Quanti giorni di malattia spettano ai lavoratori a termine?
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16 Gen 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Quanti giorni di malattia spettano ai lavoratori a termine?

Contratto a tempo determinato e malattia: periodo di comporto, giornate indennizzabili, adempimenti del lavoratore e tutele previste.

 

Ho un contratto a termine: è vero che dopo la scadenza il datore di lavoro non deve più pagarmi la malattia?

 

Il contratto a tempo determinato, per quanto riguarda la disciplina delle assenze per malattia, presenta delle differenze rispetto al contratto a tempo indeterminato: in particolare, il trattamento è proporzionato ai periodi lavorati, e nessuna indennità di malattia può essere corrisposta una volta scaduto il termine.

Vediamo, in questo breve vademecum, com’è disciplinata la malattia nel contratto a termine, e quali sono le tutele per il lavoratore e gli adempimenti da effettuare.

 

 

Contratto a termine e malattia: periodo di comporto

Il periodo di comporto, cioè di conservazione del posto di lavoro, per il dipendente assunto a termine, non può:

 

– superare la durata del contratto (al cessare del rapporto di lavoro, cessa l’indennità di malattia);

 

– essere superiore a quello stabilito per i dipendenti a tempo indeterminato (stabilito dal contratto collettivo applicato).

 

 

Contratto a termine e malattia: indennità spettante

Il trattamento economico di malattia spettante per i lavoratori a termine deve essere calcolato con la stessa modalità prevista per la generalità dei dipendenti dal contratto collettivo applicato.

In pratica, si deve:

 

– moltiplicare la retribuzione media giornaliera (calcolata in modo differente per operai e impiegati)

 

– per la percentuale pagata dall’Inps (diversa a seconda del settore lavorativo e del periodo indennizzato: nella maggioranza dei casi, 0% per i primi 3 giorni, 50% dal al 21° giorno, ed il 66,66% dal 21° giorno sino al termine del periodo indennizzabile o della malattia)

 

– per il numero di giornate indennizzate.

 

I contratti collettivi prevedono, nella quasi totalità delle ipotesi, un’integrazione a carico del datore, sino a raggiungere il 100% della retribuzione; inoltre, per i primi tre giorni di malattia, la retribuzione è normalmente a carico del datore di lavoro (cosiddetto periodo di carenza).

 

 

Contratto a termine e malattia: durata del trattamento

Per i lavoratori a termine, l’indennità di malattia può essere corrisposta:

 

– per un periodo non superiore alla durata dell’attività lavorativa prestata nei 12 mesi precedenti alla malattia, comunque sino ad un massimo di 180 giorni nell’anno solare;

 

– per un periodo non inferiore a 30 giorni, qualora il lavoratore, nei 12 mesi precedenti alla malattia, abbia lavorato per meno di un mese;

 

– in entrambi i casi, per un periodo non superiore alla durata residua del contratto.

 

Per i lavoratori a termine del settore agricolo, l’indennità di malattia spetta:

 

– per tutti i giorni di durata dell’evento morboso, purché il lavoratore possa far valere almeno 51 giornate di lavoro in agricoltura nell’anno precedente (anche se a tempo indeterminato);

 

– per tutti i giorni di durata dell’evento morboso, purché il lavoratore possa far valere almeno 51 giornate di lavoro in agricoltura nell’anno in corso e prima dell’inizio della malattia.

 

In entrambi i casi, il periodo indennizzabile non può essere superiore:

 

– al numero di giorni di iscrizione negli elenchi dei lavoratori agricoli;

– ad un massimo di 180 giorni nell’anno solare.

 

 

Contratto a termine e malattia: adempimenti

Per avere diritto al trattamento di malattia, il lavoratore deve:

 

– innanzitutto, preavvertire il datore di lavoro dell’assenza;

 

– entro il giorno successivo dal verificarsi della patologia, recarsi dal medico curante o presso un medico convenzionato col Servizio Sanitario Nazionale;

 

– far inviare dal medico il certificato telematico all’Inps;

 

– farsi rilasciare dal medico il protocollo telematico del certificato;

 

– trasmettere il numero di protocollo al datore di lavoro, su richiesta, o se gli accordi lo prevedono;

 

– mettersi a disposizione del medico fiscale nelle fasce orarie di reperibilità.

 

 

Contratto a termine e malattia: visita fiscale

Gli obblighi relativi alla visita fiscale per i lavoratori a termine sono gli stessi previsti per la generalità dei lavoratori. Pertanto, si dovrà essere a disposizione del medico dell’Inps nelle seguenti fasce orarie:

 

– dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, se dipendenti di un’azienda del settore privato;

 

– dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18, se dipendenti pubblici.

 

La visita fiscale è però esclusa una volta cessato il termine del contratto, in quanto il lavoratore, dopo la scadenza, non ha più diritto all’indennità di malattia.

 

La visita è sempre esclusa anche nei seguenti casi: infortunio sul lavoro, invalidità per causa di servizio, patologia correlata al grado d’invalidità posseduto, ricovero ospedaliero, gravidanza a rischio.

 


Autore immagine: 123rf com

 


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