Come va pagato il lavoro straordinario in busta paga
Lo sai che?
12 Gen 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Come va pagato il lavoro straordinario in busta paga

Maggiorazioni sulla busta paga per le ore di lavoro in più rispetto a quelle ordinarie previste nel CCNL: quando il lavoratore può rifiutare lo straordinario.

 

Gli straordinari vanno pagati a parte e con una maggiorazione sulla busta paga: questo non solo perché è difficile che a qualcuno piaccia stare sul posto di lavoro più del normale orario, ma anche perché il riposo è necessario per il recupero delle energie psicofisiche e, quindi, per poter lavorare meglio il giorno dopo.

 

In alcuni casi il lavoratore è tenuto ad accettare la richiesta del datore di lavoro di svolgere lavoro straordinario, mentre in altri è necessario il suo esplicito consenso.

 

Il lavoratore può sempre rifiutare il lavoro straordinario quando:

 

– è un lavoratore studente;

 

– sussiste un giustificato e comprovato motivo di rilevante gravità che impedisce la prestazione;

 

– il potere del datore di lavoro non è stato esercitato secondo correttezza e buona fede (per es.: è legittimo il rifiuto di un lavoratore di riprendere il servizio per svolgere lavoro straordinario dopo solo 8 ore dalla fine del turno, quando la richiesta del datore di lavoro non sia giustificata da ragioni aziendali prevalenti [1]).

 

In questa scheda si può verificare quando è possibile opporsi allo straordinario e quando, invece, è diritto del datore di lavoro chiederlo.

 

Straordinario
Necessità del consenso
Fonte normativa
Entro i limiti di legge (250 ore annue) ed in assenza di previsione del contratto collettivo
SI, espresso mediante accordo tra datore di lavoro e lavoratore Circ. Min. Lav. 3 marzo 2005 n. 8
Entro i limiti previsti dal CCNL NO Circ. Min. Lav. 3 marzo 2005 n. 8Cass. 23 marzo 1989 n. 1484
Eventi eccezionali [2]
NO Circ. Min. Lav. 3 marzo 2005 n. 8

 

 

Come viene pagato il lavoro straordinario?

Il lavoro straordinario si calcola separatamente dal lavoro normale ed è compensato con le maggiorazioni retributive previste dal singolo contratto collettivo. Dunque, il lavoratore che voglia sapere quanto venga pagata la singola ora lavorata in più rispetto al normale orario deve innanzitutto procurarsi il CCNL della propria categoria.

 

La retribuzione su cui va calcolata la maggiorazione è quella ordinaria, ossia quella normalmente percepita dal lavoratore (oltre a paga base, contingenza e scatti di anzianità, vanno sommati anche i premi di produzione).

 

Se il lavoratore assume di aver lavorato di più di quanto previsto nel CCNL e, per tale ragione, pretende un compenso per lavoro straordinario, è tenuto provare la relativa prestazione. Egli dovrà dimostrare dunque di provare la quantità del lavoro effettivamente svolto.

 

Il lavoro straordinario può essere effettuato con regolarità e continuità (cosiddetto straordinario continuativo). Il carattere fisso e continuativo della prestazione straordinaria non fa, tuttavia, venir meno il suo carattere di eccezionalità e non trasforma il relativo compenso in retribuzione ordinaria e normale.

 

Il compenso per lo straordinario continuativo può essere corrisposto in modo forfettario, ma tale accordo tra datore e lavoratore non può comportare per quest’ultimo una perdita di retribuzione rispetto a quanto avrebbe percepito con la maggiorazione ordinaria per lavoro straordinario. In ogni caso il datore di lavoro è tenuto ad evidenziare a parte rispetto la maggiorazione per straordinario rispetto alla retribuzione ordinaria [3].

 

I contratti collettivi possono consentire che, in alternativa o in aggiunta alle maggiorazioni retributive previste per il lavoro straordinario, i lavoratori usufruiscano di riposi compensativi.


[1] Cass. sent. n. 2073/1992.

[2] In aggiunta ai limiti fissati dal contratto collettivo o dalla legge (250 ore annue), il ricorso al lavoro straordinario è consentito nelle seguenti ipotesi:

– eccezionali esigenze tecnico-produttive ed impossibilità di fronteggiarle attraverso l’assunzione di altri lavoratori;

– forza maggiore o casi in cui la mancata esecuzione di prestazioni di lavoro straordinario possa dare luogo a un pericolo grave e immediato, oppure a un danno alle persone o alla produzione;

– eventi particolari, come mostre, fiere e manifestazioni collegate all’attività produttiva, nonché allestimento di prototipi, modelli o simili, predisposti per le stesse, preventivamente comunicati agli uffici competenti e, in tempo utile, alle RSA/RSU.

[3] Secondo Cass. sent. n. 6902/2000, l’accordo con il quale le parti stabiliscono la forfettizzazione dello straordinario, per essere valido, deve indicare il limite massimo delle ore di lavoro che il dipendente è tenuto a prestare. È illecita, pertanto, la clausola che ne prevede la retribuzione in misura forfettaria, indipendentemente dal numero delle ore di lavoro svolte: ciò implicherebbe la rinuncia preventiva al compenso per il lavoro eventualmente prestato oltre il limite prestabilito.

 

Autore immagine: 123rf com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti