Daniela Rotunno
Daniela Rotunno
12 Gen 2016
 
Le Rubriche di LLpT


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Telefonia mobile: come difendersi dall’attivazione di servizi non richiesti

Disattivazione dei servizi non richiesti e procedura per chiedere il rimborso delle somme sottratte indebitamente.

 

Molto spesso, navigando in internet con il cellulare, si può incappare in contenuti a pagamento non segnalati, si possono attivare servizi di abbonamento a suonerie, ad oroscopi, ad informazioni meteo, a giochi ed altro. Stiamo parlando dei cosidetti servizi premium, che non sono altro che prodotti pubblicizzati attraverso banner e pop up. Tali servizi sono stati attivati dai principali gestori di telefonia mobile all’insaputa e ai danni di migliaia di clienti. Tuttavia, in seguito alle numerosissime segnalazioni rivolte all’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato (Agcom) da parte di associazioni dei consumatori e clienti, ha condotto un indagine sfociata all’incirca un anno fa in una maximulta di quasi cinque milioni di euro inflitta dall’Antitrust ai gestori telefonici.

 

Le associazioni dei consumatori e moltissimi utenti hanno infatti denunciato la pratica scorretta secondo cui si sarebbero trovati abbonati a servizi mai richiesti con l’addebito del costo sulla bolletta telefonica o scalato dal credito residuo.

 

In tal caso, l’Antitrust ha voluto sanzionare due tipi di condotta degli operatori telefonici. In primo luogo una condotta omissiva costituita dall’assenza di informazione circa l’esistenza di un blocco selettivo attraverso il quale è possibile impedire l’attivazione di questi servizi. In secondo luogo, una condotta aggressiva, nel senso che l’attivazione di questi servizi è automatica, senza che venga richiesto alcun consenso del cliente.

 

Il caso

Una disavventura simile è capitata ad un mio cliente: sono stati attivati sulla sua SIM ben due servizi non richiesti al costo di quattro euro al mese. Della relativa arbitraria attivazione veniva data notizia tramite sms, che il mio cliente non ha mai letto, visto l’uso sporadico che fa del telefono cellulare. Lo stesso si accorgeva dell’inganno solo dopo che il suo credito residuo risultava azzerato e chiamando l’operatore per chiedere chiarimenti veniva informato delle promozioni attive sul suo numero telefonico. In questo caso i servizi non erano stati attivati cliccando su un banner, ma direttamente da un negozio Vodafone di una provincia vicina a quella di residenza del cliente. Paradossalmente gli veniva attivata una promozione relativa ad internet mentre il mio assistito non possedeva un telefonino abilitato a tale navigazione!

 

Come difendersi?

Innanzitutto, quando viene attivato un servizio telefonico a pagamento non richiesto, occorre chiederne immediatamente la disattivazione al call center e segnalare immediatamente l’accaduto al gestore tramite un reclamo scritto via e-mail, fax o raccomandata A.R., nel quale vengono contestate le somme addebitate e viene richiesto il rimborso dichiarando di non aver acconsentito ad alcun abbonamento.

Può, inoltre, essere richiesto anche il c.d. barring, ovvero il blocco di tutti gli sms che comportino il sovrapprezzo, avendo cura di non disabilitare quelli utili.

Personalmente, consiglio di controllare sempre il proprio credito residuo, in modo da accorgersi repentinamente delle truffe in atto.

 

Il Co.re.com

Il gestore telefonico deve rispondere al reclamo del cliente entro un massimo di 45 giorni. In caso di esito negativo o insoddisfazione del consumatore, la richiesta di rimborso potrà essere presentata al Co.re.com., il comitato regionale per le comunicazioni. Tali organismi delle regioni si occupano della risoluzione a livello locale delle controversie tra utenti e gestori dei servizi di telecomunicazione [1].

Dinanzi al Co.re.com viene esperito un tentativo obbligatorio di conciliazione, in assenza del quale non sarebbe possibile per il consumatore adire l’autorità giudiziaria. L’interessato presenta al Co.re.com un’istanza nella quale, a pena di decadenza, devono essere indicati: nome, cognome e residenza dell’utente, numero di utenza telefonica, denominazione del gestore telefonico, l’esposizione sintetica dei fatti che hanno originato la controversia.

 

Al tavolo di conciliazione il cittadino può partecipare personalmente o con il patrocinio di un legale o facendosi rappresentare da un’associazione dei consumatori. Il cittadino può anche farsi sostituire da un’altra persona fisica munita di apposita delega.

 

Il procedimento si conclude con la redazione del verbale riportante gli esiti del tentativo di conciliazione. Il verbale con esito positivo costituisce titolo esecutivo azionabile in giudizio da ciascuna delle parti in caso di mancato rispetto degli impegni presi. In caso di mancato accordo si può richiedere al Co.re.com, in alternativa dell’autorità giudiziaria, la definizione della controversia. È importante sottolineare che tutta la procedura è gratuita.


[1] Autorità garante per la concorrenza ed il mercato e Co.re.com. sono stati istituiti dalla L. 247/1997.

 


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