Niente mantenimento a moglie e figli: quando scatta il reato
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12 Gen 2016
 
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Niente mantenimento a moglie e figli: quando scatta il reato

Violazione degli obblighi di assistenza familiare: il reato per l’omesso versamento dell’assegno di chi fa mancare a figli o al coniuge i mezzi di sussistenza.

 

Il reato previsto nei confronti di chi non versa il mantenimento a moglie e figli [1], non scatta sempre, per il solo fatto di aver mancato la scadenza mensile (non si tratta, infatti, di una misura dal carattere semplicemente sanzionatorio); è anche necessario:

 

– che gli aventi diritto all’assegno alimentare (figli e moglie) versino in stato di bisogno,

 

– che l’obbligato al versamento dell’assegno ne sia a conoscenza

 

– che l’obbligato al versamento dell’assegno sia in grado di fornire i mezzi di sussistenza dovuti. Ciò non ricorre per esempio quando questi abbia perso il lavoro contro la propria volontà e riesca a dimostrare di aver fatto di tutto per trovare una nuova occupazione (la semplice disoccupazione, infatti, non evita il delitto).

 

A dirlo è una recente sentenza della Cassazione [2].

 

Per evitare dunque la condanna, l’obbligato può dimostrare che, nonostante la (totale o parziale) mancata corresponsione, da parte sua, dell’assegno di mantenimento, i figli minori tuttavia non hanno mai versato in stato di bisogno, in quanto qualcun altro (la madre, i nonni, il nuovo partner dell’altro genitore, ecc.) ha comunque provveduto al pagamento delle loro spese mediche, sportive, scolastiche, a ricaricare loro il cellulare, nonché a pagare le rate del mutuo ipotecario relativo all’alloggio coniugale, ecc.

 

Più nello specifico, la Corte specifica che in caso di corresponsione parziale dell’assegno imposto in sede civile, il giudice penale deve verificare se tale condotta abbia o meno inciso in modo apprezzabile sulla disponibilità dei mezzi economici che l’obbligato è tenuto a corrispondere, tenuto conto anche di altre circostanze, quali un sopravvenuto mutamento delle condizioni economiche; deve escludersi, pertanto, ogni automatismo tra inadempimento civilistico e violazione della legge penale.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 21 ottobre 2015 – 8 gennaio 2016, n. 535
Presidente Ippolito – Relatore Bassi

Ritenuto in fatto

1. Con provvedimento del 25 settembre 2014, in parziale riforma dell’impugnata sentenza del Tribunale di Udine del 20 aprile 2011, la Corte d’appello di Trieste, concesse le circostanze attenuanti generiche, ha rideterminato la pena inflitta a M.A. in quella di mesi due di reclusione ed Euro 200 di multa, in ordine al reato di cui all’art. 570, comma 2, cod. pen. (in detti termini riqualificata già dal primo giudice l’originaria contestazione ex art. 12-sexies L. n.898/1970, sub capo 1) della rubrica), nel contempo sostituendo la pena detentiva inflitta per detto reato con quella pecuniaria di Euro 2280, e la pena detentiva per i reati di ingiuria e lesioni sub capi 2) e 3) con la pena pecuniaria di Euro 500 di multa.
1.1. Dopo avere fato atto delle doglianze mosso nell’appello, la Corte territoriale ha posto in evidenza, quanto al capo 1), che la corresponsione una tantum di Euro 400, l’erogazione di somme direttamente ai figli a titolo di liberalità ed il consenso prestato a che moglie e figli abitassero nella casa intestata ad entrambi non possono supplire alla corresponsione sistematica delle somme cui il genitore è

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[1] Art. 50 co. 2 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 535/16 dell’8.01.2016.

 

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