Se l’ex coniuge non vuole darti la separazione o il divorzio
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11 Gen 2016
 
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Redazione
 


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Se l’ex coniuge non vuole darti la separazione o il divorzio

Il matrimonio è indissolubile solo per la Chiesa e non per lo Stato italiano: così non ci si può opporre alla sentenza di separazione o di divorzio.

 

Non sempre separazioni e divorzi avvengono perché entrambi i coniugi sono in disaccordo tra loro e hanno deciso di non vivere più insieme; esistono anche casi in cui, a fronte della volontà di uno dei due di separarsi o divorziare, l’altro invece vorrebbe ancora rimanere insieme. E anche casi in cui l’opposizione allo scioglimento del vincolo deriva da semplice intento ostruzionistico, non dettato tanto da amore, ma dalla volontà di complicare la strada della libertà all’ex.

Cosa succede in tali situazioni? Ci si può davvero opporre allo scioglimento del matrimonio fondando la propria insistenza sulla indissolubilità di tale vincolo? La risposta – che peraltro abbiamo fornito già diverse volte sulle pagine di questo giornale – viene confermata dalla Cassazione con un’ordinanza di poche ore fa [1].

 

L’indissolubilità del matrimonio – spiega la Corte – riguarda solo “l’ordine morale cattolico” e “l’ordinamento canonico”. Di conseguenza, esso non rileva sugli effetti civili del matrimonio concordatario, né può ostruire il diritto – strettamente personale ed irrinunciabile – riconosciuto a moglie e marito dalla legge italiana, di separarsi o divorziare (ossia di far cessare gli effetti civile del matrimonio).

 

Ma allora come comportarsi se il coniuge non vuol “firmare” l’accordo di separazione o di divorzio? Molto facile: bisogna presentare ricorso al giudice mediante un avvocato. Sarà poi il tribunale a pronunciare lo scioglimento degli effetti civili del rapporto coniugale, anche nonostante il dissenso dell’altro coniuge o la sua assenza dal processo (cosiddetta contumacia).

Nello stesso giudizio, quindi, il magistrato deciderà tutte le questioni conseguenti alla separazione o al divorzio: obbligo di mantenimento, assegnazione della casa coniugale (solo se in presenza di prole), affidamento dei figli e loro mantenimento, diritti di visita, ecc. Si tratta di provvedimenti a cui il giudice non può sottrarsi solo perché uno dei due coniugi faccia ostruzionismo e, dunque, il processo andrà avanti anche contro la sua volontà.

 

La mancata collaborazione di uno o di entrambi i coniugi all’accordo di separazione impedisce, dunque, solo la possibilità di intraprendere la via (più veloce ed economica) della cosiddetta separazione consensuale che, peraltro, in assenza di figli e di passaggi di proprietà di immobili, può effettuarsi anche in Comune, senza bisogno di avvocati. In alternativa (e sempre che vi sia il consenso di marito e moglie) si potrebbe intraprendere anche la via della negoziazione assistita, una soluzione concordata che passa per la firma di un accordo con l’assistenza dei rispettivi avvocati, ma senza il tribunale.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 23 settembre 2015 – 11 gennaio 2016
Presidente Ragonesi – Relatore Acierno

Fatto e diritto

Rilevato che è stata depositata la seguente relazione in rodine al del procedimento civile iscritto al R.G. 29579 del 2014: “La ricorrente, D.F.P., proponeva appello avverso la sentenza di divorzio n. 22385 del Tribunale di Roma, chiedendo in via preliminare e pregiudiziale di ritenere la rilevanza e la non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 2 1. n. 898 del 1970 e, all’esito, rigettare la domanda di cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario; in via subordinata, l’adeguamento dell’assegno divorzile e di mantenimento ed in via istruttoria, l’ammissione della prova per testi.
Si costituiva R.M. chiedendo, in via incidentale, la revoca ovvero la riduzione dell’assegno divorzile e del contributo per il mantenimento della figlia. La Corte di appello di Roma rigettava l’appello principale ed accoglieva, parzialmente quello incidentale, argomentando come segue:
– è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale di parte appellante, atteso che la decisione del giudice italiano non attiene al vincolo matrimoniale bensì ai

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[1] Cass. ord. n. 212/16 dell’11.01.16.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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