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Lo sai che? Pubblicato il 11 gennaio 2016

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Lo sai che? Equitalia: sotto mille euro, no esecuzione senza avviso e 120 giorni

> Lo sai che? Pubblicato il 11 gennaio 2016

Prima del pignoramento o del fermo, per debiti fino a 1.000 euro, Equitalia deve inviare una comunicazione con il dettaglio delle iscrizioni a ruolo e deve, poi, attendere 120 giorni.

Non sono molti – e tra questi c’è anche la stessa Equitalia – a ricordare che una legge del 2012 [1] impone, nel caso di cartelle di pagamento inferiori a mille euro l’obbligo, da parte dell’Agente della Riscossione, dell’invio al contribuente di una comunicazione di avviso che deve essere obbligatoriamente inviata prima di procedere ad azioni esecutive (pignoramenti) o cautelari (fermo auto). A ricordarlo è, per fortuna, una recente sentenza del Giudice di Pace di Taranto [2].

Cosa prevede la legge

Se il debito da riscuotere è inferiore a 1.000 euro, Equitalia prima di iniziare l’esecuzione deve inviare al debitore, con posta ordinaria, una comunicazione contenente il dettaglio delle iscrizioni a ruolo; deve poi attendere il decorso del termine di 120 giorni per iniziare l’esecuzione.

La disposizione non si applica se l’AdR ha respinto la domanda di sospensione dell’esecuzione.

Tale norma si applica alle procedure di riscossione coattiva intraprese dal 1° gennaio 2013.

La sentenza

La motivazione del Giudice di Pace è chiarissima: se l’esecuzione viene avviata prima della notifica dell’avviso preventivo essa è illegittima. La norma in commento, infatti, ha una valenza di portata di carattere generale, in quanto parla di “riscossione coattiva di debiti fino a mille euro” e si riferisce sia a concessionari (Equitalia), sia ad enti pubblici. La sua funzione è infatti quella di portare a conoscenza del debitore il dettaglio della pretesa di pagamento sia da parte dell’esattore, sia da parte dell’Ente Pubblico, consentendo allo stesso debitore di avanzare eventuali osservazioni sulla legittimità e giustezza dei calcoli, come – per esempio – di sorte capitale, di calcolo di interessi, di sanzioni, di spese di procedimenti, ecc.

Dunque, se la cartella esattoriale impugnata non risulta preceduta dalla comunicazione preventiva, obbligatoria già a partire dal 1° gennaio 2013, la stessa si considera emessa in violazione di legge, aggravando di fatto la posizione debitoria dell’opponente.

note

[1] Art. 1 co. 544 L. 228/2012: “In tutti i casi di riscossione coattiva di debiti fino a mille euro ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, intrapresa successivamente alla data di entrata in vigore della presente disposizione, salvo il caso in cui l’ente creditore abbia notificato al debitore la comunicazione di inidoneità della documentazione ai sensi del comma 539, non si procede alle azioni cautelari ed esecutive prima del decorso di centoventi giorni dall’invio, mediante posta ordinaria, di una comunicazione contenente il dettaglio delle iscrizioni a ruolo”.

[1] G.d.P. di Taranto, dott Martino Giacovelli, sent. n. 3111 del 7.10.2015.

Autore immagine: 123rf com

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI TARANTO

         nella persona del dott. Martino Giacovelli, ha pronunciato la seguente

SENTENZA n. 3111 del 7.10.15

nella causa civile iscritta in prima istanza al R.G. n. 4720/2015 avente per oggetto:opposizione a CARTELLA ESATTORIALE per l’importo di € 638,07, riservata all’udienza del 24.09.2015, promossa da:

     D.P., residente in Taranto ed elettivamente domiciliata presso lo studio dell’Avv. V. C. che la rappresenta e difende in giusta mandato in calce                             opponente­

CONTRO

PREFETTURA DI A. , in persona del legale rappresentante p. t., opposta contumace

NONCHE’ CONTRO

SUD, in persona del legale rapp. te p.t., elettivamente domiciliata in Taranto presso e nello studio dell’Avv. Angelo A.                                              opposta

         Conclusioni per l’opponente:

“ … accertare e dichiarare, previa sospensione della efficacia esecutiva, la nullità e/o l’illegittimità dell’atto esattoriale eccependo la mancanza di un valido titolo per procedere all’esecuzione forzata mediante iscrizione al ruolo esattoriale.”

Conclusioni per la Prefettura di A.

a) …rigettare in via preliminare la domanda .. avanzata, in quanto infondata in fatto e diritto;

b) … compensare le spese e competenze di lite in caso di accoglimento della domanda.”

Conclusioni per la E. SUD:

“Voglia l’On.le Giudice di Pace, disattesa ogni contraria istanza, eccezione e deduzione, così giudicare:

in via preliminare, in rito, accertare e dichiarare l’estinzione del presente giudizio per le ragioni ampiamente dedotte nella narrativa del presente atto;

nella deprecata ipotesi in cui l’eccezione che precede fosse disattesa, sempre in rito, accertare e dichiarare per le ragioni dedotte nella narrativa che precede, l’incompetenza del Giudice di Pace adito essendo competente il Giudice di Pace del luogo ove è stata accertata la violazione ovvero il Giudice di Pace di Avellino;

ove le eccezioni che precedono fossero disattese, nel merito, preliminarmente, rigettare l’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva della cartella di pagamento opposta, difettandone i requisiti ex lege previsti (fumus boni iuris, nella fattispecie inesistente; periculum in mora, neanche vagamente indicato da controparte);

sempre nel merito, rigettare l’opposizione poiché infondata in punto di fatto e di diritto, per le sopra esposte motivazioni, con piena vittoria di spese e competenze di lite oltre rimborso forfetario spese generali, CAP ed IVA come per legge;

in subordine, nella denegata ipotesi di accoglimento dell’opposizione per motivi che attengono alla illegittima e/o erronea formazione del ruolo da parte dell’Ente Impositore, accertare e dichiarare l’assenza di qualsivoglia addebito in capo all’Agente riscossore, con ogni conseguenza in ordine alle spese di lite.”

SVOLGI MENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione ritualmente notificato la signora D.P. conveniva in giudizio, innanzi al Giudice di Pace di Taranto, la Prefettura di A. nonché E.Sud spa al fine di ottenere l’annullamento della cartella di pagamento n. 106/20130004944221, notificata a mezzo del servizio postale, in forza del verbale di contestazione n. AV V.126/0001028154 dell’08.10.2012 notif. il 05.11.2012. Ruolo reso esecutivo il 12.07.2013; importo complessivo sanzioni + diritti + maggiorazioni euro 638,07.

Nell’atto introduttivo venivano eccepiti diversi motivi di nullità tra cui la mancanza del titolo definitivo legittimante l’iscrizione a ruolo nonchè l’inesistenza del credito.

Si costituiva in data 23.09.2015 in cancelleria nel giudizio instaurato la E. SUD s.p.a., concludendo come in epigrafe.

Non si costituiva in giudizio la Prefettura di A., né inviava alcuna documentazione.

Precisate le conclusioni e non essendo necessaria alcuna altra istruttoria, potendosi decidere sulla base della documentazione agli atti, dopo la discussione la causa era trattenuta in decisione all’udienza del 24.09.15.

MOTIVI DELLA DECISIONE

In via preliminare è opportuno precisare di quali poteri può disporre il Giudice nell’ambito delle opposizioni alle sanzioni amministrative, quale procedimento speciale.

Il 6° comma dell’art. 23 della legge n. 689 del 1981, espressamente prevedeva: ” Nel  corso  del  giudizio  il  giudice  dispone,  anche d’ufficio,  i  mezzi  di prova che ritiene necessari e puo’ disporre   la   citazione   di  testimoni  anche  senza  la formulazione di capitoli.”

L’art. 2 d.lgs n. 150/2011 che ha modificato tale norma prevede:

Nelle controversie disciplinate dal Capo II, non si applicano, salvo che siano espressamente richiamati, gli articoli 413, 415, settimo comma, 417, 417-bis, 420-bis, 421, terzo comma, 425, 426, 427, 429, terzo comma, 431, dal primo al quarto comma e sesto comma, 433, 438, secondo comma, e 439 del codice di procedura civile.

L’ordinanza prevista dall’articolo 423, secondo comma, del codice di procedura civile puo’ essere concessa su istanza di ciascuna parte.

L’articolo 431, quinto comma, si applica alle sentenze di condanna a favore di ciascuna delle parti.

Salvo che sia diversamente disposto, i poteri istruttori previsti dall’articolo 421, secondo comma, del codice di procedura civile non vengono esercitati al di fuori dei limiti previsti dal codice civile.

Quindi, attualmente la disposizione del 6° comma dell’art. 23 della legge n. 689 del 1981 è stata sostituita dall’art. 421 c.p.c. il quale, salvo la non applicazione del 3° comma prevede:

1) Il giudice indica alle parti in ogni momento le irregolarità degli atti e dei documenti che possono essere sanate assegnando un termine per provvedervi, salvo gli eventuali diritti quesiti.

2) Può altresì disporre d’ufficio in qualsiasi momento l’ammissione di ogni mezzo di prova, anche fuori dei limiti stabiliti dal codice civile, ad eccezione del giuramento decisorio, nonché la richiesta di informazioni e osservazioni, sia scritte che orali, alle associazioni sindacali indicate dalle parti. Si osserva la disposizione del comma sesto dell’articolo 420.

In via preliminare, va confermata inoltre, la regolare costituzione del contradditorio tra le parti interessate, nonché la competenza territoriale di questo giudice ad esaminare l’odierna opposizione. In particolare, trattandosi di sanzione conseguente alla violazione di cui all’art. 126 bis del CDS, questo Gdp in diverse sentenze precedenti ha ritenuto di dichiarare la competenza alternativa del Giudice di Pace del luogo di accertamento della violazione e di quello di residenza del presunto trasgressore, che nel caso di specie è di Taranto ( ved. Ex pluris sentenza del 16.03.2006 pubblicata su Altalex e su Juris Data della Giuffré Editore).

Anche sotto altro aspetto detta competenza é attribuita al Giudice del luogo dove deve essere eseguito il pagamento della cartella ai sensi del combinato disposto dell’art. 27 del CPC, espressamente richiamato dal 1° comma dell’art. 615 CPC, poiché allo stato della notifica dell’atto di citazione non risulta iniziata l’esecuzione forzata.

Prevede, infatti il 1° comma dell’art. 27 c.p.c.: “ Per le cause di opposizione all’esecuzione forzata di cui agli articoli 615 e 619 è competente il giudice del luogo dell’esecuzione salva la disposizione dell’articolo 480 terzo comma [c.p.c. 28].”

Aggiunge l’art. 615 c.p.c. “ Quando si contesta il diritto della parte istante a procedere ad esecuzione forzata e questa non è ancora iniziata si può proporre opposizione al precetto [c.p.c. 480] con citazione davanti al giudice competente per materia o valore e per territorio a norma dell’articolo 27. Il giudice, concorrendo gravi motivi, sospende su istanza di parte l’efficacia esecutiva del titolo.”

Quanto poi alla correttezza della scelta del rimedio operata dall’opponente, occorre rifarsi all’insegnamento della S.C. di Cassazione che con pronuncia del 8.2.2006 n°2819, in linea con altre precedenti 9494/02, 18207/03, 6119/04, 15149/05 così insegna: in relazione alla cartella esattoriale ( o anche ingiunzione come nel caso di specie che ha la stessa funzione) emessa ai fini della riscossione di sanzioni amministrative pecuniarie sono ammissibili, a seconda dei casi, i seguenti rimedi: a) l’opposizione ai sensi della L.24.11.1981 n° 689, allorché sia mancata la notificazione dell’ordinanza ingiunzione o del verbale di accertamento di violazione del C.d.S. al fine di consentire all’interessato di recuperare l’esercizio del mezzo di tutela previsto dalla legge riguardo agli atti sanzionatori; b) l’opposizione alla esecuzione, ai sensi dell’art. 615 cpc, allorché si contesti la mancanza del titolo legittimante la iscrizione a ruolo o si adducano fatti estintivi sopravvenuti alla formazione del titolo; c) l’opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 cpc allorché si contesti la ritualità formale della cartella esattoriale ovvero si adducano vizi di forma del procedimento esattoriale compresi i vizi attinenti alla notifica della cartella; ciascuno di tali rimedi è poi soggetto al regime suo proprio quanto ai mezzi di impugnazione della relativa decisione. Ricorso per cassazione quanto al 1° e 3°, appello quanto al 2°.

Nel caso di specie, l’odierno opponente ha ritenuto di utilizzare il secondo rimedio, ossia la opposizione alla esecuzione ex art. 615 cpc contestando la legittimità della cartella esattoriale. Orbene, si deve ritenere che questo tipo di opposizione è sempre possibile fino a quando non sia iniziata l’esecuzione, quindi è avulsa dal termine di 60 giorni indicata in cartella.

Il difensore dell’E.SUD, ha eccepito l’estinzione del giudizio per non essere stato riassunto nel termine di legge. Poiché, come detto sopra, il giudizio poteva essere ripresentato ex novo ( e non riassunto) in quanto non vi era stata alcuna pronuncia in merito, è da ritenere che ammissibile deve essere dichiarata l’opposizione di che trattasi ai sensi dell’ art. 615 c.p.c..

Esaurite le questioni preliminari, si passa ad esaminare nel merito l’opposizione.

Del tutto assorbente, e rilevabile d’Ufficio in ogni stato e grado del giudizio, è la violazione del disposto di cui all’art. 1 comma 544 Legge 228/2012.

Stabilisce il suddetto comma 544: “ In tutti i casi di riscossione coattiva di debiti fino a mille euro ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, intrapresa successivamente alla data di entrata in vigore della presente disposizione, salvo il caso in cui l’ente creditore abbia notificato al debitore la comunicazione di inidoneita’ della documentazione ai sensi del comma 539, non si procede alle azioni cautelari ed esecutive prima del decorso di centoventi giorni dall’invio, mediante posta ordinaria, di una comunicazione contenente il dettaglio delle iscrizioni a ruolo.

Detto comma non può non avere che una valenza di portata di carattere generale, in quanto la norma parla di “riscossione coattiva di debiti fino a mille euro” e si riferisce sia a concessionari, sia ad enti pubblici, in quanto la sua funzione è quella di portare a conoscenza del debitore il dettaglio della pretesa di pagamento sia da parte dell’esattore, sia da parte dell’Ente Pubblico, consentendo allo stesso debitore di avanzare eventuali osservazioni sulla legittimità e giustezza dei calcoli, come per es. di sorte capitale, di calcolo di interessi, di sanzioni, di spese di procedimenti, ecc.   Poiché la cartella esattoriale impugnata non risulta preceduta dalla comunicazione di che trattasi, obbligatoria già a partire dal 1° gennaio 2013, la stessa risulta emessa in violazione di legge, avendo aggravato di fatto la suddetta posizione debitoria dell’opponente.

   Di conseguenza illegittima deve essere dichiarata la procedura di riscossione azionata dalla Prefettura di A.

Le spese processuali, vengono compensate ai sensi dell’art. 92 c.p.c., atteso che l’annullamento degli atti impugnati avviene per solo vizio procedurale.

Per tutti questi motivi

II Giudice di Pace in Taranto dott. Martino Giacovelli definitivamente pronunciando sulla opposizione proposta da D.P. per l’annullamento della cartella di pagamento n. 106/20130004944221000, notificata a mezzo del servizio postale, in forza del verbale di contestazione n. AV V.126/0001028154 dell’08.10.2012 notif. il 05.11.2012. Ruolo reso esecutivo il 12.07.2013; importo complessivo sanzioni + diritti + maggiorazioni euro 638,07, proposta contro la Prefettura di A. nonché contro la E. Sud spa, rigettate e/o ritenute assorbite tutte le altre eccezioni e/o deduzioni, così provvede:

– annulla la cartella di pagamento sopra richiamata.

– dichiara interamente compensate tra tutte le parti le spese di giudizio.

Così deciso in Taranto il 07.10.2015                                 Il Giudice di Pace

( Dr. Martino Giacovelli)

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1 Commento

  1. Sentenza interessante, anche se io pensavo che la locuzione “azioni cautelari ed esecutive” fosse riferita a fermi amministrativi e pignoramenti e non alla cartella.

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