Esiste la legge sull’abbandono della casa coniugale?
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14 Gen 2016
 
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Esiste la legge sull’abbandono della casa coniugale?

A seguito di litigi con mia moglie vorrei andare via di casa: se lo faccio mi può essere data la colpa della separazione per abbandono del tetto coniugale ed essere obbligato al mantenimento?

 

L’obbligo di convivenza è tutt’ora uno dei doveri che scaturiscono dal matrimonio; pertanto l’abbandono immotivato del tetto coniugale costituisce causa di addebito della separazione (ossia fonte di responsabilità per la rottura del matrimonio). Questo significa che il giudice, qualora dovesse ritenere che la separazione è stata determinata proprio da tale comportamento (e non da altri già verificatisi in precedenza come l’intollerabilità della convivenza per continui litigi, la violenza di uno coniuge nei confronti dell’altro, il tradimento, ecc.), imputerà la colpa della separazione al coniuge che se n’è andato di casa.

 

 

Che succede in caso di abbandono della casa familiare

L’abbandono della residenza familiare da parte del coniuge rappresenta una tipica violazione degli obblighi nascenti dal matrimonio regolati e sanzionati dal Codice civile [1] ove si stabilisce che il diritto all’assistenza morale e materiale è sospeso nei confronti del coniuge il quale, allontanatosi senza giusta causa dalla residenza familiare, rifiuta di tornarvi. Non solo: l’abbandono del domicilio domestico costituisce anche un reato [2], per come vedremo più in fondo.

 

Tale violazione è considerata particolarmente grave in quanto frutto di un comportamento unilaterale che pone definitivamente fine alla convivenza, costituendone l’elemento causale.

 

Il coniuge abbandonato può quindi sospendere ogni aiuto morale e materiale nei confronti dell’altro coniuge e di ricorrere al giudice a prescindere dall’instaurazione di un giudizio di separazione per ottenere il sequestro dei beni del coniuge ingiustificatamente allontanatosi.

 

La Conseguenza dell’abbandono del domicilio coniugale è la pronuncia di addebito della separazione, su richiesta del coniuge abbandonato.

 

Il coniuge che si allontana dalla residenza familiare perde il diritto al mantenimento soltanto quando l’allontanamento medesimo sia ingiustificato e persista, nel rifiuto a tornare, nonostante il richiamo dell’altro coniuge.

 

 

Cosa comporta l’addebito?

L’addebito comporta, a carico di chi lo subisce:

 

– l’impossibilità di chiedere il mantenimento

 

– la perdita dei diritti successori sull’altro coniuge (qualora quest’ultimo deceda prima del divorzio).

 

In pratica, se chi ha la colpa della rottura del matrimonio è anche il soggetto economicamente più debole, questi perderà il diritto al mantenimento. Ma, al contrario, se questi è il soggetto che guadagna di più, non sarà l’addebito di certo a comportare per lui l’obbligo di versamento del mantenimento all’ex: ciò, infatti, scaturisce solo dalla sproporzione delle rispettive condizioni economiche. Quindi, anche chi non ha subìto l’addebito potrà essere tenuto a pagare il mantenimento.

 

 

Quando è legittimo abbandonare casa

La domanda di separazione, o di annullamento del matrimonio, o di divorzio costituisce giusta causa di allontanamento dalla residenza familiare. Tuttavia, il semplice deposito del ricorso di separazione non è sufficiente a giustificare l’allontanamento unilaterale e non temporaneo dalla casa coniugale se non c’è la prova di una preesistente impossibilità di prosecuzione della convivenza. Si pensi al caso di chi se ne vada via di casa perché è stato oggetto di percosse o violenze; o perché ha trovato il coniuge mentre commetteva adulterio. Senza tali prove, si presume che la causa della separazione sia stato proprio l’abbandono del tetto coniugale.

 

L’onere della prova della giusta causa dell’abbandono grava su colui che ha commesso una così grave violazione degli obblighi familiari.

 

Al fine di escludere la pronuncia di addebito della separazione questi deve provare che l’allontanamento è conseguenza di una preesistente intollerabilità della convivenza e che a causa di tale situazione di intollerabilità, si sia verificato l’abbandono. La preesistente intollerabilità può consistere anche nell’esistenza, anche in un solo coniuge, di una condizione di disaffezione al matrimonio tale da rendere incompatibile il perdurare della convivenza.

 

Ove tale situazione di intollerabilità si verifichi, questi ha diritto a chiedere la separazione e la relativa domanda, costituendo esercizio di un diritto, non può essere sanzionata con l’addebito.

 

L’abbandono del domicilio domestico può trovare giustificazione in un contegno finalizzato ad adempiere ai doveri coniugali, come ad esempio, la necessità di recarsi in un luogo diverso dalla residenza familiare per lavorare e procurare al nucleo familiare i necessari mezzi di sussistenza.

In tal caso l’allontanamento dal domicilio domestico non costituisce violazione degli obblighi familiari.

 

 

La situazione di intollerabilità

Come sopra evidenziato la situazione di intollerabilità della convivenza costituisce il parametro di valutazione al fine di affermare o escludere la colpevolezza del coniuge che abbandona il domicilio coniugale.

Determinati comportamenti, contrari ai doveri matrimoniali, possono condurre all’intollerabilità della convivenza, allo stesso modo di altri fatti che nulla avrebbero a che vedere con la violazione degli obblighi matrimoniali (ad. es. diversità di cultura tra i coniugi, incompatibilità di carattere, ecc.).

 

 

Il reato

C’è anche da dire che il codice penale [2] sanziona, con uno specifico reato (o meglio, delitto), chi abbandona il domicilio domestico o comunque si comporta in modo contrario all’ordine o alla morale della famiglia, sottraendosi agli obblighi che da ciò discendono quale coniuge o genitore.

La norma è ancora in vigore.


[1] Art. 146 cod. civ.

[2] Art. 570 cod. pen.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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