Libro unico del lavoro, addio autorizzazione per lavoro all’estero
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14 Gen 2016
 
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Ditelo Voi
 


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Libro unico del lavoro, addio autorizzazione per lavoro all’estero

Le principali novità del Decreto n. 151/2015: Libro Unico del Lavoro e abrogazione autorizzazione ministeriale in materia di lavoro all’estero.

 

Il decreto legislativo n.151/2015 in materia di semplificazione delle procedure e degli adempimenti connessi con la costituzione e la gestione del rapporto di lavoro a carico di cittadini e imprese, attuativo del Jobs Act, in vigore dal 24 settembre scorso, prevede che dal 1° gennaio 2017, l’aggiornamento e la conservazione dei dati contenuti nel Libro Unico del lavoro. Quest’ultimo sarà tenuto in modalità telematica presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, demandando ad un apposito decreto ministeriale (da emanarsi entro sei mesi dall’entrata in vigore della riforma) l’individuazione delle modalità tecniche per la tenuta e aggiornamento e la conservazione dei dati ivi contenuti.

 

Il Libro Unico del Lavoro deve essere tenuto da tutti i datori di lavoro privati, con la sola eccezione dei datori domestici, e deve riportare, per ciascun mese di riferimento ed entro il mese successivo, tutti i dati: il nominativo del lavoratore, codice fiscale, la qualifica, la retribuzione, l’anzianità di servizio.

 

Il decreto sulle semplificazioni ha modificato l’art. 39 del d.l. n. 112/2008 convertito dalla l.n. 133/2008, sostituendone il comma 7. Pertanto, salvo il caso di errore materiale, l’omessa o infedele registrazione dei dati che determina differenti trattamenti retributivi, previdenziali o fiscali è punita con la sanzione da 150 a 1.500 euro. Se la violazione si riferisce a più di 5 lavoratori ovvero a un periodo superiore a sei mesi, la sanzione sale da 500 a 3.000 euro; se i lavoratori coinvolti sono più di dieci ovvero il periodo è superiore a dodici mesi, sarà da 1000 a 6.000. La mancata conservazione del Libro unico del Lavoro per il termine prescritto, è, infine, punita con la sanzione pecuniaria amministrativa da euro 100 a euro 600 [1].

 

Il D.Lgs. n. 151 del 2015 in materia di lavoro all’estero ha previsto l’abrogazione della preventiva autorizzazione ministeriale per l’invio di lavoratori in Paesi esteri. In particolare, non è più richiesto il rilascio, da parte dell’Ufficio regionale del Lavoro del luogo di residenza, del nulla osta per l’assunzione dei lavoratori italiani, iscritti in un’apposita lista di collocamento. La Legge n. 398/87 disponeva che i datori di lavoro che intendessero assumere o trasferire lavoratori italiani da impiegare in Paesi esteri fossero tenuti a richiedere la preventiva autorizzazione al Ministero del Lavoro.

 

È stata, inoltre, abrogata l’autorizzazione prevista per l’impiego o il trasferimento all’estero di lavoratori italiani, specificando che le condizioni di lavoro sono già previste dalla normativa in vigore. Il contratto di lavoro dovrà prevedere, quindi un trattamento economico e normativo complessivamente non inferiore a quello previsto dai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative per la categoria di appartenenza del lavoratore; la possibilità per i lavoratori di ottenere il trasferimento in Italia della quota di valuta trasferibile delle retribuzioni corrisposte all’estero, fermo restando il rispetto delle norme valutarie italiane e del paese d’impiego; un’assicurazione per ogni viaggio di andata nel luogo di destinazione e di rientro dal luogo stesso, per i casi di morte o di invalidità permanente; il tipo di sistemazione logistica; idonee misure in materia di sicurezza.

 

Di dott. Vincenzo Russo


[1] L’Ispezione del lavoro dopo il Jobs Act.

 


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