Tari, arriva una tassa uguale per tutti
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11 Gen 2016
 
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Noemi Secci
 


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Tari, arriva una tassa uguale per tutti

In via d’adozione un regolamento unico in tutt’Italia per determinare le tariffe sui rifiuti solidi urbani e superare le enormi differenze esistenti tra città.

 

Dopo anni di attesa, pare che sia finalmente in dirittura d’arrivo il tanto agognato regolamento unico sulla Tari, ossia la Tassa sui Rifiuti: attualmente la disposizione è soltanto una bozza, ma, se le linee guida restassero simili, si determinerebbe sicuramente l’illegittimità della maggior parte delle tariffe oggi applicate dai Comuni e dagli Enti gestori. Tariffe che cambiano notevolmente, sia nell’ammontare che nelle modalità di applicazione, da Comune a Comune: ad esempio, mentre a Cagliari la Tari media è pari a 450 euro a famiglia, ad Ascoli Piceno scende a 160 euro: una differenza molto alta, che dipende dalle modalità di tariffazione adottate dai singoli regolamenti comunali. Difatti, ogni Ente gestore, visto il vuoto normativo in merito, ha creato un proprio sistema di misurazione, per determinare i corrispettivi dovuti per il servizio di smaltimento rifiuti: purtroppo, il più delle volte questi sistemi sono lontani dal basarsi su un’effettiva corrispettività, ed in alcuni casi anche da un minimo di equità.

 

Ma come si è arrivati a questo punto e, soprattutto, il nuovo regolamento unico potrà riuscire a ripristinare una situazione uniforme in tutt’Italia, con tariffe effettivamente corrispondenti al servizio offerto? Per capirlo, dobbiamo fare un passo indietro, alle prime leggi che hanno disciplinato il servizio di smaltimento rifiuti.

 

 

Tari: tassa o imposta?

La configurazione della Tari, come imposta o come tassa, vede ancora oggi in disaccordo diverse correnti dottrinali: il pagamento, difatti, è stato prima considerato una tassa [1], poi una tariffa dal noto Decreto Ronchi [2], che, oltre a determinare le modalità di applicazione dei compensi, prevedeva l’attuazione di un piano finanziario, in realtà mai realizzato da nessun Comune. Così la mancata attuazione del decreto ha fatto sì che si formasse una giungla di disposizioni in materia: in alcune città il “balzello” sui rifiuti era noto col nome di Tarsu, in altre come Tia; si è poi giunti, in un primo tentativo di unificazione, nel 2013, alla Tares, ed in seguito, con la Legge di Stabilità 2014, alla Iuc (Imposta Unica Comunale), formata da Imu, Tasi e Tari, quest’ultima, appunto, la componente relativa ai rifiuti. Ma ancora si è lontani da una disciplina unica, soprattutto in quanto non è stata ancora chiarita la vera natura della Tari, di tassa o d’imposta: se considerata come imposta, sarebbe, in effetti, contraria ai criteri di proporzionalità e progressività affermati dalla Costituzione [3]; se configurata, invece, come tassa, certamente i corrispettivi richiesti appaiono sproporzionati, poiché, se il servizio funzionasse in maniera corretta e non “distorta”, dovrebbero essere i cittadini a ricevere del denaro per il conferimento dei rifiuti riciclabili(pensiamo alle cosiddette discariche verdi, dei punti di raccolta di materiale riciclabile, che fruttano in media 250 euro l’anno a famiglia).

 

 

Tari: come funziona

La Tari è applicata a chiunque possieda o detenga, a qualunque titolo, locali o aree esterne, che possono produrre rifiuti urbani (sono comunque escluse le aree condominiali, e quelle accessorie o pertinenziali di un immobile tassato). La tariffazione, come poc’anzi accennato, cambia a seconda del Comune di ubicazione dell’immobile: all’interno dello stesso Comune, vi sono poi delle differenze tra le utenze domestiche e non domestiche, a seconda della superficie e del numero di occupanti dell’immobile. Sono previste, in ragione di particolari situazioni, o per talune tipologie di aree o fabbricati, esenzioni o riduzioni, sia dalla normativa generale che da quella comunale.

 

 

Regolamento unico e commisurazione della Tari ai rifiuti prodotti

Tutte le problematiche sopra esposte, dal dubbio sulla configurazione della Tari come imposta o tassa, sino all’effettiva proporzionalità del corrispettivo pagato ai rifiuti realmente prodotti, dovrebbero trovare soluzione nel Regolamento unico di prossima realizzazione: questo regolamento, secondo la Legge di Stabilità 2014 [4] istitutiva della Tari, sarebbe dovuto essere emanato già dal 1° luglio 2014.

 

Solo in questi giorni, dopo oltre 2 anni di attesa, il ministero dell’Ambiente ha finalmente prodotto una bozza della disposizione, che prevedrà criteri di tariffazione uguali in tutt’Italia, che risponderanno in parte alla grandezza dell’immobile, ed in parte all’effettiva produzione di rifiuti indifferenziati (al fine di premiare chi invece produce prevalentemente materiale riciclabile).

 

Nel decreto saranno, difatti, dettati i criteri di misurazione del rifiuto indifferenziato, che avverrà mediante pesatura o col sistema dello svuotamento “vuoto per pieno”, realizzabile collegando i volumi ai kg prodotti.

Inoltre, anche la commisurazione dei corrispettivi basata sulla superficie dell’immobile sarà effettiva, e non per classi di superficie.

 

Insomma, il Decreto di prossima adozione pare mettere la parola fine ai decenni di disposizioni inique ed ingarbugliate: si spera dunque in una veloce operatività della normativa unica.


[1] D.lgs 507/1993.

[2] DPR 158/1999.

[3] Cost., art.53.

[4] L.197/2013.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
12 Gen 2016 Pasqualino Favilla

Anche questa nuova legge sulla Tari è sempre una presa per il culo. La TARI non deve essere fatta in base ai mq. dell’ immobile ma bensì in base alle persone che occupano l’ immobile. Esempio: se uno abita in uno stabile di 70 mq perchè deve pagare lo stesso importo di 2 o 3 persone che occupano lo stesso immobile di 70 mq? Secondo voi chi produce più immondizia? datevi una risposta…….

 
12 Gen 2016 GIORGIO MIGNANI

Il calcolo detta tassa per lo smaltimento dei rifiuti non dovrebbe essere valutato in base ai metri quadri dell’appartamento ma in base al numero delle persone occupanti l’unità immobiliare!

 
19 Gen 2016 SILVIA BOCUS

Speriamo che il nuovo regolamento unico sia basato sulla effettiva produzione di rifiuti. A Venezia per il ns. studio di architettura paghiamo €260 € a bolletta trimestrale e produciamo un sacchetto di carta ogni 15 giorni. Ora mi sono sempre chiesta la mia vicina di casa che vive con sei gatti e un cane quanto paga rispetto a noi. So che da quella casa escono una media di 6 sacchetti alla settimana contenenti i sassi delle gattiere. Infine se si adottasse una regolamentazione sull’effettiva produzione di rifiuti si avrebbe un beneficio anche per l’ambiente in quanto ci sono persone che, con la scusa che paga pantalone, gettano di tutto.

 
24 Gen 2016 duilio brigadoi

Se in un comune come dove abito io, c’è una raccolta differenziata del 70%,e la TARI è relativamente bassa,andrà a finire che verrà aumentata per coprire le spese di chi butta tutto o quasi per strada.