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Lo sai che? Pubblicato il 14 gennaio 2016

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Lo sai che? Il creditore non può revocare il preliminare ma solo la vendita definitiva

> Lo sai che? Pubblicato il 14 gennaio 2016

Niente revocatoria sul compromesso: ci vuole il trasferimento della proprietà dell’immobile.

 

Tutte le volte in cui il debitore cede a terzi la propria casa o altri immobili (con una vendita, una donazione, un trust, ecc.) allo scopo di arrecare un pregiudizio ai suoi creditori (che così non avrebbero altri beni su cui soddisfarsi) tale atto può essere revocato: in pratica, il creditore cita il debitore in una causa (cosiddetta revocatoria [1]) volta a privare di effetti la cessione del bene. Ma perché si possa esercitare detta azione revocatoria è necessario che l’immobile sia uscito definitivamente dal patrimonio del debitore e, quindi, la proprietà risulti trasferita in capo all’acquirente. Pertanto non è possibile esercitare l’azione revocatoria di un semplice preliminare (o, come volgarmente chiamato, “compromesso”).

A chiarire tale aspetto è la Corte di Appello di Napoli con una recente sentenza [2].

Il contratto preliminare di vendita, dunque, non si può autonomamente impugnare con l’azione revocatoria prevista dal codice civile. Non è ammissibile la revocatoria di un preliminare: infatti, tale contratto – si legge nella sentenza – ha una portata dispositiva solo potenziale e futura e dunque non lede immeditatamente le ragioni dei creditori.

Peraltro, per esercitare l’azione revocatoria contro il contratto definitivo è necessario che il creditore dimostri due aspetti fondamentali:

– il carattere fraudolento della cessione del bene. Tale prova viene fornita dimostrando che il debitore non è titolare di altri beni che, se pignorati, garantirebbero al creditore di recuperare il proprio credito. La lesione delle ragioni del creditore va accertata con riferimento alla data della conclusione del contratto definitivo, poiché solo in quel momento si realizza il compimento di un atto dispositivo del patrimonio del debitore;

– la consapevolezza, da parte del terzo acquirente, del pregiudizio che tale vendita avrebbe arrecato al creditore del venditore. Insomma è necessaria la sua partecipazione alla pianificazione di tale pregiudizio. Ma, per verificare se sussista tale intento, bisogna avere riguardo al momento della stipula del contratto preliminare. La prova può essere data anche con presunzioni.

Dunque, l’azione revocatoria si esercita solo dopo la stipula del rogito notarile, ma il creditore deve dimostrare:

– che al momento della stipula del preliminare, l’acquirente era in grado di sapere che la vendita era finalizzata a frodare i creditori del venditore;

– che, al momento del definitivo, il venditore aveva lo scopo di frodare i propri creditori.

note

[1] Art. 2901 cod. civ.

[2] C. App. Napoli, sent. n. 4474/15 del 18.11.2015.

Sentenza Ruolo Generale n. 4138/2011

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

CORTE DI APPELLO DI NAPOLI

TERZA SEZIONE CIVILE

riunita in camera di consiglio nelle persone dei magistrati:

dr.ssa Rosa Giordano Presidente

dr.ssa Maria Teresa Mondo Consigliere rel./est.

Giulio Cataldi Consigliere

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile in grado di appello iscritta al n. 4138/2011 R.G.A.C. posta

in decisione all’udienza collegiale del 17-6-2015, con termini sino al 21-10-

2015 ai sensi dell’art. 190 C.P.C. e vertente

TRA

(A), C.F. … rappresentato e difeso dall’avv. …, CF …, con il quale elett.te

domicilia in …, alla via … n. .., giusta procura in calce all’atto di appello.

APPELLANTE

Contro

Fallimento (B) C.F. …, in persona del curatore fallimentare, rapp.to e difeso

dall’avv. … C.F. …, con il quale elett.te domicilia in … al …, presso lo

studio dell’avv. … C.F. …, giusta procura a margine della comparsa di

 costituzione, previa autorizzazione del G.D al detto fallimento, dott. … del

24.4.09.

(C) s.p.a. p. iva …, in persona del legale rappresentante, rappresentata e

difesa dall’avv. … CF. …, con il quale elett.te domicilia in … alla via …, n. ,

presso lo studio dell’avv. …, giusta procura a margine della comparsa di

costituzione.

APPELLATI- APPELLANTI INCIDENTALI.

Oggetto: appello avverso la sentenza n. 762/2011 del Tribunale di Nola.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E CONCLUSIONI

Con atto di citazione ritualmente notificato, il Fallimento della (B) citò

dinanzi al Tribunale di Nola (A) e l’(C) s.p.a. per sentir dichiarare

l’inefficacia ex art. 2901 c.c. del contratto di compravendita tra questi

stipulato il 20.02.2009 relativo ad un complesso immobiliare sito in … alla

via ….

A sostegno della domanda allegò: di essere creditore di una ingente somma

nei confronti dell’(A) che aveva dato luogo a due distinte azioni di recupero

conclusesi, in primo grado, presso il Tribunale di Salerno, con esito

favorevole per la massa dei creditori della (B) (entrambe impugnate); che la

vendita di cui chiedeva la declaratoria di inefficacia sarebbe stata posta in

essere per eludere la garanzia dei predetti creditori atteso lo stato di

impossidenza dell’(A); che la società (C) s.p.a. sarebbe stata consapevole e

partecipe del disegno fraudolento, essendo il suo amministratore delegato,

(D), non solo, germana del convenuto (A), ma anche debitrice della (B)

I convenuti citati si costituirono in giudizio, contestando l’assunto attoreo,

insistendo preliminarmente sulla sospensione del giudizio, attesa la non

definitività delle pronunzie rese dal Tribunale di Salerno e contestando

precipuamente, in merito, la conoscenza, da parte dell’(C) s.p.a., delle

vicende debitorie dell'(A).

Dedussero, inoltre, l’esistenza di un contratto preliminare opponibile al

concorso dei creditori, la cui precisa regolamentazione aveva conferito, al

successivo contratto definitivo, il carattere di un mero adempimento di un

debito scaduto, con le conseguenze di cui all’art. 2901 co.3 c.c.

Completata la fase istruttoria, il Tribunale decise la causa con sentenza n.

762/2011, con la quale accolse la domanda proposta dalla società attrice ai

sensi dell’art.2901 c.c. e dichiarò inefficace l’atto di comprevendita nei

confronti del predetto Fallimento; inefficacia condizionatamente

subordinata al passaggio in giudicato delle sentenze di condanna rese dal

Tribunale di Salerno ad istanza del Fallimento della (B) ed a carico di (A).

Compensò le spese di lite.

Con atto di citazione innanzi a questa Corte, notificato al fallimento il 21-10-

2011, (A) ha gravato d’appello la sentenza pubblicata il 29-03-11.

Argomentando a sostegno del gravame, hanno rassegnato le seguenti

conclusioni:

– Voglia l’adita Corte d’Appello, rigettata ogni contraria istanza, respingere,

in integrale riforma della sentenza appellata, le domande tutte proposte dalla

curatela in danno del Signor (A) e segnatamente sentire revocare la declaratoria di

inefficacia, subordinatamente condizionata, dell’atto di vendita per notar … del

20.02.2009, trascritto all’Agenzia del Territorio di Napoli il 27.2.2009 ai nn. …,

per i motivi tutti di cui al sopraesteso atto d’appello, con vittoria delle spese del

giudizio d’appello.



Il Fallimento “ (B)” si è costituito, resistendo al gravame e proponendo

appello incidentale, con il quale ha impugnato la compensazione delle spese

e ha concluso per il rigetto dell’appello, perché inammissibile,

improponibile, improcedibile e comunque infondato in fatto ed in diritto

nonché per la conferma della sentenza impugnata, salvo l’accoglimento

dell’appello incidentale, oltre condanna degli appellanti al pagamento delle

spese, diritti ed onorari del giudizio come per legge.

Con separato atto di appello, notificato al fallimento (B) il 21-10-2011, anche

la (C) s.p.a. ha proposto appello avverso la medesima sentenza chiedendo

l’accoglimento delle seguenti conclusioni: 1) Voglia l’adita Corte d’Appello,

rigettata ogni contraria istanza, respingere, in integrale riforma della sentenza

appellata, le domande tutte proposte dalla curatela in danno dell’(C) s.p.a. e

revocare la declaratoria di inefficacia, subordinatamente condizionata, dell’atto di

vendita per notar … del 20 febbraio 2009, trascritto all’Agenzia del Territorio di

Napoli il 27 febbraio 2009 ai nn. …, per i motivi tutti di cui al sopraesteso atto

d’appello;

2) sempre condannare il Fallimento, in persona del Curatore p.t., al pagamento delle

spese, diritti ed onorari del giudizio.

Disposta la riunione dei due procedimenti ed acquisito il fascicolo di I

grado, all’udienza in epigrafe indicata, sulle rinnovate conclusioni delle

parti, la causa è stata assegnata a sentenza, con concessione dei termini per

il deposito delle comparse conclusionali.

MOTIVI DELLA DECISIONE

  • 1. La decisione impugnata.

Il giudice di prime cure ha, preliminarmente, riconosciuto l’esistenza del

credito del Fallimento, in forza dei dispositivi delle sentenze rese dal

Tribunale di Salerno e del riconoscimento delle pendenza di tali giudizi da

parte dei convenuti.

Ha, quindi, escluso che l’esistenza del credito, condizionato all’esito dei

giudizi, precludesse l’esperimento dell’azione revocatoria o imponesse la

sospensione del giudizio.

Dato atto che il contratto definitivo stipulato nel 2009 era stato preceduto da

un preliminare stipulato il 31-5-2006, ha ritenuto che tale ultimo contratto

fosse opponibile alla massa dei creditori, in ragione di numerosi pagamenti

effettuati con bonifici causalmente identificati come correlati agli obblighi

nascenti dal preliminare e diverse negoziazioni di assegni.

Ha richiamato l’orientamento di legittimità, secondo cui sono soggetti a

revoca, ai sensi dell’art. 2901 c.c., i contratti definitivi stipulati in esecuzione

di un contratto preliminare, allorquando sia provato il carattere fraudolento

del negozio con cui il debitore abbia assunto l’obbligo poi adempiuto,

mentre il contratto preliminare non si presta ad essere autonomamente

impugnato. E, tuttavia, ha ritenuto di discostarsi da tale orientamento che

ha criticato, non ritenendo condivisibile l’affermazione secondo cui il

contratto preliminare di vendita avrebbe una portata dispositiva solo

potenziale e futura e ritenendo, invece, possibile procedere alla revoca di

un contratto preliminare.

Richiamando il potere-dovere del giudice di provvedere alla qualificazione

della domanda proposta in considerazione del contenuto sostanziale della

pretesa fatta valere, ha ritenuto che nella specie, in forza dei fatti e delle

deduzioni contenuti nella memoria introduttiva e nella successiva memoria

 ex art. 183 comma 6 c.p.c., la Curatela intendesse ottenere la pronuncia di inefficacia anche del contratto preliminare.

Quindi, nel merito, ha accolto le domande verificando: a) che i crediti

vantati dalla Curatela erano antecedenti, non solo al contratto definitivo, ma

anche allo stesso contratto preliminare; difatti, dalle relazioni del Collegio

sindacale della (B) depositate nella produzione attorea risultava che (A) era

debitore della società fallita per ingenti somme sin dal 2004; b) che la

sostituzione di assetti patrimoniali di tipo immobiliare contro acquisizione

di mero denaro concretizza in sé il pregiudizio, attuato con il contratto

definitivo, attesa la volatilità e l’occultabilità, di tale forma di ricchezza; c)

che, la consapevolezza, da parte dell’alienante, di arrecare un danno al

creditore istante fosse in re ipsa, in particolar modo per avere egli svolto la

funzione di presidente della società sportiva poi fallita e per essere stato

ripetutamente richiesto del pagamento degli ingenti suoi debiti; d) che,

anche relativamente all’acquirente, sussisteva l’elemento soggettivo, in

forza dello stretto rapporto di parentela tra alienante ed acquirente e della

medesima qualità di debitrice della (B) in capo alla (D).

Data l’obiettiva incertezza, derivante dalla complessa tematica di diritto

affrontata, ha ritenuto sussistenti gravi ragioni a sostegno della

compensazione integrale delle spese di causa.

  • 2. L’appello proposto da (A).
  • 2.1. Con un primo motivo di gravame, l’appellante principale,

richiamando la giurisprudenza di legittimità disattesa dal primo giudice,

critica la statuizione con cui il giudice ha ritenuto il preliminare di vendita

suscettibile di essere oggetto di revocatoria.



  • 2.2. Con altro motivo connesso al primo, denuncia la falsa applicazione della legge, per avere il Tribunale ritenuto revocabile l’adempimento di un

debito scaduto, discostandosi da orientamenti consolidati e costanti di

merito e di legittimità.

  • 2.3. Denuncia, poi, il vizio di ultra petizione in cui sarebbe incorso il

giudice di prime cure, per avere esaminato una domanda di revoca del

preliminare, laddove l’atto di citazione era rivolto solo avverso il contratto

definitivo e non anche avverso il preliminare.

  • 2.4. Con il quarto motivo di gravame, l’appellante principale denuncia la

falsa applicazione dei presupposti e delle condizioni cui la legge subordina

l’esperimento dell’azione revocatoria ordinaria, da parte del Fallimento.

A sostegno del motivo, riprende le critiche alla decisione del primo giudice

di ritenere revocabile il preliminare di vendita, nonostante si trattasse di un

atto non dispositivo.

  • 2.5. L’appellante denuncia, poi, la mancanza di adeguata motivazione in

merito all’evenus damni ed alla scientia fraudis del disponente, (A), e del terzo

acquirente in buona fede, spa (C).

Precipuamente l’appellante impugna la statuizione con cui il giudice

afferma che “dalle relazioni del collegio sindacale della (B) risulta che l’(A)

era debitore della società fallita per ingenti somme sin dal 2004” e rileva

altresì che la germana – (D) – non era affatto debitrice della (B), avendo

pagato, in data 15 marzo 2005, la somma di euro 144.607,93 a completa

estinzione del debito.

In relazione, poi, alla consapevolezza del danno in capo all’(A), l’appellante

sostiene che, al momento del preliminare, l’(A) non era a conoscenza degli

 ingenti crediti vantati dalla (B) nei suoi riguardi, atteso che i giudizi a cui fa riferimento la Curatela gli furono notificati solo in data 26 giugno 2007,

mentre il preliminare era stato sottoscritto in data 31 maggio 2006. Deduce,

inoltre, che non vi erano azioni in suo danno al momento della stipula del

preliminare, né alcun titolo concreto ed effettivo in base al quale egli poteva

ritenersi tenuto a corrispondere alcunché all’odierna appellata, in ragione

della carica sociale ricoperta.

  • 3. L’appello proposto dall'(C) s.p.a.

Anche la (C) s.p.a. impugna la sentenza emessa dal Tribunale di Nola, salvo

per la parte in cui il giudice di prime cure ha ritenuto il contratto

preliminare opponibile alla massa dei creditori.

  • 3.1. L’appellante si duole della contraddittoria motivazione della sentenza

in oggetto, in particolar modo, laddove il primo giudice ha valutato

incongruente ritenere che l’esecuzione d’un preliminare non fraudis potesse

per legge costituire adempimento d’un debito scaduto non revocabile.

  • 3.2. La sentenza sarebbe, inoltre, viziata – secondo l’appellante incidentale

– per violazione del principio di cui all’art. 112 c.p.c., atteso che il giudicante

ha interpretato le ragioni del Fallimento oltre la domanda proposta,

valutando l’inefficacia del contratto preliminare, per consequenzialmente

dichiarare l’inefficace del definitivo.

  • 3.3. L’(C) s.p.a. impugna, poi, la statuizione con cui il giudice ha ritenuto

sussistenti i presupposti per la declaratoria di inefficacia dell’atto di

compravendita, deducendo che gli elementi posti alla base della

declaratoria, in particolare la consapevolezza dell’acquirente di arrecare un

danno ai creditori del debitore alienante, sarebbero sforniti di un adeguato



sostegno probatorio, risultando, invece, documentato che l’(C) s.p.a. aveva provveduto alla corresponsione di un considerevole importo (superiore alla

valutazione stabilita nella perizia di stima redatta in relazione ad un mutuo

bancario richiesto dal venditore e rilevato poi dalla società acquirente), in

epoca antecedente alla intervenuta sentenza di fallimento della (B) e,

quindi, al sorgere del presunto credito da parte della Curatela.

Conclude, sostenendo che, alla data del preliminare, non vi erano elementi

concreti da cui poter rilevare la scientia damni dell'(A), né la

compartecipazione nella frode dell'(C) s.p.a. e precisando che tale

considerazione risulta avvalorata dal fatto che le pretese creditorie sono

ancora sub iudice.

  • 4. L’appello proposto dalla Curatela del fallimento della (B).

La Curatela appellata, resiste agli appelli proposti dalle controparti,

muovendo altre critiche alla statuizione del primo giudice.

  • 4.1. In primo luogo, deduce, in contrasto con quanto ritenuto dal

Tribunale, di non aver proposto revocatoria contro il preliminare, della cui

esistenza aveva avuto notizia solo nel corso del processo, stante la sua

mancata trascrizione.

  • 4.2. Denuncia, poi, l’erroneità del giudizio espresso dal primo giudice in

merito alla sussistenza di fatti idonei a stabilire con certezza la data di

stipula del contratto preliminare, e invoca, quindi, l’inopponibilità del

preliminare al fallimento.

Quindi, richiama, nel merito, le deduzioni e difese svolte in primo grado.

  • 4.3. Spiega, poi, appello incidentale avverso il regolamento delle spese

contenuto nella sentenza impugnata.



A sostegno del gravame deduce che il primo giudice ha ritenuto di compensare integralmente le spese del giudizio di primo grado sul presupposto dell’obiettiva incertezza derivante dalla complessa tematica di diritto, laddove detta complessità era stata creata dallo stesso Tribunale che si era voluto discostare da un consolidato orientamento della Suprema Corte.

  • 5. Esame dell’appello.

L’esame dei motivi di appello proposti va condotto secondo un criterio di

priorità di carattere sistematico.

  • 5.1. In primo luogo, va rilevata la fondatezza delle critiche che tutti gli

appellanti ( sub § 2.3, § 3.2 e § 4.1.) muovono alla qualificazione della

domanda operata dal primo giudice.

Con l’atto introduttivo della lite il fallimento della (B) si limitò a chiedere la

declaratoria di inefficacia, nei suoi confronti, dell’atto di vendita per Notaio

… del 20-2-89 n. … rep e n. raccolta … . Non fece alcuna menzione, invece,

del contratto preliminare che aveva preceduto l’atto oggetto della domanda,

giacché, come chiarito dallo stessa Curatela nella comparsa di costituzione

innanzi a questa Corte, nemmeno era a conoscenza dell’esistenza di tale

preliminare.

Ammesso che quella prospettata dal primo giudice possa ritenersi una

emendatio, va rilevato che nessuna emendatio fu operata nel primo termine

di cui all’art. 183, VI comma c.p.c., giacché nella relativa memoria, la

Curatela espressamente dichiarò di non dover precisare o modificare la

propria domanda e non rassegnò conclusioni diverse da quelle contenute

nell’atto introduttivo del giudizio. La sola considerazione, contenuta in



detta memoria, che “vuoi con riferimento al presunto contratto preliminare di compravendita, vuoi con riferimento all’atto di compravendita per notaio

… del 20-2-09, ricorrono i presupposti di cui ai nn. 1 e 2 del primo comma

dell’art. 2901 c.c. “ non è sufficiente a ritenere che la domanda di revocatoria

fosse estesa al preliminare.

  • 5.2. Prima di procedere all’esame degli altri motivi di gravame

rispettivamente proposti dall’appellante principale e dalla società (C), va

esaminato l’argomento sub § 4.2., con il quale la Curatela impugna il

giudizio espresso dal Tribunale in merito all’opponibilità del contratto

preliminare.

La Curatela contesta la ritenuta opponibilità del preliminare al fallimento,

facendo rilevare che le pattuizioni di detto contratto sono in parte diverse

da quelle di cui al definitivo e che i fatti che stabiliscono in modo certo la

data non possono essere anch’essi privi di data e in nessun caso possono

essere riconducibili ai soggetti del contratto stesso.

Tale critica, che si sostanzia in un motivo di appello sia pur non

specificamente enunciato come tale, non è idonea a ribaltare la statuizione

impugnata.

Il primo giudice ha formulato il proprio giudizio in base alla considerazione

che le condizioni in relazione al bene oggetto di disposizione e dei relativi

pagamento sono, nel definitivo, l’esatta riproduzione degli impegni

delineati nel preliminare. Ed ha, poi, aggiunto che la pattuizione del

preliminare era assistita da numerosi pagamenti effettuati con bonifici

causalmente identificati come correlati agli obblighi nascenti dal

preliminare e diverse negoziazioni di assegni, fatti questi che ha ritenuto



idonei: a) ad individuare un sicuro collegamento negoziale fra i due contratti; b) a far retrodatare la data di stipula del preliminare ad epoca

antecedente a quella del definitivo; c) a rendere certa la circostanza che il

contratto definitivo fosse stato stipulato quando l’obbligo a contrarre era già

scaduto.

A fronte della motivazione che sorregge la statuizione impugnata in merito

all’opponibilità del preliminare, la doglianza della Curatela è affidata alla

apodittica considerazione che le pattuizioni del preliminare sono in parte

diverse da quelle di cui al contratto definitivo.

La Curatela non specifica quali sarebbero le diversità non considerate dal

primo giudice e come tali diversità dovrebbero indurre ad escludere il

collegamento fra i due contratti.

In sostanza la Curatela, venendo meno agli oneri su di sé incombenti, affida

al giudice del gravame il compito di rilevare le differenze, a suo dire

agevolmente rilevabili dal raffronto dei due contratti.

A tanto si aggiunga che il contratto preliminare prodotto in primo grado

dalla società acquirente, (C) spa che lo ha opposto al fallimento che agiva in

revocatoria, non è stato prodotto innanzi a questa Corte, dato che la

predetta (C) spa non ha allegato al fascicolo di appello la propria

produzione di I grado.

Tale carenza si volge, nella specie, a svantaggio della curatela che,

invocando il confronto delle due scritture per ottenere il ribaltamento della

statuizione sul punto, avrebbe dovuto provvedere a depositare copia di

detto contratto eventualmente estratta dalla produzione della convenuta in I

grado.

In tal senso depongono i principi richiamati dal S.C. secondo cui Nel vigente

ordinamento processuale, il giudizio d’appello non può più dirsi, come un tempo,

un riesame pieno nel merito della decisione impugnata (“novum judicium”), ma ha

assunto le caratteristiche di una impugnazione a critica vincolata (“revisio prioris

instantiae”). Ne consegue che l’appellante assume sempre la veste di attore rispetto

al giudizio d’appello, e su di lui ricade l’onere di dimostrare la fondatezza dei propri

motivi di gravame, quale che sia stata la posizione processuale di attore o convenuto

assunta nel giudizio di primo grado. Pertanto, ove l’appellante si dolga dell’erronea

valutazione, da parte del primo giudice, di documenti prodotti dalla controparte e

da questi non depositati in appello, ha l’onere di estrarne copia ai sensi dell’art. 76

disp. att. cod. proc. civ. e di produrli in sede di gravame ( così Cass. Sez. U,

sentenza n. 3033 del 08/02/2013).

La Curatela, che impugna il giudizio del primo giudice in merito

all’opponibilità del preliminare, avrebbe avuto, quindi, l’onere di produrre i

documenti da cui riscontrare quanto posto a base del gravame.

Analoghe considerazioni vanno fatte per la deduzione con la quale la

Curatela deduce che i fatti che stabiliscono in modo certo la data di

stipulazione di un contratto non possono essere privi di data certa, né

riconducibili ai soggetti del contratto stesso.

Il primo giudice ha esaminato i documenti prodotti dalla (C) s.p.a. costituiti

da numerosi bonifici che – come si legge nella sentenza impugnata – erano

causalmente identificati come correlati agli obblighi nascenti dal

preliminare.

Nel limitarsi ad enunciare il principio per cui i fatti che stabiliscono in modo

certo la data di stipulazione di un contratto non possono essere privi di data

certa, né riconducibili ai soggetti del contratto stesso, la Curatela non muove

alcuna critica volta a ribaltare il giudizio del primo giudice, ad esempio

chiarendo perché i pagamenti riscontrati dal primo giudice, non siano

corrispondenti alle pattuizioni dei due contratti.

D’altra parte, va considerato, da un lato, che il giudizio del Tribunale, è

fondato su pagamenti di provenienza bancaria e non già dei soggetti del

contratto oggetto di revocatoria; dall’altro, che la mancata produzione

innanzi a questa Corte della documentazione già esaminata dal primo

giudice impedisce ogni altro esame della pur generiche critiche sollevate

dalla curatela.

  • 5.3. Per motivi di carattere sistematico vanno, quindi, esaminati i motivi

sub § 2.1, § 2.2, § 2.4 e § 3.1, tra loro intimamente connessi e tutti volti a

censurare la decisione del primo giudice di discostarsi dal consolidato

orientamento della giurisprudenza di legittimità in merito ai rapporti tra

preliminare di vendita e contratto definitivo ed ai presupposti per

dichiarare l’inefficacia di quest’ultimo ex art. 2901 c.c..

Benché il ragionamento sviluppato nella sentenza tragga le mosse dalla

ritenuta estensione della domanda di revocatoria al contratto preliminare (

estensione esclusa da questa Corte per quanto detto sub § 5.1.), dato che il

primo giudice, in dispositivo, ha dichiarato l’inefficacia del definitivo,

vanno esaminate le critiche mosse alla ritenuta ammissibilità della revoca

del preliminare, argomento da cui il primo giudice muove per motivare la

propria decisione.

Tali critiche sono fondate.

Il contratto preliminare di vendita ha una portata dispositiva solo

potenziale e futura. Esso, pertanto, non avendo portata immeditatamente lesiva delle ragioni dei creditori, non si presta ad essere autonomamente

impugnato, esplicando, piuttosto, nella vicenda fraudolenta oggetto della

previsione ex art. 2901 c.c., un’efficacia di antecedente causale di mero fatto.

Secondo il consolidato orientamento della S.C. non sono, poi, soggetti a

revoca ai sensi dell’art. 2901 cod. civ. gli atti compiuti in adempimento di

un’obbligazione (cosiddetti atti dovuti) e, quindi, anche i contratti conclusi

in esecuzione di un contratto preliminare o di un negozio fiduciario, salvo

che sia provato il carattere fraudolento del negozio con cui il debitore abbia

assunto l’obbligo poi adempiuto, essendo la stipulazione del negozio

definitivo l’esecuzione doverosa di un “pactum de contrahendo”

validamente posto in essere (“sine fraude”) cui il promissario non potrebbe

unilateralmente sottrarsi ( cfr., fra tante, Cass. Sez. 3, Sentenza n. 9970 del

16/04/2008).

A tanto consegue che, in tema di azione revocatoria ordinaria di un

contratto definitivo di compravendita di un bene promesso in vendita, la

sussistenza dell'”eventus damni”, rispetto al creditore procedente, va

valutata in riferimento al momento della stipula del contratto definitivo,

poiché, come dianzi detto, soltanto in tale momento si verifica il

compimento di un atto dispositivo del patrimonio del debitore.

Per contro, l’elemento soggettivo richiesto dall’art. 2901 cod. civ. in capo

all’acquirente va valutato in relazione al momento della stipula del contratto

preliminare, dovendosi contemperare, in ossequio alla “ratio” dell’azione

revocatoria, la garanzia patrimoniale dei creditori con l’affidamento del

terzo nello svolgimento della propria autonomia privata ( in termini, Cass.

Sez. 3, Sentenza n. 17365 del 18/08/2011).

Il primo giudice si discosta consapevolmente da tali consolidati principi

ritenendo, invece, che, come è possibile procedere alla declaratoria di

inefficacia di una garanzia, analogamente sia possibile procedere alla revoca

di un preliminare.

Il Tribunale, richiama la necessità di considerare il patrimonio anche nelle

sue proiezioni future e di evitare, quindi, un depauperamento anche solo

potenziale del patrimonio del debitore, ma non propone argomenti giuridici

volti a contrastare gli argomenti di carattere sistematico su cui si fonda il

richiamato orientamento della S.C.. che muove dalla considerazione della

portata dispositiva solo potenziale e futura del preliminare e del disposto

dell’art. 67 legge fall., che ricollega la consapevolezza dell’insolvenza al

momento in cui il bene, uscendo dal patrimonio, viene sottratto alla

garanzia dei creditori, rendendo irrilevante lo stato soggettivo con cui è

assunta l’obbligazione, di cui l’atto finale comporta esecuzione, salvo che ne

sia provato il carattere fraudolento (Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 21927 del

21/10/2011).

Né sussiste, a ben vedere, il corto circuito nel sistema di conservazione

delle garanzie patrimoniali che deriverebbe –secondo il Tribunale –

dall’affermazione della tesi della non revocabilità del contratto preliminare

che avrebbe, come conseguenza in sé, la irrevocabilità del contratto

definitivo stipulato decorso il termine previsto nel primo e alle condizioni

ivi indicate.

Ciò che cambia, in ipotesi di azione revocatoria proposta contro un

contratto di vendita stipulato in esecuzione di un contratto preliminare,

sono solo i presupposti richiesti per la revoca ai sensi dell’art. 2901 cod. civ.,

poiché, nel caso su richiamato, è necessaria la prova del carattere

fraudolento del negozio con cui il debitore abbia assunto l’obbligo poi

adempiuto. E tale prova – come chiarito dalla Suprema Corte- può essere

data, nel giudizio introdotto con la domanda revocatoria del contratto

definitivo, indipendentemente da un’apposita domanda diretta nei

confronti del contratto preliminare per sentirne dichiarare l’inefficacia (in

termini, Cass. Sez. 3, Sentenza n. 18528 del 20/08/2009), considerazione

quest’ultima che, peraltro, dimostra l’inutilità del tentativo censurato sub §

5.1. di estendere la domanda proposta dalla Curatela al contratto

preliminare.

Dunque, come chiarito dal SC. Qualora l’azione revocatoria, ai sensi dell’art.

2901 cod. civ., abbia per oggetto il contratto definitivo di vendita di un bene

promesso in vendita, la sussistenza dell’eventus damni rispetto al creditore

procedente va valutata rispetto al momento della stipula del contratto definitivo,

verificandosi solo in tale momento il compimento di un atto dispositivo del

patrimonio del debitore; mentre, l’elemento soggettivo richiesto dall’art. 2901 cod.

civ. in capo all’acquirente (nelle diverse configurazioni rilevanti secondo la

previsione legislativa), va valutato rispetto al momento della stipula del

preliminare, dovendosi contemperare, per rispettare la ratio dell’azione revocatoria,

la garanzia patrimoniale dei creditori con l’affidamento del terzo nello svolgimento

della propria autonomia privata ( Cass. sez. 3, sentenza n. 17365 del 2011).

L’orientamento del SC, condiviso da questa Corte, trae le mosse dalla

considerazione che l’azione revocatoria costituisce uno strumento di forte

impatto sull’autonomia privata a tutela delle ragioni creditorie, ma che tale

 ratio non arriva sino a basare il presupposto di operatività dell’azione solo su una considerazione oggettiva degli effetti dell’atto, dovendo, l’azione

revocatoria, rispettare, contemporaneamente, l’affidamento dei terzi nella

conclusione dell’atto. La tutela di tale affidamento- sostiene la S.C. -trova la sua

identificazione in uno stato soggettivo di buona fede che precipuamente viene

identificato nell’assenza dell’elemento del consilium fraudis. Si tratta in sostanza di

garantire l’operatività della tutela revocatoria solo in quanto essa sia in grado di

rispettare la tutela dell’affidamento del terzo nella possibilità di obbligarsi con la

stipulazione di un contratto cui ha interesse. Il momento rilevante ai fini della

valutazione della sussistenza di tale requisito soggettivo è quindi necessariamente

quello in cui si consuma la libera scelta del terzo. Nel caso in cui la vendita si

compia attraverso lo strumento del contratto preliminare non potrà che essere con

riferimento a tale contratto che la sussistenza del requisito soggettivo dovrà essere

valutata. È in questo momento infatti che va operata la valutazione di priorità della

tutela da accordare alla conservazione della garanzia patrimoniale per i creditori o

alla conservazione della scelta negoziale del terzo ( Cass. Sez. 3, sentenza n. 9970

del 2008).

  • 5.4. Passando all’esame del merito e, quindi, dei motivi con i quali gli

appellanti (A) e (C) s.p.a. contestano la sussistenza dei presupposti per

l’accoglimento della domanda proposta dalla Curatela, vanno, in primo

luogo, condivisi gli argomenti riportati in sentenza, secondo cui, ai fini

dell’accoglimento della revocatoria, non è necessaria l’esistenza di un

credito che sia giudizialmente accertato, potendo trattarsi, come nel caso di

specie, di un credito ancora sub iudice.

Deve condividersi anche l’affermazione secondo cui la sostituzione di

 assetti patrimoniali di tipo immobiliare contro acquisizione di mero denaro concretizza, ex se, il pregiudizio per i creditori, attesa la volatilità e

occultabilità di tale forma di ricchezza appena rilevandosi che, nella specie

l’(A) si è spogliato dell’intero suo patrimonio immobiliare.

Quanto all’elemento soggettivo, in ragione di quanto rilevato sub. § 5.3.,

l’esame della domanda proposta dalla Curatela va condotto accertando la

sussistenza dell’elemento soggettivo richiesto dall’art. 2901 n. 2 c.c. con

riferimento all’epoca in cui fu concluso il preliminare, con l’avvertenza che

l’elemento soggettivo richiesto dalla richiamata norma va ricercato in

relazione alle diverse configurazioni rilevanti secondo la richiamata

previsione legislativa.

Nella specie deve tenersi conto del fatto che il credito della (B) nei confronti

di (A) sussisteva, in parte rilevante, già all’epoca della stipula del

preliminare se è vero che, già nel 2004, il collegio sindacale sollecitava il

recupero di ingenti somme di denaro nei confronti dello stesso (A). Ed è

noto che il requisito dell’anteriorità del credito deve essere riscontrato in

base al momento in cui il credito stesso è sorto e non a quello successivo in

cui esso venga accertato con sentenza ( fra tante cfr. Cass. sez. 3, sentenza n.

17356 del 18/08/2011).

Per l’accoglimento della domanda di revocatoria del contratto di vendita

stipulato fra l’(A) e la (C) s.p.a. è, dunque, sufficiente la consapevolezza, da

parte della società acquirente, al momento della stipula del preliminare, del

pregiudizio che l’atto arrecava alle ragioni del creditore, seppur va rilevato

che precisi, univoci e concordanti elementi acquisti consentono di ritenere

che la società acquirente fosse anche partecipe della dolosa preordinazione.

A favore del carattere fraudolento del preliminare militano argomenti già valorizzati dal primo giudice che risultano immuni dalle censure sollevate

da (A) e dalla società (C) s.p.a.

Va ricordato infatti che, la prova della conoscenza che il debitore abbia del

pregiudizio delle ragioni creditorie, nonché l’esistenza di analoga

consapevolezza in capo al terzo o anche della sua partecipazione alla dolosa

preordinazione di pregiudicare il soddisfacimento dei creditori, può essere

fornita tramite presunzioni, il cui apprezzamento è devoluto al giudice di

merito. Il rapporto di parentela di per sé solo può essere più o meno

significativo in relazione al contesto in cui si colloca e assume, certo,

particolare rilievo laddove sia accompagnato dalla condivisione di attività

economiche e di collegamenti di carattere patrimoniale.

Nella specie, i documenti prodotti dal fallimento dimostrano che:

  1. a) da epoca anteriore al dicembre 2004 era emerso un debito di (A) nei

confronti della (B), tant’è che egli era stato sollecitato al pagamento della

somma di euro 244.640,37. Considerato che il credito vantato dalla Curatela

attiene a somme che egli avrebbe illegittimamente incassato dalla (B) egli,

inoltre, era ben consapevole della propria posizione debitoria nei confronti

di detta società; b) (D), sorella di (A), risulta sottoscrittrice, per la (C) spa, di

entrambi i contratti. La circostanza è stata accertata dal primo giudice in

base alla documentazione innanzi a lui prodotta e non è contrastata dai

documenti in atti, dato che, come ricordato, non è stato depositato il

preliminare, né gli altri documenti esaminati dal primo giudice. Peraltro, il

fatto che (D) fu nominata amministratore della (C) s.p.a. in data 6-6-2006

appena dopo la stipula del preliminare del 31-5-2006 non esclude il ruolo di

 rappresentante della società assunto nel citato preliminare secondo quanto accertato dal primo giudice; c) dalla visura della camera di commercio di Napoli si evince che, pur con

le diverse variazioni degli organi rappresentativi cui fu soggetta la (C) spa,

(A) e la sorella (D) (oltre che la madre, … ) avevano ruoli preminenti nella

società e che solo in data 6-6-2006 (A) cessava da tutte le cariche e qualifiche,

mentre la sorella (D) assumeva la carica di amministratore unico;

  1. d) la stessa (D) non era estranea alle vicende della (B) ed alla attività di

distrazione di somme di denaro posta in essere dal fratello. Infatti , nel

verbale del 12-12-2004, il collegio sindacale evidenziava a carico della stessa

(D), l’esistenza di una posizione creditoria della società per euro 144.607,93,

dava atto dell’invio di raccomandate finalizzate alla sollecita definizione

della posizione della stessa (D) e raccomandava il massimo impulso alla

procedura di recupero dei crediti.

Il ruolo assunto dallo stesso (A) nella società (C) spa fino al momento della

conclusione del preliminare, la presenza in detta società della sorella che

assumeva il ruolo di amministratore unico contestualmente alla dismissione

di tutte le cariche da parte di (A) avvenuta subito dopo la stipula del

preliminare, il fatto che la nominata (D) fosse coinvolta anche nelle vicende

della (B) e condividesse con il fratello attività economiche, sono tutti

elementi che inducono a ritenere che, al momento della stipula del

preliminare avvenuta allorché già sussisteva il credito azionato dalla

curatela, anche la società acquirente, e per essa colei che stipulò il

preliminare in rappresentanza di detta società, era a conoscenza

dell’esistenza del debito e del pregiudizio che l’atto di trasferimento

dell’unica proprietà di (A) avrebbe arrecato alle ragioni dei creditori. Va, in merito, rilevato che ciò che assume rilievo ad indentificare l’esistenza

dell’elemento soggettivo in capo alla (D) non è l’ammontare del suo stesso

debito nei confronti della (B), posto che, ai fini della verifica dei presupposti

della revocatoria dell’atto da lei stipulato come acquirente, la sua posizione

debitoria nei confronti della società alienante non assume particolare rilievo.

Rileva, invece, il fatto che il debito della (D) nei confronti della (B) fosse

relativo al c.d. “ … conto costituzione garanzia”, attraverso il quale furono

effettuati i prelievi illegittimi analiticamente riportati nella relazione di

consulenza tecnica del ctu, dott. …, depositata nel procedimento n.

7089/2007 innanzi al Tribunale di Salerno e allegata alla produzione della

Curatela.

Sussiste, quindi, l’elemento soggettivo con riferimento alla data di stipula

del preliminare, sia da parte del debitore, (A), che della (C) spa.

Deve rilevarsi, per completezza, che, mancando in atti le produzioni di

parte di primo grado della (C) s.p.a. e di (A) (produzioni che, come si

desume dal foliario delle produzioni di parte innanzi a questa Corte, non

sono mai state depositate in sede di gravame), mancano anche i contratti

preliminari che, secondo quanto dedotto in conclusionale da detti

appellanti, sarebbero stati conclusi con terzi e poi risolti prima della stipula

del preliminare per cui è causa.

Sia pur in base alla diversa impostazione giuridica ingiustamente disattesa

dal primo giudice, la sentenza impugnata va, quindi, confermata, con

rigetto degli appelli proposti da (A) e dalla (C) s.p.a.

  • 5.5. L’appello incidentale proposto dalla Curatela è fondato.

Il primo giudice, pur accogliendo la domanda del fallimento, ha compensato le spese in considerazione della obiettiva incertezza derivante dalla

complessa tematica di diritto sopra evidenziata.

Tale motivazione, anche alla luce del diverso orientamento

giurisprudenziale seguito da questa Corte, non è idonea a supportare una

revoca al principio della soccombenza. La definizione della controversia

avviene, infatti, in applicazione di consolidati principi della giurisprudenza

di legittimità.

L’appello va, dunque, accolto e, in riforma del regolamento delle spese

contenuto nella sentenza impugnata, (A) e la (C) s.p.a. vanno condannati, in

solido, al pagamento delle spese del primo grado di giudizio, liquidate in

dispositivo, in base alle tariffe professionali vigenti all’epoca della

definizione del primo grado di giudizio e al valore del credito posto a base

della domanda.

  • 5.6. In applicazione del principio della soccombenza, (A) e la (C) s.p.a.

vanno condannati, in solido, anche al pagamento delle spese del grado,

liquidate in dispositivo in base alla natura e al valore della controversia e

all’entità ed al numero questioni trattate, secondo i nuovi parametri fissati

dal DM 55/2014.

  1. Q. M.

La Corte di Appello, definitivamente pronunciando, sugli appelli proposti

da (A), dalla (C) s.p.a. e dalla Curatela del fallimento “(B), avverso la

sentenza n. 762/2011 del Tribunale di Nola, così provvede:

1) Rigetta gli appelli proposti da (A) e dalla (C) s.p.a.;

2) accoglie l’appello incidentale proposto dalla Curatela del fallimento “(B)

 e, per l’effetto, in riforma del regolamento delle spese contenuto nella sentenza impugnata, condanna (A) e la (C) s.p.a., in solido, al pagamento

delle spese del primo grado di giudizio che liquida in € 2365,00 per diritti di

procuratore, € 13.000,00 per onorari ed € 1160,23 per esborsi, oltre spese

generali, Iva e Cpa come per legge;

3) condanna (A) e la (C) s.p.a., in solido, al pagamento delle spese del grado,

che liquida, in € 17628,00 per compensi professionali, oltre spese generali,

IVA e CPA come per legge.

Così deciso in Napoli, addì 27 ottobre 2015.

IL CONSIGLIERE EST.

dott. Maria Teresa Mondo

IL PRESIDENTE

dott. Rosa Giordano

sentenza n. 4474/2015

depositata il 18 novembre 2015



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