Come recuperare un credito
Le Guide
13 Gen 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Come recuperare un credito

Tutte le mosse per recuperare i crediti a seconda che il creditore abbia in mano un assegno, una cambiale, una sentenza, una fattura, una promessa di pagamento o un’ammissione di debito, un contratto o una parcella del professionista.

 

Come recuperare il proprio credito? Cosa prevede la legge? Una domanda che non sempre ha risposta immediata: tutto varia a seconda dei documenti che ha in mano il creditore (oltre ad una buona dose di pazienza) e delle disponibilità del debitore. Debitore che, come dice il codice civile, risponde delle obbligazioni contratte non solo con il suo patrimonio attuale, ma anche con quello futuro, ossia con quanto dovesse pervenirgli in seguito a eventuali donazioni, acquisti, eredità.

Per ogni debitore che tenta di fuggire c’è sempre un creditore che vuole inseguirlo: come è inutile chiedersi se esistano più salite o discese, è anche insensato stabilire se ci siano più debiti che crediti. Di fatto, però, entrambe le categorie, lamentano difficoltà, sebbene ciascuna di tipo diverso [1]. Ecco quindi, questa breve scheda per comprendere quali siano le mosse che può mettere in atto un creditore per recuperare il proprio credito. A differenza, però, delle comuni guide, svilupperemo questa in base alle “carte” di che possiede il creditore: carte che, ovviamente, possono portare la fase del recupero crediti da una più avanzata a una, invece, che richiede molto più tempo.

 

 

IL CREDITORE HA UNA CAMBIALE O UN ASSEGNO

Se il creditore dispone di un assegno o una cambiale firmata dal debitore, può recuperare il proprio credito semplicemente procedendo alla notifica di un atto di precetto (un avvertimento, cioè, che, decorsi 10 giorni dalla sua notifica, si potrà procedere con il pignoramento). L’atto di precetto non deve necessariamente essere firmato da un avvocato.

Chi ha in mano un “titolo esecutivo”, quale appunto è la cambiale o l’assegno, non deve prima procedere in causa o richiedere un decreto ingiuntivo: tale fase, infatti, può ben essere evitata poiché la sentenza non aggiungerebbe nulla al diritto del creditore (anche la sentenza, infatti, al pari dell’assegno o della cambiale, è un titolo).

 

Una volta notificato il precetto, e comunque non oltre 90 giorni dalla predetta notifica, il creditore può procedere al pignoramento, scegliendo tra le forme consentite dalla legge (v. dopo).

 

Se scadono 90 giorni dalla notifica del precetto, il creditore deve prima notificare un nuovo precetto.

 

Attenzione: l’assegno si considera titolo esecutivo per massimo 6 mesi dalla sua emissione. La cambiale, invece, per 3 anni. Scaduti tali termini, detti documenti perdono la loro valenza di titolo esecutivo e il creditore dovrà fare “un passo indietro”: non potrà cioè procedere direttamente con il precetto, ma dovrà ottenere prima un decreto ingiuntivo. Questo quindi non significa che il creditore perda il proprio diritto, ma solo che gli viene richiesto un adempimento in più.

 

 

IL CREDITORE HA UNA SENTENZA

Anche in tal caso, come nel precedente, il creditore potrà procedere direttamente alla notifica dell’atto di precetto e poi avviare il pignoramento.

La sentenza si prescrive in 10 anni, salvo che, in tale lasso di tempo, il creditore abbia inviato un sollecito di pagamento o un precetto; nel qual caso il credito inizia a decorrere da capo.

 

 

IL CREDITORE HA UNA PROMESSA DI PAGAMENTO

Se il debitore ha firmato al creditore una promessa di pagamento, questi avrà in mano quella che si definisce una “prova scritta”: potrà quindi agire con la richiesta di un decreto ingiuntivo in tribunale. All’esito del rilascio del decreto, questo andrà notificato al debitore. Il debitore ha 40 giorni di tempo per opporlo e iniziare una causa ordinaria. Se, invece, non si oppone, il decreto diventa definitivo e il creditore può procedere alla notifica del precetto (v. sopra) e al pignoramento.

 

 

IL CREDITORE HA UNA AMMISSIONE DEL DEBITO

Anche in questo caso, come nel precedente, il creditore ha in mano una prova scritta che gli consente di evitare la causa ordinaria, ma di procedere con il più celere decreto ingiuntivo. Successivamente all’emissione del decreto, e solo in caso di mancata opposizione da parte del debitore, egli può procedere al pignoramento, previa notifica del precetto (v. sopra).

 

 

IL CREDITORE HA UNA FATTURA NON PAGATA

La fattura non pagata è una prova scritta che consente al creditore di ottenere un decreto ingiuntivo. Il decreto ingiuntivo consiste in un ordine di pagamento intimato dal giudice al debitore, a pagare una determinata somma che è già certa e liquida. Il debitore, ricevuto il decreto, ha 40 giorni per scegliere se:

 

– pagare ed evitare l’esecuzione forzata;

 

– non pagare, e sottoporsi al rischio dell’esecuzione forzata e del pignoramento;

 

– presentare opposizione: in tal caso, si apre un processo ordinario. L’opposizione non garantisce sempre che il creditore non proceda ugualmente al pignoramento. Difatti il giudice potrebbe dichiarare il decreto “provvisoriamente esecutivo” e, in tal caso, autorizzare il creditore, nelle more del giudizio, ad avviare l’esecuzione.

 

 

IL CREDITORE HA UN CONTRATTO

Qualora il contratto sia stato redatto da un notaio, esso è già titolo esecutivo e, quindi, consente al creditore di procedere con il precetto e il successivo pignoramento. Il caso più frequente è il contratto di mutuo con la banca.

Lo stesso dicasi per la scrittura privata autenticata se essa riguarda obbligazioni di denaro.

 

In tutti gli altri casi, è necessario invece l’intervento del giudice. In particoare:

 

– se il contratto fissa con precisione la somma dovuta e la scadenza entro cui deve intervenire il pagamento, il creditore può procedere direttamente con decreto ingiuntivo (v. sopra);

 

– in tutti gli altri casi, se cioè la somma è ancora da quantificare e non è certa nel suo ammontare, il creditore deve avviare una causa ordinaria vera e propria.

 

Stesse considerazioni valgono se il creditore ha in mano una transazione ossia un accordo firmato da entrambe le parti.

 

 

IL CREDITORE È UN PROFESSIONISTA E HA EMESSO UNA PARCELLA

Per i professionisti esistono delle regole speciali. Innanzitutto il credito si prescrive in tre anni e non in dieci. Inoltre, la parcella viene considerata già prova scritta se vidimata dal consiglio dell’Ordine di appartenenza e consente il ricorso per decreto ingiuntivo.

 

 

SE IL CREDITO È INCERTO

Quando il credito è incerto nel suo ammontare (per esempio, il lavoratore dipendente che assuma di aver svolto mansioni superiori) è necessario avviare un processo ordinario, con tempi e costi spesso imprevedibili, per accertare appunto l’esistenza del credito, il “quantitativo” di tale credito e per far condannare il debitore all’adempimento.

 

Ovviamente il processo è sempre l’ultima spiaggia e, di norma, si tenta prima la soluzione bonaria con la lettera di diffida.

 

 

LA LETTERA DI DIFFIDA E DI COSTITUZIONE IN MORA È OBBLIGATORIA?

Salvo quanto si dirà nel successivo paragrafo relativo alla negoziazione assistita, la lettera di messa in mora è un semplice espediente cui si ricorre per evitare i tempi e i costi della causa, ma essa non è obbligatoria. La messa in mora, però, ha due importanti effetti:

 

– dal suo ricevimento si applica l’interesse legale, che di solito è più basso di quello convenzionale, se non sono stati presi accordi diversi. Nei rapporti tra i privati, infatti, l’interesse legale è quello a cui fare riferimento tutte le volte in cui le parti non abbiano convenuto tra di loro una misura diversa;

 

– interrompe il termine di prescrizione e lo fa decorrere nuovamente da capo.

 

 

SE IL CREDITO È INFERIORE A 50.000 EURO

 Dal 9 febbraio 2015 due o più parti in lite tra loro su diritti disponibili in alcuni casi hanno l’obbligo (pena l’improcedibilità della successiva domanda giudiziale) in altri casi la facoltà di impegnarsi reciprocamente concludendo una “convenzione di negoziazione” che li costringe a cooperare per un certo periodo di tempo al fine di risolvere la controversia in via amichevole, senza passare per il processo civile.

 

Questa negoziazione, che deve essere fatta con l’assistenza di uno o più avvocati, in caso di successo sfocia in una conciliazione che confluisce in un accordo sottoscritto dagli avvocati.

La legge definisce questo procedimento come “convenzione di negoziazione assistita da uno o più avvocati”, più facilmente detta “negoziazione assistita”.

 

Il procedimento di negoziazione assistita obbligatoria inizia con un invito a stipulare la convenzione di negoziazione rivolto alla controparte e finisce con il raggiungimento di un accordo o con un mancato accordo.

Il suo mancato esperimento comporta l’improcedibilità della successiva domanda giudiziale.

 

Se però il creditore ha le carte per agire con decreto ingiuntivo (v. sopra), la negoziazione assistita non è obbligatoria.

 

Entro 30 giorni dalla ricezione dell’invito la controparte può decidere esplicitamente (ad esempio con una dichiarazione spedita alla parte invitante mediante raccomandata a/r) di non aderire all’invito, in alternativa può lasciare decorrere il termine, in quanto la mancata risposta nei 30 giorni equivale all’espresso rifiuto di aderire.
Il procedimento di negoziazione in tali ipotesi si considera esperito.
In tal caso entro 30 giorni decorrenti dal rifiuto o dalla mancata accettazione nel termine la parte invitante deve proporre la domanda giudiziale.

 

All’esito della negoziazione le parti possono raggiungere un accordo, anche parziale.
L’accordo tra le parti ha l’efficacia di titolo esecutivo e consente di procedere, in caso di mancato adempimento, alla notifica del precetto e al successivo pignoramento.

 

 

QUALI SONO I TIPI DI PIGNORAMENTO POSSIBILI?

La scelta del tipo di pignoramento da attuare nei confronti del debitore è rimessa al creditore: questi ovviamente opterà per la forma che presenta, nel caso concreto, maggiori possibilità di recupero delle somme dovute.

 

Di norma, infatti, prima di procedere al pignoramento, è conveniente effettuare delle indagini sulle disponibilità del debitore, indagini che possono essere effettuate tramite società investigative o tramite il ricorso alla cosiddetta ricerca telematica dei beni da pignorare. In quest’ultimo caso, il creditore, previa autorizzazione del Presidente del Tribunale, ottiene la possibilità di affacciarsi alle banche dati pubbliche (per es. l’anagrafe tributaria, dei conti correnti, ecc.) per verificare quali siano i beni di cui dispone il debitore o conoscere presso quale banca questi depositi i propri risparmi. Peraltro è anche consigliabile effettuare verifiche presso il pubblico registro delle automobili o presso la conservatoria immobiliare per controllare se il debitore possegga automezzi, case o terreni. Tutto ciò un tempo non era possibile, ma con le recenti modifiche al codice di procedura si è data maggiore libertà al creditore.

 

Quanto alla concreta scelta del pignoramento,

 

pignoramento mobiliare: si vanno a pignorare i beni mobili posseduti dal debitore presso la propria residenza o anche presso terzi;

 

pignoramento di crediti vantati dal debitore nei confronti di terzi (cosiddetto pignoramento presso terzi): si vanno a pignorare stipendi, pensioni, conti correnti, cassette di sicurezza, crediti verso clienti, ecc.;

 

pignoramento immobiliare: si effettua pignoramento di beni immobili come la casa o un terreno. Di norma, prima del pignoramento immobiliare si iscrive sull’immobile da pignorare, un’ipoteca: non si tratta di un passaggio necessario, ma serve per garantire al creditore – nel caso in cui, all’interno della procedura esecutiva, intervengano altri creditori insoddisfatti – di ottenere per primo il ricavato dalla vendita dell’immobile.


In pratica

F.A.Q. SUL RECUPERO CREDITI

 

Prima di procedere al recupero giudiziale del credito è necessaria una lettera di diffida?

No; è possibile procedere direttamente all’azione giudiziale o al decreto ingiuntivo. Per i crediti inferiori a 50.000 euro, è però necessario inviare, per il tramite dell’avvocato, il cosiddetto invito alla negoziazione assistita. Tale adempimento non è necessario se si procede con decreto ingiuntivo.

 

Il precetto deve essere necessariamente firmato da un avvocato?

No, il precetto è un atto di parte e può quindi essere sottoscritto dal creditore personalmente o dal suo avvocato, purché munito di apposita procura.

 

Il creditore può sapere dove il debitore ha depositato i propri soldi in banca?

Sì. Di recente, infatti, è stata inserita una norma nel codice di procedura civile che consente al creditore di accedere, previa autorizzazione del Presidente del Tribunale, alle banche dati pubbliche, come l’anagrafe tributaria o dei conti correnti. Con quest’ultima, in particolare, gli verranno svelati i rapporti intrattenuti dal debitore con gli istituti di credito.

 

Il creditore può pignorare la prima casa?

Sì, il divieto di pignorare la prima e unica casa di residenza del debitore è solo nei confronti di Equitalia.

 

Esistono importi minimi al di sotto dei quali è vietato il pignoramento?

No. Se si tratta di un creditore privato, come una banca, non vi sono limiti e il creditore, in teoria, potrebbe agire anche per modestissime somme, optando per il tipo di pignoramento a lui più conveniente.

Limiti esistono solo per Equitalia: quest’ultima può ipotecare un bene del debitore solo a condizione che il debito sia superiore a 20mila euro; inoltre può pignorare la casa o il terreno del debitore solo a condizione che 1) il debito sia superiore a 120mila euro; 2) non si tratti dell’unica casa di residenza del debitore.

 

Se l’assegno è postdatato è ugualmente valido?

Si, il creditore può ugualmente incassarlo, previa regolarizzazione del bollo.

 

Entro quanto tempo si prescrive il credito?

Il credito derivante da un contratto si prescrive in 10 anni, fatto salvo il credito del professionista che si prescrive in 3 anni.

 

Il termine a pagare contenuto nella lettera di diffida è perentorio?

No, non lo è. Per cui nessuna conseguenza si verifica se il debitore paga con uno o più giorni di ritardo, salvo che vi sia uno specifico termine ad adempiere contenuto in un contratto.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti
14 Gen 2016 Maurizia Lanteri

Se il debitore è una Pubblica Amministrazione?