Da quando si calcola la prescrizione
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12 Gen 2016
 
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Da quando si calcola la prescrizione

Interruzione e sospensione della prescrizione, il calcolo dei giorni, dei mesi e degli anni, i termini.

 

Calcolare la prescrizione presuppone una domanda preliminare: da quando il termine per la prescrizione comincia a decorre? In buona sostanza, una volta stabilito – per esempio – che un determinato obbligo di pagamento si estingue dopo cinque anni, è altrettanto importante comprendere, con millimetrica precisione, da quale giorno del calendario detto quinquennio inizia a decorrere.

Esistono, a riguardo, delle regole particolari di cui parleremo in questa scheda. Ma prima cerchiamo di ricordare cosa sia la prescrizione e quali sono i termini.

 

 

Cos’è la prescrizione?

La prescrizione è la perdita del diritto soggettivo per effetto dell’inerzia o del non uso da parte del titolare protratto per un periodo di tempo determinato dalla legge.

 

Dunque, scatta la prescrizione in presenza di tre condizioni:

 

a) l’esistenza di un diritto soggettivo che può essere esercitato;

 

b) il mancato esercizio di tale diritto;

 

c) il decorso del tempo previsto dalla legge. Il termine varia a seconda del tipo di diritto.

 

 

In verità, secondo alcuni, la prescrizione non estingue il diritto, ma la tutela giudiziaria di tale diritto, ossia la possibilità di rivolgersi a un giudice e ottenere una sentenza in proprio favore. Il che, in termini pratici, può sembrare la stessa cosa: dire infatti che non si ha tutela equivale, in sostanza, a dire di non avere (almeno nella pratica) neanche il diritto.

Ad ogni caso, a tagliare la testa al toro è lo stesso codice civile [1] che parla espressamente di estinzione del diritto.

 

 

Diritti soggetti a prescrizione

Ogni diritto si estingue per prescrizione con esclusione dei diritti indisponibili e degli altri diritti indicati dalla legge.

 

L’imprescrittibilità di alcuni diritti deriva, dunque, dalla circostanza che sono sottratti alla sfera di disponibilità del privato e rispondono anche a un interesse generale.

 

 

Quali sono i diritti che non si prescrivono mai?

Sono imprescrittibili:

 

– il diritto di proprietà: per cui il soggetto che non abiti per numerosi anni la propria casa non ne perde la proprietà. Viene fatta salva la possibilità dell’usucapione, ossia dell’acquisto della proprietà ad opera di un altro soggetto che, al posto del titolare, abbia usato il bene altrui esercitando gli stessi diritti che competerebbero al proprietario;

 

– i diritti della personalità (es.: diritto al nome);

 

– i diritti di stato (es.: diritto di cittadinanza);

 

– le potestà di diritto familiare (es.: responsabilità genitoriale);

 

– altri particolari diritti indicati dalla legge, come il diritto dell’erede di “chiedere il riconoscimento della sua qualità ereditaria contro chiunque possegga beni ereditari”,

i diritti dello Stato sui beni appartenenti al demanio pubblico, il diritto di chiedere la nullità di un contratto ecc.

 

 

Il termine della prescrizione

La durata della prescrizione (il periodo di tempo necessario affinché la prescrizione si compia) è stabilita inderogabilmente dalla legge. Si distingue tra:

 

 

A- prescrizione ordinaria, che si realizza col decorso di dieci anni; questo termine è applicabile in tutti i casi in cui la legge non dispone diversamente. È il caso di tutti i diritti di credito che derivano da contratti.

 

Per i diritti reali su cosa altrui (usufrutto, uso, abitazione, superficie, enfiteusi) il periodo di prescrizione è di 20 anni.

 

 

B- prescrizione breve. In particolare, si prescrivono in cinque anni:

 

1- il diritto al risarcimento del danno (si pensi ai danni da infiltrazioni di acqua in un condominio). Tuttavia, per l’azione di risarcimento danni prodotti dalla circolazione dei veicoli – ossia gli incidenti stradali -, il termine prescrizionale è di due anni).

 

La prescrizione, in tal caso, comincia a decorrere non dal momento della produzione del fatto ma da quello in cui si è cagionato il danno. In ogni caso, se il fatto è considerato dalla legge come reato e per il reato è stabilita una prescrizione più lunga, questa si applica anche all’azione civile;

 

2- le prestazioni periodiche (crediti per pigioni, annualità di rendite e pensioni, interessi);

 

3- l’azione di annullamento di un contratto o l’azione revocatoria;

 

4- i diritti che derivano da rapporti sociali se la società è iscritta nel registro delle imprese;

 

 

C- prescrizione di un anno:

 

1- i diritti derivanti dal contratto di mediazione, trasporto e assicurazione;

 

2- l’azione di rescissione.

 

 

La prescrizione è inderogabile

Considerata l’importanza del suo fondamento la prescrizione è inderogabile dalle parti. Di conseguenza:

 

– è nullo ogni patto diretto a modificare la disciplina legale della prescrizione. In particolare è nullo l’accodo con cui le parti stabiliscono un termine di decadenza allo scopo di abbreviare quello di prescrizione;

 

– le parti non possono rinunciare alla prescrizione prima che questa si compia.

 

Tuttavia, la rinuncia, se fatta mentre è in corso il termine prescrizionale, vale come riconoscimento del diritto e produce l’interruzione della prescrizione e il decorso del termine di nuovo dall’inizio.

 

 

Se hai già pagato

Non è possibile chiedere la restituzione di una somma versata in adempimento di un credito altrui di cui però si ignorava l’intervenuta prescrizione.

 

Così, se Tizio consegna spontaneamente una somma a Caio al fine di adempiere un debito per il quale è trascorso il termine di prescrizione, non è ammessa la ripetizione della somma.

 

 

Da quando inizia a decorrere la prescrizione

La prescrizione inizia a decorrere dal giorno in cui sorge il corrispondente diritto e, quindi, può essere tutelato in un’aula giudiziaria.

 

Così, se il termine per pagare una fattura scade il 15 gennaio, è dal 16 che inizia a decorrere la prescrizione.

 

Nel calcolo si considera il giorno civile (che va da una mezzanotte all’altra) e non quello naturale (che va dall’alba al tramonto).

 

Si ricordi ancora che:

 

– l’anno decorre da un determinato giorno al giorno corrispondente dell’anno successivo (indipendentemente da eventuali bisestilità);

 

– i mesi sono calcolati da un determinato giorno al giorno corrispondente del mese successivo (indipendentemente dal numero dei giorni di ogni mese., es.: 1 febbraio, 1 marzo).

 

Nel computo non si calcola il giorno iniziale (i latini dicevano “dies a quo non computatur in termino”), ma si tiene conto del giorno finale (“dies ad quem computatur in termino”).

 

 

Casi particolari

Se si tratta di diritto per il cui esercizio è richiesta una attività positiva del titolare (es.: servitù di passaggio), la prescrizione comincia a decorrere dall’ultimo atto di esercizio del diritto.

 

Se, invece, per l’esercizio del diritto non è richiesta una attività positiva (es.: servitù di veduta), l’inerzia è rilevante dal momento in cui si verifica un fatto lesivo del diritto.

 

La prescrizione decorre anche se il titolare ignorava l’esistenza del diritto, salvo che l’ignoranza dipenda da dolo del debitore.

 

 

La sospensione

Se l’inerzia del titolare del diritto è giustificata o viene a mancare, la prescrizione non decorre più: si profilano, così, i due istituti della sospensione e dell’interruzione della prescrizione.

 

La sospensione si verifica quando l’inerzia del titolare permane ma trova giustificazione in particolari situazioni espressamente previste dalla legge. I casi di sospensione sono considerati dalla giurisprudenza tassativi (cioè sono solo quelli previsti dalla legge) e riguardano:

 

– particolari rapporti tra le parti (tra coniugi, tra l’esercente la responsabilità genitoriale e le persone sottoposte);

 

– una particolare condizione soggettiva del titolare del diritto (es.: minore emancipato e interdetto giudiziale privi di rappresentante legale).

 

I semplici impedimenti di fatto (es.: uno sciopero che impedisce l’esercizio del diritto) sono del tutto irrilevanti.

 

Quanto agli effetti, la sospensione opera come una parentesi nel corso della prescrizione. Infatti, il periodo in cui sussiste la causa di sospensione non si calcola ai fini del periodo prescrizionale; cessata la causa di sospensione, la prescrizione riprende il suo corso e il nuovo periodo si somma con quello maturato prima del fatto sospensivo.

 

Così, ad esempio, se Caio vantava un diritto di credito verso Tizio, contratto nel 1940, e nel 1943 è andato come militare in guerra, restandovi fino al 1945,il suo diritto si prescriverà non nel 1950 ma nel lg52,in quanto i due anni passati in guerra sono appunto, causa di sospensione.

 

 

L’interruzione della prescrizione e gli atti interruttivi

Si ha interruzione della prescrizione quando l’inerzia del titolare del diritto viene a mancare:

 

– perché egli compie un atto col quale esercita il suo diritto (messa in mora del debitore, domanda giudiziale, esercizio del diritto di passaggio nella relativa servitù ecc.);

 

– perché il diritto viene riconosciuto dal soggetto passivo del rapporto (atto di ricognizione di debito, pagamento parziale del debito, ecc.).

 

Il riconoscimento può anche essere implicito (es.: pagamento di un acconto, richiesta di una dilazione).

 

Mentre la sospensione apre una parentesi nel decorso del termine, l’interruzione opera una vera e propria frattura che impedisce di tenere conto del tempo già trascorso per cui inizia a decorrere un nuovo periodo di prescrizione.

Così, se dopo nove anni di inattività ho richiesto con lettera raccomandata al mio debitore il pagamento del debito, perché il mio diritto si prescriva dovranno passare nuovamente, dalla data della lettera, altri dieci anni (non sarebbe sufficiente, invece, una richiesta orale: perché si abbia interruzione, occorre che l’intimazione o la richiesta sia fatta per iscritto).


[1] Art. 2934 cod. civ.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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