Assoluzione per i reati fiscali passati: retroattive le nuove soglie
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14 Gen 2016
 
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Redazione
 


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Assoluzione per i reati fiscali passati: retroattive le nuove soglie

Si applica il favo rei alle condotte poste in essere in passato e ai giudizi ancora in corso per omessa presentazione della dichiarazione redditi e IVA, omesso versamento IVA e ritenute, dichiarazione infedele.

 

È ufficiale: chi ha commesso un reato fiscale negli scorsi anni e non ha ancora subìto una sentenza definitiva di condanna potrà essere assolto anche in secondo grado o in Cassazione se la condotta rientra nei limiti che sono stati “depenalizzati” dalla recente riforma fiscale approvata dal Governo entrata in vigore lo scorso 22 ottobre [1]. A mettere definitamente un punto sulla retroattività delle nuove soglie di punibilità di reati come l’omessa dichiarazione dei redditi o dell’Iva, l’omesso versamento dell’IVA e delle ritenute, o ancora la dichiarazione infedele è una importante sentenza di ieri della Cassazione [1].

 

La Suprema Corte ha, in buona sostanza, applicato il cosiddetto principio del favor rei che impone, in presenza di una successione di norme nel tempo, dove l’ultima è più favorevole al reo rispetto a quella precedente, l’applicazione del trattamento più lieve anche alle condotte poste in essere quando era ancora in vigore la disciplina più rigorosa. Ciò vale anche per i procedimenti ancora in corso, non chiusi con sentenza definitiva. Il che significa che chi abbia riportato una sentenza di condanna in primo grado (anche concordata) potrà fare appello e chi è stato condannato in appello potrà ricorrere in Cassazione per ottenere l’assoluzione. Più precisamente, la formula da preferire nel caso in questione è quella di un proscioglimento perché il fatto non sussiste. Una formulazione più ampia rispetto a quella “perché il fatto non è previsto dalla legge come reato”, tale da cancellare ogni rilevanza della condotta non solo in sede penale, ma anche nei giudizi civili. A mancare infatti è uno degli elementi costitutivi del reato.

 

Le nuove soglie di punibilità per i reati tributari sono dunque ufficialmente retroattive. A fare da apripista un contribuente condannato per i reati di dichiarazione fraudolenta e di dichiarazione infedele, condanna emessa a seguito di patteggiamento, ma successivamente oggetto di impugnazione. Nel frattempo, però, è stato approvato il decreto legislativo che riforma le sanzioni tributarie. Un intervento che ha conseguenze immediate anche su chi ha già affrontato il processo.

 

La sentenza, infine, chiarisce anche che il patteggiamento rappresenta un accordo relativo al solo profilo del trattamento sanzionatorio e non anche a quello relativo alla confisca “per il quale la discrezionalità del giudice si riespande come in una normale sentenza di condanna”, tanto che, anche se un’intesa con il pm c’è stata pure sul punto della confisca, il giudice non è obbligato a recepirlo.

 

La riforma

Ecco le nuove soglie di punibilità per come modificate dalla riforma:

 

REATO
VECCHIE SOGLIE
NUOVE SOGLIE
FORBICE DEPENALIZZATA
Omessa presentazione della dichiarazione redditi e dell’IVA
Da 30.000 euro in su Da 50.000 euro in su Evasioni da 30.000 a 50.000 euro
Dichiarazione infedele
Da 50.000 euro in su

Imponibile di 2mln di euro

Da 150.000 euro in su

Imponibile di 3mln di euro

Evasioni da 50.000 a 150.000 euro
Omesso versamento di ritenute certificate
Da 50.000 euro in su Da 150.000 euro in su Condotte da 50.000 a 150.000 euro
Omesso versamento IVA
Da 50.000 euro in su Da 250.000 euro in su Evasioni da 50.000 euro a 250.000 euro

 

 

Le novità per gli accertamenti dalla Legge di Stabilità

La legge di Stabilità elimina la possibilità di raddoppiare gli ordinari termini di accertamento in presenza di violazioni per le quali è stata presentata la denuncia penale per uno dei reati tributari contenuti nel decreto legislativo 74/2000. Inoltre, in sostituzione dell’attuale disciplina, dispone un ampliamento dei termini ordinari di rettifica delle dichiarazioni dei redditi e dell’Iva

 

In materia di reati

I poteri di accertamento vanno esercitati entro il 31 dicembre del 5° anno successivo o entro il 31 dicembre del 7° anno successivo in caso di dichiarazione omessa o nulla. La novità si applica a decorrere dal periodo di imposta 2016 con riferimento a Unico 2017.

La modifica comporta una serie di conseguenze anche di ordine pratico, a partire dal risolvere all’origine i dubbi applicativi ancora oggi esistenti sull’operatività dell’istituto del raddoppio dei termini

 

Le conseguenze

L’amministrazione finanziaria potrà usufruire per tutti gli accertamenti di maggiori termini – anche riguardanti violazioni irrilevanti penalmente – di maggiori termini, a prescindere dalla presenza o meno di un reato.


[1] Art. 2 d.lgs. n. 74/2000

[2] Cass. sent. n. 891/16 del 13.01.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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