Cassa previdenza da pagare anche per attività non professionali
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14 Gen 2016
 
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Cassa previdenza da pagare anche per attività non professionali

Se c’è un generico nesso con l’attività professionale scatta l’obbligo di pagare i contributi previdenziali.

 

Quante volte il professionista, nello svolgere attività non strettamente collegate con l’esercizio più tipico della propria professione, si è chiesto se, nella fattura, dovesse essere calcolata anche il contributo previdenziale dovuto alla Cassa di appartenenza. La risposta a questo interrogativo l’ha appena fornita il Tribunale di Bari [1], una soluzione che, certamente, non va incontro alle tasche della categoria. Secondo il giudice pugliese bisogna abbracciare una definizione ampia di “redditi professionali” e includervi anche tutte quelle attività comunque indirettamente riconducibili ad essa.

 

Secondo la sentenza in commento, dunque, al fine di stabilire se i redditi prodotti dal professionista siano assoggettabili alla contribuzione alla Cassa previdenziale di categoria, non deve infatti guardarsi soltanto all’espletamento delle prestazioni tipiche, ossia quelle attività riservate agli iscritti negli appositi albi, ma deve considerarsi anche l’esercizio di attività che, pur non professionalmente tipiche, presentino, tuttavia un “nesso” con l’attività professionale strettamente intesa, in quanto richiedono le stesse competenze tecniche di cui il professionista di norma si avvale nell’esercizio dell’attività professionale e nel cui svolgimento, quindi, mette a frutto (anche) la specifica cultura che gli deriva dalla formazione propria della sua professione.

 

Dunque, il concetto di “esercizio della professione” deve essere interpretato non in senso statico e rigoroso, bensì tenendo conto dell’evoluzione subita nel mondo contemporaneo dalle specifiche competenze e dalle cognizioni tecniche libero professionali. Una evoluzione, prosegue la sentenza, che ha comportato la progressiva estensione dell’ambito proprio dell’attività professionale, con occupazione, da parte delle professioni, di tutta una serie di spazi inesistenti nel quadro tipico iniziale.

 

Il caso specifico si riferisce a un ingegnere che contestava la richiesta di Inarcassa, ma – prosegue la sentenza – tale principio è valido per tutte le categorie professionali: avvocati, commercialisti e medici compresi.

 

 

Quando non si paga la Cassa di previdenza?

Stante così l’interpretazione dei giudici, quando allora – verrebbe da chiedersi – non si deve calcolare la Cassa di previdenza? Secondo il Tribunale di Bari, non scatta l’obbligo contributivo solo nel caso in cui non sia, in concreto, ravvisabile un intreccio tra tipo di attività e conoscenze tipiche del professionista.

 

Sullo stesso punto si era già espressa la Corte costituzionale [2] a proposito del contributo integrativo dovuto dagli avvocati e procuratori iscritti alla Cassa di previdenza; in quell’occasione la Consulta aveva affermato che, per “esercizio professionale” si intende anche la prestazione di attività riconducibili, per loro intrinseca connessione ai contenuti dell’attività propria della libera professione.

Anche la Cassazione [3] ha confermato tale tesi aggiungendo che è “la oggettiva riconducibilità alla professione dell’attività in concreto svolta dal professionista – ancorché questa non sia riservata per legge alla professione medesima e sia, quindi, altrimenti esercitabile – a comportare l’inclusione dei relativi compensi tra i corrispettivi che concorrono a formare la base di calcolo del contributo soggettivo obbligatorio e del contributo integrativo dovuti alle Casse di previdenza”, sempreché la competenza e le specifiche cognizioni tecniche di cui dispone il professionista abbiano influito sull’esercizio dell’attività [4].


La sentenza

TRIBUNALE DI BARI

SEZIONE LAVORO

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

il Giudice del Lavoro del Tribunale di Bari, dott. Angelo Pellegrini, all’udienza del 28.09.2015 tenuta in Bari ha emesso la seguente

SENTENZA

dando lettura della motivazione e del dispositivo ai sensi dell’art. 281 sexies c.p.c. nella controversia in materia di previdenza

TRA

Ab.Gi.

rappresentata e difesa dall’avv. A.Am.

– ricorrente –

CONTRO

Inarcassa – Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi professionisti in persona del legale rapp.te p.t.

rappresentata e difesa dall’avv. M.Lu. – U.Op. – resistente –
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso ex art. 442 c.p.c. depositato in data 06.06.2005, Ab.Gi., nata (…) ed ivi res.te, (…) conveniva in giudizio dinanzi questo Ufficio la Inarcassa – Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi professionisti in persona del legale rapp.te p.t. per ivi sentirsi accogliere le seguenti conclusioni: “1) in via preliminare disporre la sospensione

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[1] Trib. Bari sent. n. 4776 del 28.98.20015.

[2] C. Cost. sent. n. 402/1991.

[3] Cass. sent. n. 20670/2004.

[4] Cass. sent. n. 14684/2012.

 

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