Lavoro a tempo pieno: precedenza a chi ha più carichi di famiglia
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13 Gen 2016
 
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Lavoro a tempo pieno: precedenza a chi ha più carichi di famiglia

Nel passaggio dal part time al full time il diritto di precedenza nell’assunzione a tempo pieno va al lavoratore con maggiori carichi familiari.

 

Se l’azienda intende trasformare il rapporto di lavoro da full time (tempo pieno) a part time (tempo parziale), deve dare priorità ai lavoratori con un carico di famiglia maggiore. È quanto precisato dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

Spetta, infatti, in caso di assunzione full-time, un diritto di precedenza a tutti i lavoratori assunti a tempo parziale in attività produttive situate entro 100 Km dall’unità produttiva interessata dall’offerta lavorativa: a parità di condizioni si deve tenere presente il carico familiare del lavoratore.

 

 

Cosa si intende per “Maggiori carichi famigliari”

Secondo la Corte, per “carichi di famiglia” si deve intendere sia il numero di figli a carico sia la situazione patrimoniale del dipendente.

 

Sono le condizioni economiche e patrimoniali del nucleo famigliare che determinano la preferenza nella graduatoria per lo spostamento della sede lavorativa. Infatti, adoperando la recente giurisprudenza [2], la Cassazione ha sostenuto che la disciplina di tutela dei lavoratori non può basare eventuali agevolazioni solamente sul numero di figli, senza tenere conto delle condizioni economiche del nucleo familiare, poiché l’intento della normativa è tutelare la situazione reddituale del lavoratore part time dall’aggravio economico derivante dal numero di familiari a carico.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 14 ottobre 2015 – 12 gennaio 2016, n. 275
Presidente Venuti – Relatore Balestrieri

Svolgimento del processo

Con ricorso al Tribunale di Firenze, L.D., dipendente della società Autostrade per l’Italia s.p.a., esponeva di aver richiesto il 21.4.2000 la trasformazione del suo rapporto a tempo parziale in rapporto a tempo pieno, esprimendo la sua preferenza per la sede di lavoro. Deduceva infatti che per prassi aziendale le residenze di servizio vacanti venivano assegnate ai dipendenti full-time sulla base dell’anzianità di servizio. Ella tuttavia non veniva inserita in un posto utile in graduatoria poiché, sulla base dei carichi di famiglia (di cui all’art. 5, comma 2, del d.lgs. 25.2.2000 n.61), veniva preferito altro dipendente. La trasformazione, pertanto, avveniva solo nel febbraio 2001. Il ritardo nella trasformazione del contratto aveva comportato una minore anzianità di servizio utile, che le aveva impedito di ottenere la sede richiesta.
Fatte tali premesse, la D. sosteneva di avere un maggior carico familiare rispetto al collega preferito e chiedeva che venisse dichiarato il suo diritto al full-time dall’ottobre 2000 ed il suo diritto alla sede di Chiusi dal febbraio 2001, il pagamento della trasferta dalla medesima data ed,

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[1] Cass. sent. n. 275/16 del 12.01.2016.

[2] Cass. sent. n. 15210/2015.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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