Istanza di fallimento ammissibile anche se il credito è controverso
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15 Gen 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Istanza di fallimento ammissibile anche se il credito è controverso

L’istanza di fallimento è ammissibile anche se il credito è oggetto di causa non ancora definita: è sufficiente l’accertamento incidentale da parte del giudice fallimentare in merito alla legittimazione ad agire dell’istante.

 

Secondo una recente ordinanza della Cassazione [1], il fatto che il credito sia ancora controverso e oggetto di lite giudiziale non preclude la possibilità di chiedere il fallimento del debitore.

L’istanza di fallimento è comunque ammissibile nonostante non sia ancora pervenuto l’accertamento giudiziale definitivo. Ciò in quanto è sufficiente la probabilità di esistenza del credito, accertata anche solo incidentalmente dal giudice.

 

Nella pronuncia in questione si legge: “l’art. 6 legge fall., laddove stabilisce che il fallimento è dichiarato, fra l’altro, su istanza di uno o più creditori, non presuppone un definitivo accertamento del credito in sede giudiziale, né l’esecutività del titolo, essendo viceversa a tal fine sufficiente un accertamento incidentale da parte del giudice, all’esclusivo scopo di verificare la legittimazione dell’istante”.

 

Si tratta dell’orientamento costante della Cassazione secondo cui, ai fini della proposizione dell’istanza di fallimento, non occorre necessariamente un credito certo, liquido ed esigibile potendo lo stesso anche costituire oggetto di un accertamento incidentale da parte del giudice ai fini della legittimazione del creditore istante [2]. Ciò in quanto l’istanza di fallimento introduce ancora una fase a contenuto meramente processuale, tanto che se il creditore istante vuole essere ammesso al passivo deve presentare apposita domanda.

 

Dunque, nel momento in cui viene presentata un’istanza di fallimento relativa ad un credito controverso, il giudice non dovrà ritenerla automaticamente inammissibile ma dovrà effettuare, anche se in via sommaria e incidentale, una valutazione della fondatezza dei motivi di contestazione del credito; quest’ultima deve essere tale da escludere la legittimazione dell’istante e dunque l’ammissibilità della richiesta.


[1] Cass. ord. n. 163 del 8.1.16.

[2] Cass. sent. n. 12657/2014, sent. n. 1521/2013.

 


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