviso.

L’Agenzia delle Entrate, dal canto suo, si difendeva eccependo l’inammissibilità del ricorso, posta la sottoscrizione dell’atto di adesione che impediva, al contribuente, di rimettere in gioco il merito dell’avviso di accertamento.

La sentenza

Secondo i giudici, quando il contribuente (sia questi persona fisica o una società) firma di un atto di adesione – ossia di un accordo “che consente di definire tutte le imposte dovute e di prevenire, di conseguenza, una lite potenziale” – non fa altro che accettare la pretesa del fisco. Insomma, la firma impedisce di impugnare, in un momento successivo, il provvedimento impositivo.

L’atto di adesione – si legge nella motivazione della sentenza – ha natura di transazione … che si sostituisce all’accertamento originariamente emesso. Non rileva, allora, il fatto che il contribuente non abbia ancora versato l’importo concordato con l’Agenzia delle Entrate. Infatti, nell’accertamento con adesione, il pagamento delle imposte è solo la fase esecutiva, ma l’accordo si è già concluso e solidificato in un momento anteriore. Sicché dopo la sottoscrizione non sono ammesse rinunce o ripensamenti, né è consentita la revoca o la modifica dell’accordo.

La decisione della Ctp Milano è in linea con la giurisprudenza della Cassazione, secondo cui, dopo la conclusione del concordato, l’accertamento definito con adesione è intoccabile sia dal privato sia dall’ufficio, che non può integrarlo o modificarlo [2]. Al contribuente non resta che eseguire (o, per usare lo stesso termine della legge, “perfezionare”) l’accordo, versando quanto da esso risulta [3], essendo esclusa la possibilità di impugnare la convenzione o l’atto impositivo oggetto della transazione. Atto che conserva efficacia “solo a garanzia del fisco, finché non sia stata interamente eseguita l’obbligazione scaturente dal concordato”.

note

[1] CTP Milano, sent. n. 7915/40/2015 del 5.10.2015.

[2] Art. 2, comma 3, Dlgs 218/1997.

[3] Cass. sent. n. 10086/2009.

Autore immagine: 123rf com

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